Regressione del sonno dei bambini: a che età avviene e come sopravvivere al cambio dei ritmi circadiani

Alberta Mascherpa A cura di Alberta Mascherpa Pubblicato il 27/05/2026 Aggiornato il 27/05/2026

In concomitanza con lo sviluppo psicofisico, l’equilibrio del sonno può rompersi a più riprese. Sono fasi fisiologiche e transitorie: riconoscerle come un progresso nella crescita è fondamentale per affrontare il cambiamento con serenità.

Regressione del sonno dei bambini: a che età avviene e come sopravvivere al cambio dei ritmi circadiani

Può succedere che neonati e bambini, dopo aver acquisito una buona routine del sonno, con grande sollievo dei genitori, tornino ad addormentarsi con fatica, a svegliarsi di continuo diventando facilmente irritabili.

È quella che si definisce regressione del sonno, un evento che può ripresentarsi più volte nel corso della crescita, spesso in concomitanza con le tappe dello sviluppo. Si tratta di una condizione fisiologica, del tutto normale, ma non per questo meno preoccupante per i genitori: importante è affrontarla nel modo più sereno possibile, nella consapevolezza che la regressione rappresenta la normale reazione a un processo di crescita che impegna così tanto il piccolo da un punto di vista fisico e mentale da rendere difficile l’addormentarsi e il dormire.

Interpretare la regressione del sonno come un andare avanti piuttosto che un andare indietro e viverla come una fase transitoria, che in genere rientra nell’arco di qualche settimana, aiuta a non sentirsi frustrati: qualche piccolo accorgimento al momento della nanna può comunque venire in aiuto nel favorire il rilassamento e l’addormentamento del piccolo.

Le cause

La regressione del sonno viene concepita dai genitori come un passo indietro rispetto a una routine di addormentamento e di sonno che si riteneva avesse ormai raggiunto un buon equilibrio.

In realtà sarebbe da interpretare in modo contrario, cioè come un passo avanti nello sviluppo del piccolo: la regressione del sonno si manifesta infatti in genere quando il bambino si avvicina a una tappa importante della crescita, fisica, motoria, emotiva e neurologica.

Ogni qualvolta neonati e bambini si trovano infatti a fare un salto in avanti nella crescita percepiscono se stessi, gli altri e il mondo in modo diverso: si tratta di cambiamenti che necessitano di processi di adattamento che non sono mai del tutto “indolori” e che possono generare ansia con riflessi diretti sull’equilibrio del sonno.

Sintomi nel neonato

È facile accorgersi che il piccolo sta attraversando una fase di regressione del sonno. Dopo aver raggiunto un certo equilibrio, sia al momento di addormentarsi sia durante notte, si possono registrare:

  • difficoltà a prendere sonno la sera
  • frequenti risvegli durante la notte
  • rifiuto del sonnellino al pomeriggio oppure al contrario riduzione del sonno durante la notte e dilatazione di quello pomeridiano
  • irritabilità al risveglio e durante il giorno
  • frequenti crisi di pianto
  • riduzione delle ore di sonno

Regressione del sonno in base all’età

La regressione del sonno, per quanto risulti problematica sia per i piccoli che per i grandi, è un fenomeno del tutto fisiologico. Può manifestarsi a tutte le età, in modo diverso da piccolo a piccolo, ma in genere segue le tappe dello sviluppo.

Regressione a 3-4 mesi

È quella più comune, legata al fatto che attorno a questa età il piccolo comincia ad afferrare quello che lo circonda. Lo sforzo di coordinazione è tale che può influire sulla regolarità del sonno. Inoltre, in questo periodo il sonno neonatale evolve verso una strutturazione più matura, alternando fasi REM e NonREM.

Il passaggio a questi cicli fisiologici complessi destabilizza il bambino, causando frequenti risvegli al termine di ogni ciclo per la difficoltà di transizione tra gli stadi.

A 8 mesi

Verso il sesto, settimo mese i ritmi circadiani del bebè cominciano ad adattarsi all’alternanza luce-buio. Questo favorisce lo stabilizzarsi del sonno. Attorno all’ottavo mese però è forte l’ansia da separazione che porta il piccolo ad avere difficoltà soprattutto di addormentamento. Non si deve dimenticare inoltre che in questa fase spesso il piccolo viene inserito al nido, una novità che può agitare il sonno così come l’eruzione dei primi dentini.

A 12 mesi

La regressione del sonno in questa fase è legata ai grandi salti di crescita che avvengono attorno all’anno di età. I piccoli cominciano a camminare, ad esplorare l’ambiente e questo li rende più attivi, ma anche più eccitabili con inevitabili ripercussioni sul sonno.

