Videogiochi: la malattia dei nostri ragazzi

Silvia Finazzi A cura di Silvia Finazzi Pubblicato il 14/08/2018 Aggiornato il 14/08/2018

L’Organizzazione mondiale dalla sanità ha inserito il “gaming disorder” nell’elenco delle malattie. Ma davvero i videogiochi sono così pericolosi?

Videogiochi: la malattia dei nostri ragazzi

Una frangia di esperti lo ripete da anni: i videogiochi fanno male, possono compromettere lo sviluppo cognitivo e psicologico dei bambini e generano una serie di conseguenze negative. Ma ci sono anche molti esperti che non giudicano in maniera così dura i videogame, anzi ne riconoscono una certa utilità, se usati con buon senso e con determinate regole. Chi ha ragione? A quanto pare i primi: l’Organizzazione mondiale della sanità, infatti, ha etichettato ufficialmente i videogiochi come una malattia.

Sempre più diffusi

I videogiochi sono fra le attività preferite da molti bambini, ragazzi e anche adulti. Che siano sul cellulare, sulla Tv, sul tablet o su altri dispositivi non fa differenza: tante persone si divertono a giocare virtualmente nei modi più disparati. Secondo l’Oms, tutto questo sarebbe dannoso, tanto da aver deciso di inserire, dopo una lunghissima e complessa analisi, il “gaming disorder” nell’undicesima edizione della classificazione internazionale delle malattie (ICD-11) pubblicata nelle scorse settimane.

Causa sintomi e conseguenze importanti

Ma che cos’è il gaming disorder? Secondo l’Oms si tratta di una malattia ben precisa, con sintomi caratteristici: il controllo alterato sul gaming, la priorità sempre maggiore accordata ai videogiochi rispetto ad altri interessi, il desiderio e la necessità di giocare nonostante evidenti conseguenze negative. Non solo. Questa patologia, potrebbe avere ripercussioni nefaste: potrebbe, infatti,  avere impatti negativi evidenti su famiglia, aspetti sociali, educativi e lavorativi. L’Oms concentra l’attenzione anche sull’hazardous gaming, ossia il gaming nocivo: si tratta, in pratica, di quei videogame che inducono uno schema di comportamento che aumenta in maniera significativa il rischio di conseguenze dannose dal punto di vista della salute mentale e fisica del giocatore e/o delle persone a lui vicino.

Non tutti sono d’accordo

Questa la posizione ufficiale dell’Oms. C’è però chi sostiene che le ricerche che hanno portato a includere il gaming disorder all’interno dell’ICD (International Classification of Diseases) siano contestate e inconcludenti e che la decisione dell’Oms sia eccessiva. Sicuramente l’uso scorretto ed eccessivo dei videogiochi può associarsi a problematiche, come stati di ansia, depressione, dipendenza e incapacità di smettere. E sicuramente ci sono ragazzi ossessionati da questa forma di gioco, che assorbe gran parte del loro tempo e li porta a isolarsi. Ma non si può negare che molti videogiochi abbiano un valore educativo e in qualche caso didattico. Forse, come sempre, è tutta una questione di equilibrio: un conto è giocare poco tempo al giorno, magari dando la preferenza ai giochi più “intelligenti”, un altro è trascorrere gran parte della propria giornata a giocare alla guerra o ai ladri.

 

 

In breve

IL RUOLO DEI GENITORI

Per ridurre i rischi mamma e papà possono concedere l’utilizzo dei videogiochi, ma imponendo un limite di tempo() e facendo attenzione alla scelta di quali giochi proporre e quali evitare.

 

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