Psicomotricità bambini: cos’è e a cosa serve

Miriam Cesta A cura di Miriam Cesta Pubblicato il 22/09/2023 Aggiornato il 22/09/2023

La psicomotricità aiuta i bambini con difficoltà, intervenendo in varie aree: motoria, cognitiva e affettiva. Vediamo come funziona

La psicomotricità aiuta i bambini con difficoltà motorie, cognitive e affettivo-relazionali, ma può essere comunque utile nella crescita di tutti i bambini. Ecco come funziona

La psicomotricità per i bambini è una disciplina di cui oggi si parla molto. Nata in Francia negli anni Sessanta e diffusasi nel nostro Paese circa venti anni dopo, si occupa di promuovere lo sviluppo armonico della personalità del bambino, stimolando l’integrazione di diverse aree: motoria, cognitiva e affettivo-relazionale. Per capire come funziona esattamente la psicomotricità nei bambini e quali sono gli strumenti di cui si serve abbiamo intervistato uno dei massimi esperti del settore in Italia, Silvia Cattafesta, presidente del CoNAPP – Coordinamento nazionale delle associazioni professionali di psicomotricisti e di APPI, l’Associazione Professionale Psicomotricisti Italiani, e dal 2018 delegata per l’Italia dell’EFP, l’European Forum of Psychomotricity.

Psicomotricità bambini: cos’è?

Conosciuta soprattutto come disciplina per i bambini per accompagnarne lo sviluppo nel corso della crescita per migliorare o potenziare le capacità motorie, la psicomotricità nei bambini si occupa in realtà, parallelamente al potenziamento dell’ambito motorio, di favorire lo sviluppo anche delle capacità cognitive e affettivo-relazionali, compreso anche il saper riconoscere ed esprimere le proprie emozioni. Tutti i bambini possono essere affiancati da un percorso di psicomotricità nel corso della loro crescita: se un percorso di psicomotricità per bambini è, infatti, fondamentale per i piccoli  con specifiche difficoltà (comportamentali, dell’apprendimento, motorie legate alla coordinazione e al movimento, del controllo emozionale), anche bambini la cui crescita sembrerebbe essere del tutto fisiologica possono avere, a un certo punto e per diversi motivi, bisogno di un supporto professionale di questa tipologia. “Oggi vediamo tantissimi bambini con difficoltà di tipo relazionale e sociale a causa anche dell’eccessivo uso di dispositivi elettronici e dell’eccessiva esposizione ai social media”, spiega Cattafesta. “Notiamo inoltre una sempre più ridotta tolleranza alla frustrazione che innesca problematiche di tipo emotivo e comportamentale. Noi psicomotricisti interveniamo anche in questi casi, quando possono venirsi a creare nel corso della crescita disordini o piccole fragilità”.

Psicomotricità bambini: come funziona?

Sono molte le discipline che si occupano di accompagnare il bambino nella crescita, ma la psicomotricità lo fa attraverso due elementi fondamentali nell’età evolutiva: il gioco e il movimento, entrambe attività peculiari e molto amate dai bambini. “È osservando il modo in cui il bambino si muove e gioca che lo psicomotricista riesce a individuare le fragilità e a definire un progetto di intervento psicomotorio mirato”, spiega Cattafesta.

A cosa serve la psicomotricità per i bambini?

La psicomotricità per i bambini è molto utile non solo dal punto di vista di aiuto e supporto nel caso di bambini con difficoltà, ma soprattutto dal punto di vista preventivo. “Se sperimentata in età prescolare la psicomotricità nei bambini, attraverso il gioco e il movimento, aiuta i piccoli ad avere un percorso di crescita psico-fisica armoniosa, che favorisce lo sviluppo di competenze utili a un apprendimento soddisfacente, dinamiche relazionali sane e il riconoscimento e l’espressione delle proprie emozioni: tutte caratteristiche fondamentali per una crescita verso l’autonomia e l’indipendenza”, spiega l’esperta.

Come “aiuto e supporto” ai bambini che manifestano specifiche condizioni (difficoltà comportamentali, disturbi specifici dell’apprendimento, disturbi dello spettro autistico, tic, balbuzie, deficit sensoriali, difficoltà del controllo emozionale, impaccio, disprassia), per stabilire quale sia il migliore intervento da attuare lo psicomotricista osserva, oltre al bambino, anche il contesto familiare: “La famiglia è parte integrante per la presa in carico psicomotoria e pertanto deve essere coinvolta e partecipe. Solo dopo un colloquio con i genitori in cui si osservano le dinamiche e le interazioni familiari e alcuni incontri di osservazione del bambino lo psicomotricista sarà in grado di delineare un profilo psicomotorio del bambino il più preciso possibile, e definire di conseguenza l’intervento psicomotorio più efficace per lui”, precisa Cattafesta.

Psicomotricità nei bambini: non sempre l’intervento è individuale

Non sempre l’intervento di psicomotricità nei bambini è individuale: a volte, in base a ciò che emerge dalle osservazioni effettuate dallo psicomotricista, può essere utile progettare un intervento per due o tre bambini affinché siano ciascuno una risorsa per l’altro (per esempio un bambino che parla bene ma incontra difficoltà nell’ambito motorio può essere affiancato da un bambino che si muove bene ma ha problemi nell’esprimersi). A volte può essere indicato ideare interventi in piccoli gruppi (massimo 10 bambini), oppure coinvolgere nel progetto psicomotorio il papà o la mamma del bambino.

Psicomotricità nei bambini: dove si svolgono le sedute?

