Salute dei bambini: conta anche il contatto con la natura

Metella Ronconi A cura di Metella Ronconi Pubblicato il 14/08/2019 Aggiornato il 14/08/2019

Gli effetti benefici derivanti dal trascorrere il tempo in mezzo al verde si fanno sentire anche sulla salute dei bambini da adulti

Salute dei bambini: conta anche il  contatto con la natura

Meno greyness e più greenness per vivere il salute. Stare a contatto con la natura (foreste, ma anche giardini e parchi) ha effetti positivi sulla salute dei bambini e degli adulti: sia fisica, sia ancor più mentale. Un nuovo studio realizzato dall’Istituto per la promozione della salute globale (ISGlobal) di Barcellona suggerisce ora che il contatto con la natura che potrebbe avere un ruolo positivo contro il declino cognitivo.

Gli effetti cominciano durante l’infanzia

La ricerca, pubblicata sulla rivista International Journal of Environment Research and Public Health, è stata condotta su un gruppo di 3.600 adulti di quattro differenti città europee e ha rilevato come, gli adulti che nel corso della loro infanzia avevano trascorso meno tempo all’aria aperta, abbiano raggiunto punteggi più bassi nei test psicologici cui sono stati sottoposti. I ricercatori hanno tratto le informazioni relative all’esposizione al verde durante l’infanzia dai questionari compilati dalle persone cui era stato chiesto loro di indicare la frequenza delle escursioni nei boschi, le visite nei parchi cittadini e il tempo libero trascorso giocando in cortile. In più, è stata rilevata la loro sensibilità rispetto a questi spazi, tanto più alta quanto maggiore era stata la frequenza con cui ne avevano usufruito durante l’infanzia.

Meno stress e depressione

Gli esperti hanno indagato anche nel vissuto relativo al mese precedente all’esame, in particolare riguardo a nervosismo, depressione, livelli di energia e stanchezza. I punteggi peggiori sono stati rilevati tra coloro che, da bambini, avevano trascorso meno tempo all’aria aperta. Un risultato degno di riflessione in un’epoca in cui il 73 per cento della popolazione europea vive in aree urbanizzate; un tasso che, entro il 2050, dovrebbe crescere fino all’80 per cento.

La conferma italiana

A conclusioni simili è giunta anche una ricerca pubblicata sulla rivista Environmental Health e realizzata su un gruppo di bambini tra gli 8 e i 10 anni che vive a pochi chilometri da Palermo, un’area suburbana caratterizzata da numerose abitazioni, insediamenti commerciali e con la discarica cittadina ad appena due chilometri. Ai piccoli è stato chiesto di compilare un questionario per la valutazione dei sintomi respiratori, allergici e generali, per poi incrociarli con gli indicatori individuali di esposizione ambientale sia al «greenness» (livello di esposizione al verde) che al «greyness» (grigiore, indicatore delle aree cementificate), sia al biossido d’azoto. Uno scarso contatto con il verde è risultato associato a un più alto rischio di sintomi respiratori, oculari e generali (come cefalea e stanchezza) rispetto a quelli che abitavano in aree meno cementificate. A conferma che il contatto con la natura è importante per la salute dei bambini.

 

Da sapere!

L’associazione tra il greyness e la salute dei bambini ha evidenziato la necessità di una pianificazione urbana sostenibile e a misura di bambino, con soluzioni per aumentare il verde anche come strategia per ridurre l’inquinamento atmosferico e i suoi effetti.

Fonti / Bibliografia
  • IJERPH | Free Full-Text | Low Childhood Nature Exposure is Associated with Worse Mental Health in Adulthood | HTMLExposure to natural outdoor environments (NOE) is associated with health benefits; however, evidence on the impact of NOE exposure during childhood on mental health (MH) and vitality in adulthood is scarce. This study was based on questionnaire data collected from 3585 participants, aged 18–75, in the PHENOTYPE project (2013) in four European cities. Mixed models were used to investigate associations between childhood NOE exposure and (i) MH; (ii) vitality (perceived level of energy and fatigue); and (iii) potential mediation by perceived amount, use, satisfaction, importance of NOE, and residential surrounding greenness, using pooled and city-level data. Adults with low levels of childhood NOE exposure had, when compared to adults with high levels of childhood NOE exposure, significantly worse mental health (coef. −4.13; 95% CI −5.52, −2.74). Childhood NOE exposure was not associated with vitality. Low levels of childhood NOE exposure were associated with lower importance of NOE (OR 0.81; 95% CI 0.66, 0.98) in adulthood. The association with perceived amount of NOE differed between cities. We found no evidence for mediation. Childhood NOE exposure might be associated with mental well-being in adulthood. Further studies are needed to confirm these findings and to identify mechanisms underlying long-term benefits of childhood NOE exposure.
  • Associations of greenness, greyness and air pollution exposure with children’s health: a cross-sectional study in Southern Italy | Environmental Health | Full TextDue to the complex interplay among different urban-related exposures, a comprehensive approach is advisable to estimate the health effects. We simultaneously assessed the effect of “green”, “grey” and air pollution exposure on respiratory/allergic conditions and general symptoms in schoolchildren. This study involved 219 schoolchildren (8–10 years) of the Municipality of Palermo, Italy. Data were collected through questionnaires self-administered by parents and children. Exposures to greenness and greyness at the home addresses were measured using the normalized difference vegetation index (NDVI), residential surrounding greyness (RSG) and the CORINE land-cover classes (CLC). RSG was defined as the percentage of buffer covered by either industrial, commercial and transport units, or dump and construction sites, or urban fabric related features. Two specific categories of CLC, namely “discontinuous urban fabric - DUF” - and “continuous urban fabric - CUF” - areas were found. Exposure to traffic-related nitrogen dioxide (NO2) was assessed using a Land-Use Regression model. A symptom score ranging from 0 to 22 was built by summing affirmative answers to twenty-two questions on symptoms. To avoid multicollinearity, multiple Logistic and Poisson ridge regression models were applied to assess the relationships between environmental factors and self-reported symptoms. A very low exposure to NDVI ≤0.15 (1st quartile) had a higher odds of nasal symptoms (OR = 1.47, 95% CI [1.07–2.03]). Children living in CUF areas had higher odds of ocular symptoms (OR = 1.49, 95% CI [1.10–2.03]) and general symptoms (OR = 1.18, 95% CI [1.00–1.48]) than children living in DUF areas. Children living in proximity (≤200 m) to High Traffic Roads (HTRs) had increased odds of ocular (OR = 1.68, 95% CI [1.31–2.17]) and nasal symptoms (OR = 1.49, 95% CI [1.12–1.98]). A very high exposure to NO2 ≥ 60 μg/m3 (4th quartile) was associated with a higher odds of general symptoms (OR = 1.28, 95% CI [1.10–1.48]). No associations were found with RGS. A Poisson ridge regression model on the symptom score showed that children living in proximity to HTRs (≤200 m) had a higher symptoms score (RR = 1.09, 95% CI [1.02–1.17]) than children living > 200 m from HTRs. Children living in CUF areas had a higher symptoms score (RR = 1.11, 95% CI [1.03–1.19]) than children living in DUF areas. Multiple exposures related to greenness, greyness (measured by CORINE) and air pollution within the urban environment are associated with respiratory/allergic and general symptoms in schoolchildren. No associations were found when considering the individual exposure to greyness measured using the RSG indicator.
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