Una tecnica all’avanguardia migliora la cura della tachicardia nei bambini

Roberta Raviolo A cura di Roberta Raviolo Pubblicato il 28/07/2021 Aggiornato il 28/07/2021

All’ospedale Bambino Gesù di Roma la cura della tachicardia nei bambini si effettua con una sofisticata tecnica di mappaggio che riduce le recidive

Una tecnica all’avanguardia migliora la cura della tachicardia nei bambini

Da alcuni anni, la cura della tachicardia nei bambini e anche negli adulti si effettua attraverso ablazione transcatetere con radiofrequenza. In anestesia, utilizzando un catetere, si raggiunge il cuore e si eroga una corrente elettrica ad alta frequenza e a bassa energia, che distrugge il tessuto con aritmia. In questo modo si risolve il problema, ma la tecnica tradizionale era caratterizzata da qualche complicanza e dalla possibilità che l’aritmia si potesse ripresentare. Da qualche tempo, però, per la cura della tachicardia nei bambini si può utilizzare una nuova tecnica di ablazione più precisa, sicura e risolutiva.

La cura della più frequente aritmia

La tecnica è stata messa a punto dagli esperti dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma e la sua validità è stata confermata da uno studio, pubblicato su Europace, la più importante rivista europea di aritmologia. Il metodo viene utilizzato per curare la tachicardia da rientro nodale, una delle più frequenti aritmie che si presentano nell’infanzia.
Si parte da un mappaggio tridimensionale dell’attività elettrica del cuore, con l’impiego di colori che permettono di individuare con precisione l’area su cui intervenire. In questo modo si crea una mappa del cuore, che ne riproduce sia l’anatomia sia l’attività elettrica. I colori permettono di visualizzare con chiarezza l’area del cuore sulla quale intervenire perché soggetta ad aritmia. Il catetere riesce, quindi, a intervenire in modo estremamente preciso solo dove è necessario.

Nessuna complicanza e poche recidive

Un altro vantaggio di questa nuova tecnica per la cura della tachicardia nei bambini è il fatto che, per produrre l’ablazione del tessuto, non si impiega la radiofrequenza ma la crioenergia o energia “fredda”. La crioenergia provoca il raffreddamento progressivo della zona soggetta ad aritmia, provocandone la necrosi per congelamento.
È più sicura perché dosabile, tanto che permette di monitorare gli effetti della procedura durante il trattamento. La nuova tecnica è stata utilizzata fino a oggi su più di 180 bambini, realizzando un successo del 97-98 per cento  rispetto all’80-85 per cento dell’ablazione tradizionale. Non si verificano complicanze e le recidive si aggirano sul 2 per cento circa rispetto al 12-15 per cento. Si tratta insomma di un risultato eccellente che aprirà nuove prospettive di cura.

 

 

 
 
 

Da sapere!

La tachicardia da rientro nel nodo atrio-ventricolare è una delle più frequenti tachicardie del bambino. Causa un improvviso aumento della frequenza cardiaca, cui segue una sorta cortocircuito. Il bambino può avvertire palpitazioni e vertigini, fino alla perdita di coscienza.

 

Fonti / Bibliografia

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