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I piccoli incidenti domestici e le cadute durante il gioco sono tappe comuni nella crescita di ogni bambino. Tra le conseguenze più frequenti di questi eventi vi è la comparsa del classico rigonfiamento sulla testa, comunemente chiamato bernoccolo.
Dal punto di vista medico, non è altro che un trauma cranico di lieve entità, che provoca un ematoma.
Il rigonfiamento tipico del bernoccolo è causato dall’accumulo di sangue e liquidi, poiché la rottura dei piccoli vasi sanguigni, causata dall’impatto, non ha spazio per espandersi in quanto la pelle del cranio è molto vascolarizzata e poggia direttamente sull’osso.
Sebbene nella maggior parte dei casi si tratti di una condizione benigna, che si risolve spontaneamente, è fondamentale che i genitori e chi si prende cura dei minori sappiano riconoscere la natura del bernoccolo e, di conseguenza, agire con tempestività e correttezza.
Segnali d’allarme
Dopo il trauma, nelle successive 24-48 ore, è necessario monitorare il comportamento del bambino, spiega il dottor Leo Venturelli, pediatra di famiglia e responsabile dell’educazione alla salute della SIPPS.
Esistono specifici segnali che indicano la necessità di un controllo medico tempestivo. Tra questi:
- perde conoscenza, anche per poco
- vomita ripetutamente
- è molto sonnolento o difficile da svegliare
- è soggetto a convulsioni
- ha forte mal di testa che aumenta
- cammina male, è confuso o si comporta in modo insolito
- perde sangue o liquido chiaro da naso o orecchie
- ha un bernoccolo molto grande dopo una caduta importante, soprattutto se ha meno di 2 anni.
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Bernoccolo duro o molle
Il test del bernoccolo si basa essenzialmente sulla comprensione del tipo di rigonfiamento: se duro o molle.
- Un bernoccolo duro al tatto è generalmente la manifestazione classica dell’ematoma, che si sta formando sopra l’osso e tende a riassorbirsi gradualmente. In genere, non c’è da preoccuparsi
- Un bernoccolo molle, la presenza di un rigonfiamento fluttuante o che dà la sensazione di contenere liquido sotto la pelle richiede maggiore attenzione, specialmente nei lattanti sotto i 6 mesi di vita, poiché può essere associato a una quantità maggiore di sangue accumulato o a sottostanti fratture ossee. Se molle, bisogna prestare più attenzione, ma la consistenza in sé non implica immediatamente la necessità di andare al Pronto Soccorso: ci sono altri segnali da valutare attentamente.
Esiste però un’eccezione importante, allerta Venturelli. “Nei bambini molto piccoli (soprattutto sotto i 2 anni), un ematoma molto esteso e molle, che si allarga progressivamente, può essere un ematoma sottogaleale, evenienza rara dopo un trauma banale ma che richiede una valutazione medica.”
Cosa fare
Se il bambino è vigile, piange subito dopo il trauma, ma si consola facilmente e si comporta normalmente, il primo intervento ha l’obiettivo di limitare il gonfiore e lenire il dolore del piccolo.
Quindi si raccomanda di:
- applicare ghiaccio protetto da un panno per 10-15 minuti, ripetendo più volte nelle prime ore
- osservare il bambino nelle successive 24-48 ore
- evitare giochi movimentati quel giorno
- se compare uno dei sintomi di allarme, contattare subito il pediatra o recarsi in Pronto Soccorso.
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Quando andare dal Pronto Soccorso
Un bambino che si procura un bernoccolo va monitorato e consolato, aiutato nel superare il dolore e lo spavento. E in genere questo accudimento è sufficiente.
Tuttavia, non bisogna nemmeno sottovalutare l’episodio, perché in alcuni, ma rari, casi è necessario un consulto medico e recarsi tempestivamente in Pronto Soccorso.
La decisione di far visitare il bambino non dipende tanto dalla consistenza del gonfiore. Bisogna analizzare ulteriori fattori, quali:
- dinamica del trauma (Da quale altezza è caduto? Quanto è stato forte l’impatto?)
- età del bambino
- comportamento dopo il trauma
- presenza di sintomi di allarme.
“In conclusione un bernoccolo duro non garantisce che il trauma sia lieve e uno molle non significa automaticamente che sia grave. È il bambino, più che il bernoccolo, a dirci quanto è importante il trauma. La valutazione deve basarsi sull’età, sulla dinamica dell’incidente e soprattutto sui sintomi che compaiono dopo l’urto” conclude Venturelli.
In breve
Non basta verificare la consistenza del rigonfiamento, ma monitorare lo stato del bambino, valutando i vari segnali di allarme. Se presenti, è fondamentale rivolgersi al medico, in caso contrario, un po’ di ghiaccio e le coccole aiuteranno il piccolo a riprendersi rapidamente.
Fonti / Bibliografia
- https://sicupp.it/img_upload/dottoressa%20rosavitale/20191014129407061.pdf
- Se il bambino batte la testa - Meyer - Azienda Ospedaliero UniversitariaL'Azienda Ospedaliera Universitaria Meyer di Firenze si occupa dell'assistenza sanitaria dei bambini, della didattica e della ricerca scientifica in ambito pediatrico. Il Meyer è un ospedale ad alta specializzazione.