Il luogo in cui si svolgono le sedute di psicomotricità ha delle caratteristiche ben precise. “Il setting psicomotorio è costruito in modo specifico. Le varie aree che si trovano in una stanza di psicomotricità permettono, infatti, al bambino di ripercorrere il proprio percorso di crescita: c’è l’area dei materiali morbidi come tappeti, coperte, cuscini, che risulta molto rassicurante perché consente ai bambini di ricostruire le relazioni dei primissimi anni di vita con l’accogliente corpo materno. È un’area che solitamente piace molto anche ai bambini più grandi, nella quale si rifugiano nei momenti di stanchezza o disagio. Poi c’è l’area senso-motoria libera, per i piccoli dai 2 anni in poi, dove si può saltare, correre, ballare con la musica. C’è poi l’area del gioco simbolico, per i bambini dai 5 anni, corredata di diversi strumenti che permettono ai piccoli di fingere e di impersonare qualcun altro e dove i bastoni possono diventare spade, i mattoni delle costruzioni possono diventare sassi, i coni diventano cappelli di maghi e streghe. Poi c’è l’area cognitiva per i bambini a partire dai 6 anni, chiamata anche ‘area della realtà’, dove si può disegnare, lavorare con la pasta di sale o con il pongo, fare puzzle, giochi da tavola o con le carte, dunque giochi che coinvolgono maggiormente l’aspetto cognitivo o di espressione creativa”.

Quali sono gli esercizi di psicomotricità?

Parlare di “esercizi di psicomotricità” non è propriamente corretto, spiega l’esperta. “È molto importante sapere che in psicomotricità non ci sono “esercizi” “, precisa Cattafesta. “Ciò che viene proposto dallo psicomotricista sono esperienze e si chiamano “vissuti”, poiché sono personali, unici e irripetibili. Lo stesso gioco proposto a più bambini nello stesso momento verrà vissuto in modo differente da ognuno di loro e, al contempo, una stessa esperienza che verrà proposta due volte allo stesso bambino provocherà emozioni differenti prima e dopo, perché è qualcosa che ha già vissuto e che lo ha fatto crescere la volta precedente”. Le esperienze proposte, continua Cattafesta, “possono essere davvero le più svariate e nascono sempre dal bisogno e dalle peculiarità del bambino, oltre che dalla creatività e dalla personalità dello psicomotricista. Parlando di macro-aree, nella stanza di psicomotricità troveremo attività senso-percettivo-motorie (tra i più comuni: percorsi tattili e motori, giochi con la musica, travasi), attività espressivo-creative (tra i più noti: costruzioni, disegni, produzioni con svariati materiali, travestimenti e giochi di ruolo), attività simboliche (il “far finta di” e trasformare gli oggetti della stanza in qualcosa di diverso), attività di costruzione e di rilassamento. Tutte presentate con tecniche e metodologie specifiche che vertono sul dialogo tonico, sul movimento e sulla comunicazione non verbale”.

Esercizi di psicomotricità: cosa possono fare i genitori a casa?

Sebbene sarebbe molto utile avere una piccola guida di esercizi di psicomotricità da eseguire a casa, ciò non è possibile perché, spiega Cattafesta, “il setting delle stanze in cui si effettuano le sedute di psicomotricità e l’approccio attento ed esperto del professionista sono indispensabili per la buona riuscita dell’intervento di psicomotricità e dunque a casa, a differenza di quello che comunemente si crede, le sedute di psicomotricità non si possono replicare”. Certamente, è bene che il lavoro iniziato durante le sedute di psicomotricità  continui anche a casa per consentire al bambino di avere una continuità di stimoli virtuosi: “È per questo che lo psicomotricista fornisce ai genitori consigli di tipo psico-educativo per avvicinarsi al bambino e interagire con lui nel gioco e nella quotidianità e suggerisce specifiche attività da svolgere che saranno ovviamente personalizzate, ovvero tagliate su misura per il singolo bambino”, precisa l’esperta.

La psicomotricità per imparare a scrivere: è la grafomotricità

Un aspetto poco conosciuto della psicomotricità è che può essere di aiuto ai bambini in età da scuola dell’infanzia e fino ai primi anni della scuola primaria nel migliorare la propria capacità di scrittura. Si parla nello specifico di grafomotricità, una disciplina che parte dal movimento e dalla motricità globale (salti, corsa, rotolamenti, movimenti a tempo di musica, giochi di equilibrio) per arrivare a lavorare sulle eventuali difficoltà legate alla motricità fine attraverso attività creative ed espressive (manipolazioni, lavori su consistenze diverse, travasi, ecc). “Quello della grafomotricità è un approccio diverso da quello più conosciuto del pregrafismo, che lavora in modo mirato e ripetuto sui movimenti specifici che portano alla scrittura e implica la componente cognitiva”, spiega Cattafesta. “Nella grafomotricità non si usa quasi mai lo strumento grafico e non si fanno esperienze che coinvolgono esclusivamente gli arti superiori o, più nello specifico, la mano, ma si lavora sulle competenze psicomotorie che sono basilari e fondamentali per la scrittura: tono, equilibrio, postura, motricità, spazio, tempo, ritmo, lateralità (conoscenza dei lati destro e sinistro del corpo e uso abituale di un lato rispetto all’altro). Il bambino gioca e sperimenta, e gradualmente e senza accorgersi del lavoro che sta facendo con lo psicomotricista diventa sempre più competente e autonomo”.

 

 

 
 
 

In sintesi  

Favorisce lo sviluppo armonico della personalità del bambino stimolando l’integrazione delle aree motoria, cognitiva e affettivo-relazionale: è la psicomotricità, una disciplina arrivata in Italia dalla Francia 40 anni fa, che si occupa di individuare le difficoltà dei bambini – e intervenire sulle stesse – attraverso il gioco e il movimento.

 

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