Scala di Bristol: in cosa consiste e quando preoccuparsi

Francesca Scarabelli A cura di Francesca Scarabelli Pubblicato il 07/08/2025 Aggiornato il 07/08/2025

Permette di classificare in maniera semplice la consistenza delle feci in modo da poter comunicare in maniera chiara e precisa eventuali problemi o cambiamenti al pediatra.

Scala di Bristol

La scala di Bristol è uno strumento diagnostico utile e intuitivo per la classificazione delle feci, sia per gli adulti che per i bambini, per individuare facilmente eventuali variazioni, problemi o campanelli d’allarme e comunicarli in maniera chiara ed efficace al proprio medico. Distingue sette livelli che vanno dalla forma solida alla diarrea acquosa, ognuno accompagnato da un numero crescente e da una rappresentazione grafica stilizzata.

La scala di Bristol deve il suo nome all’Università di Medicina di Bristol e al lavoro di due medici inglesi, Ken Heaton e Stephem Lewis, che proposero la definizione per la prima volta nel 1997.

Perché è importante

Permette di rendere oggettiva e univoca la classificazione delle feci, in modo da rendere facile individuare eventuali cambiamenti, problematiche o campanelli d’allarme o anche solo comunicare in maniera efficace con il pediatra o con il medico.

Le immagini stilizzate delle feci sono infatti associate ad un numero e ad una descrizione, quindi basterà indicare il numero che più si avvicina all’aspetto della massa fecale del bimbo per dare un’idea della situazione abbastanza chiara al pediatra. Può essere utile sia in caso di disturbi transitori e acuti sia per la valutazione quotidiana di bimbi con una patologia intestinale cronica oppure ricorrente.

I valori della scala di Bristol

La scala di Bristol distingue sette tipi di feci in base alla loro forma e alla loro consistenza. Il tipo 1, ad esempio, sono grumi difficili da evacuare, mentre il tipo 7 è costituito da feci acquose senza componente solida; il tipo ideale è il 4, a forma di serpente, morbido e facile da evacuare.

Tipo 1

Le feci si presentano sotto forma di grumi distinti tra di loro, secchi, frammentati e simili a noci, difficili da espellere. Questa tipologia è associata a stitichezza: il tempo di transito intestinale è molto lungo, il colon riassorbe molta acqua e quindi le feci si disidratano e compattano. Se la situazione si presenta spesso o si accompagna a gonfiore e dolore addominale è il caso di rivedere l’alimentazione, aumentare l’assunzione di acqua, fare più attività fisica ed eventualmente assumere dei probiotici.

Tipo 2

Si tratta di grumi agglomerati tra di loro, con un aspetto simile ad una salsiccia, ma dalla consistenza dura e irregolare; l’evacuazione richiede un certo sforzo. Si associa ad una stitichezza meno marcata rispetto a quella del tipo 1, ma il colon ha comunque assorbito troppa acqua, disidratando le feci. Anche in questo caso è bene rivedere la dieta aumentando il consumo di cibi ricchi di fibre e di alimenti prebiotici, bevendo più acqua e facendo più attività fisica, eventualmente assumendo un integratore che possa riequilibrare la flora batterica intestinale.

Tipo 3

Il tipo 3 consiste in feci allungate a forma di salsiccia con crepe in superficie, consistenti ma non dure. L’evacuazione è abbastanza facile: è tipica di un intestino che lavora in maniera accettabile ma che ogni tanto soffre di lievi rallentamenti. La situazione può essere migliorata con l’assunzione di una maggiore quantità di fibre e di acqua.

Tipo 4

Il tipo 4 è considerato la condizione ottimale: la massa fecale ha una forma lunga e uniforme, una consistenza morbida, senza crepe, e viene evacuata con facilità. In questo caso alimentazione, idratazione e movimento sono in equilibrio e garantiscono un funzionamento ottimale dell’intestino.

Tipo 5

Si presenta con frammenti morbidi e separati, con margini netti. Sono feci ben formate, ma dalla consistenza poco compatta e leggermente più liquida, facili da espellere. Sono sintomo di un transito intestinale leggermente troppo veloce, spesso legato ad una dieta molto ricca di fibre e ad una idratazione abbondante, ma possono indicare anche una reazione ad un cambiamento di dieta o ad un periodo stressante. In questo casi si può regolare lievemente l’apporto di fibre.

Tipo 6

Il tipo 6 si presenta con pezzi informi e separati, da bordi irregolari e frastagliati. L’evacuazione è facile, ma potrebbe essere urgente o accompagnata da crampi. In questo caso il passaggio nel colon è accelerato, tanto da non permettere l’assorbimento dell’acqua. È in genere segno di uno squilibrio del microbiota, spesso dovuto a intolleranze alimentari, infezioni leggere, uso di antibiotici o stress. Se è un episodio saltuario non deve comunque destare preoccupazione, ma se avviene frequentemente è il caso di consultare il proprio medico o il pediatra per valutare un’integrazione mirata.

Tipo 7

In questo caso le feci sono completamente liquide e prive di parti solide, spesso associate a urgenza e crampi. È sintomo di un transito troppo rapido nell’intestino, che non è quindi in grado di assorbire l’acqua. Si tratta di diarrea vera e propria, dovuta di solito a infezioni virali o batteriche, intossicazioni alimentari, intolleranze a glutine o lattosio, ma anche ad ansia, farmaci o patologie croniche intestinali. È importante reintegrare i liquidi persi e consultare il medico o il pediatra per valutare l’assunzione di farmaci appositi e di probiotici per riequilibrare la flora intestinale.

Segnali di allarme e quando preoccuparsi

La forma e la consistenza della massa fecale dipende prevalentemente dal tempo trascorso nel colon.

I primi due tipi individuati dalla scala di Bristol indicano uno stato di stitichezza più o meno grave dovuto ad una permanenza prolungata nell’intestino mentre, al contrario, i tipi 6 e 7 indicano un quadro di diarrea, in cui il passaggio nell’intestino è troppo rapido, soprattutto se si ha un aumento delle scariche nelle 24 ore.

Il tipo 4 è la tipologia ideale, mentre i tipi 3 e 5 ci si avvicinano. La consistenza, individuata tramite la scala di Bristol, è però solo uno dei fattori da valutare: per avere un quadro complessivo bisogna valutare anche colore, forma e frequenza.

Il colore cambia in base all’alimentazione, ma devono far scattare un campanello d’allarme feci rosso vivo (sangue non digerito), nere (sangue digerito) oppure bianco, in genere associate a patologie a carico delle vie biliari. La forma si può valutare sempre in base alla scala di Bristol, mentre il numero di evacuazioni è rilevante se si discosta da quello abituale.

In copertina foto di Elina Fairytale da Pexels

 
 
 

In breve

La consistenza della massa fecale e le sue variazioni possono essere segnali di qualche disturbo; la scala di Bristol propone una classificazione intuitiva per monitorare la situazione e per poter comunicare in maniera precisa con il pediatra.

 

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