Sport da contatto: attenzione ai danni cerebrali

Metella Ronconi Pubblicato il Aggiornato il 07/08/2018

I rischi aumentano se i traumi degli sport da contatto si ricevono da bambini. La colpa sarebbe di una proteina anomala che si accumula nel cervello

Sport da contatto e danni cerebrali: alcune discipline, come per esempio il rugby, possono rappresentare una seria minaccia per la salute del cervello. La rivista medica Nature ha lanciato un monito alle società sportive di tutto il mondo affinché si faccia più attenzione ai traumi concussivi (termine derivato dal verbo latino “concutere” che significa scuotere), ovvero le lesioni cerebrali traumatiche, che si verificano praticando sport da contatto e che possono avere conseguenze anche a lungo termine.

Maggiori rischi per i bambini

I ricercatori dell’Università di Boston avevano già messo in guardia i giovani che praticano football prima dei 12 anni: il timore era che il trauma potesse interrompere le tappe dello sviluppo neurologico che nell’adulto sono già concluse e che venisse indotta la cosiddetta tauopatia, cioè una demenza di tipo “tau” dal nome della proteina anomala che la caratterizza, accumulandosi nel cervello.

Tutti i trauma possono essere pericolosi

Il termine scientifico per indicare i traumi causati da scuotimenti eccessivi della testa è encefalopatia post-traumatica e può verificarsi quando si riceve una pallonata molto forte alla testa o un colpo violento al cranio. Il concetto di encefalopatia post-traumatica si è, però, evoluto: prima si cercava di identificarne l’origine in un trauma contusivo ben preciso. Poi si è cominciato a pensare che fosse sufficiente un trauma anche lieve ma ripetuto nel tempo. Adesso sembra che basti praticare uno sport da contatto o un’attività che “scuote” il cervello per trovare lesioni cerebrali anche nei giovanissimi.

 

 
 
 

Da sapere!

In Australia la National Rugby League ha introdotto una sperimentazione che prevede valutazioni di medici indipendenti quando i giocatori battono la testa. E anche la Fifa, la Federazione internazionale di calcio, si sta muovendo in questo senso.

 

 

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