Anche il rapido sviluppo cognitivo che caratterizza il periodo rende i piccoli più curiosi, attenti e vigili con difficoltà ad addormentarsi per il desiderio di continuare nelle attività che per loro durante la giornata rappresentano entusiasmanti novità. I piccoli sperimentano inoltre un senso di indipendenza che può renderli più restii a situazioni come il dormire vissuto come imposizioni. A questo si aggiungono i disturbi per la dentizione che rendono difficile il sonno.

A 15 mesi

In pieno sviluppo psicomotorio, i piccoli hanno grandi difficoltà nell’abbandonare le attività che stanno compiendo per dedicarsi al riposo.

Le ragioni della regressione del sonno in questa fase sono quindi praticamente identiche a quelle indicate per i 12 mesi, tanto che a volte si parla di una sorta di regressione prolungata che dai 12 mesi arriva ai 15. Va aggiunto poi il fatto che attorno a questa età molti piccoli abbandonano il sonnellino mattutino: la routine del sonno necessita quindi di un adattamento che richiede tempo.

A 18 mesi

I piccoli continuano a sviluppare nuove abilità psicofisiche, si impegnano in attività sempre più articolate e dilatate nel tempo: tutto questo determina una condizione di sovraeccitazione che interrompe la regolarità del sonno. Inoltre, persiste l’ansia da separazione mentre i cambiamenti nel ritmo dei pisolini contribuisce a rendere più irritabili e nervosi i piccoli.

A 2 anni

È il momento in cui i bambini compiono uno dei salti più significativi e complessi nello sviluppo iniziando a ragionare non più solo in termini concreti, ma anche astratti. 

È un’esperienza molto forte, che si accompagna a cambiamenti significativi anche a livello del linguaggio: i piccoli non solo imparano tanti vocaboli nuovi, ma iniziano a usare le parole per pensare e organizzare il mondo nella loro testa.

A questa età inoltre aumenta il bisogno di autonomia e in parallelo si fa sentire comunque forte la necessità di non sentirsi abbandonato ma protetto dai genitori. Sono tutte situazioni che impegnano in modo intenso il piccolo facendo vacillare l’equilibrio raggiunto nel sonno.

Come affrontarla

I problemi legati al sonno di neonati e bambini in genere determinano preoccupazione e ansia nei genitori, anche perché incidono in maniera diretta sulla qualità di vita degli adulti. In ogni caso per affrontare nel modo più sereno possibile la regressione del sonno, a qualunque età si presenti, è utile:

  • vivere la condizione per quello che è: i genitori dovrebbero sempre tenere presente il fatto che si tratta di un fenomeno del tutto fisiologico, non un capriccio del bambino e neppure il risultato di abitudini sbagliate che i grandi hanno messo in atto
  • non allarmarsi eccessivamente: la regressione del sonno è una fase transitoria che può durare dalle due alle sei settimane. Pensarla come un fenomeno da “spegnere” immediatamente rischia solo di far crescere l’ansia e la frustrazione: la pazienza è sempre una grande alleata
  • cercare di mantenere la routine serale: il rituale della buonanotte è rassicurante per i piccoli e li prepara al sonno. Ogni genitore può decidere il suo: l’importante è cercare di ripeterlo con regolarità anche quando il piccolo si mostra più irritabile e nervoso del solito. Non serve una rigidità estrema, ad esempio nel rispetto degli orari: occorre invece che il rituale diventi un momento di forte connessione tra l’adulto e il piccolo, in modo da rassicurarlo e aiutarlo così a rilassarsi e addormentarsi
  • creare un ambiente rassicurante: la stanza dove dorme dovrebbe rappresentare per il piccolo un luogo sicuro e rilassante. Oltre a controllare la temperatura che non dovrebbe mai essere né troppo calda né troppo fredda, si può predisporre una luce notturna e offrire al bambino un oggetto di transizione come un orsacchiotto o una coperta che favorisca il relax
  • non abbandonarsi alla frustrazione: è facile che succeda quando i piccoli continuano a svegliarsi di notte; così si rischia però di entrare in un circolo vizioso dove l’ansia dilatata dei genitori non fa che accrescere quella dei bambini. Oltre ad armarsi di una buona dose di pazienza è utile cercare di far riaddormentare il piccolo nel suo lettino tenendo la luce bassa e parlando, con tono pacato, per rassicurarlo
  • consultare il pediatra: è bene farlo quando la fase della regressione del sonno dura più di un mese e mezzo e soprattutto quando si notano forti segnali di irritabilità da parte del piccolo e quando si registra una difficoltà nello sviluppo.

Foto RDNE Stock project 

 
 
 

In breve

Anche dopo aver trovato una routine, i bambini possono soffrire di regressioni del sonno. Succede più volte durante la crescita, in concomitanza con le tappe dello sviluppo: fisico e mente sono così attivi che faticano a rilassarsi. Sono fasi normali e transitorie: vederle come un progresso aiuta a superarle con serenità.

 

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