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Chiamata anche biopsia conica o escissione conica, la conizzazione uterina è un intervento chirurgico che permette di rimuovere il tessuto anomalo che riveste la cervice. Viene eseguito con procedure differenti, selezionate dal chirurgo, in caso di lesioni precancerose da HPV (Papilloma virus umano) di lesioni cancerose allo stadio iniziale.
La conizzazione della cervice evita infatti che le lesioni evolvano in un tumore invasivo. In base alla metodica di intervento scelta, bisturi, laser, crioterapia oppure LEEP – la procedura attualmente più seguita in quanto meno invasiva – la conizzazione della cervice può essere eseguita in anestesia generale o locale: nel primo caso si rende necessario un ricovero, nel secondo il rientro a casa viene previsto nella stessa giornata dell’intervento.
È naturale che dopo l’intervento di conizzazione si abbia un sanguinamento che può durare per oltre un mese. Se eseguita in modo corretto e delicato asportando solo la parte di tessuto interessata dalla lesione, la conizzazione non compromette la possibilità di una successiva gravidanza da programmare almeno sei mesi dopo la completa guarigione accertata dallo specialista.
Quando si fa l’intervento
La rimozione di una porzione di cervice a forma di cono, da cui il nome di conizzazione, è un intervento che viene eseguito come prevenzione nel caso di lesioni precancerose presenti a livello della cervice uterina. Se non trattate, infatti, queste lesioni possono evolvere in un tumore rendendo necessarie procedure più invasive come l’isterectomia.
La procedura viene impiegata principalmente per rimuovere le alterazioni precancerose della cervice causate dallo sviluppo dell’HPV.
Il papillomavirus umano (HPV) è un virus comune, che si trasmette attraverso la pelle e i contatti sessuali interpersonali. L’OMS, l’Organizzazione mondiale della Sanità, stima che circa l’80% della popolazione femminile e maschile si trovi ad essere esposta nel corso della vita al papilloma virus.
In circa il 20% dei casi, però, un’infezione da HPV può essere pericolosa se non mortale. Il vaccino rimane la migliore arma di prevenzione, ma nel caso venga rilevata una lesione da HPV l’intervento di conizzazione consente di fermare il processo di evoluzione verso un tumore invasivo.
Come viene eseguito
La quantità di tessuto che viene asportato durante una conizzazione dipende dall’estensione e dalla profondità delle alterazioni del tessuto cervicale.
Le tecniche per procedere sono diverse e vengono scelte dal chirurgo sulla base di diversi fattori:
- bisturi: si ricorre in genere a questo tipo di procedura quando il tessuto danneggiato si estende in alto e in profondità nel canale cervicale. È in ogni caso un metodo invasivo che può mettere a rischio la possibilità di una gravidanza futura anche per via di potenziali danni da sutura. Necessita di anestesia totale e ricovero ospedaliero di alcuni giorni
- laser: permette di vaporizzare il tessuto cervicale nel corso di un intervento eseguito in genere in anestesia locale e con rientro a casa il giorno stesso della procedura
- crioterapia: utilizza l’azoto liquido, che a temperature bassissime congela il tessuto e lo rimuove. Serve per asportare lesioni di lieve entità, ma la procedura viene scarsamente utilizzata per i lunghi tempi di guarigione
- LEEP: la loop electro excision procedure è il metodo ad oggi più usato per lesioni più o meno gravi. Permette infatti di rimuovere il tessuto cervicale anomalo attraverso una corrente elettrica in grado anche di bloccare il sanguinamento. È una procedura minimamente invasiva, indicata per le donne che desiderano una gravidanza. Si esegue in anestesia locale: il rientro a casa è previsto per il giorno stesso.
Conseguenze
La conizzazione è un intervento di routine, ma come tutte le procedure chirurgiche non è esente da rischi. Dopo la conizzazione uterina si possono avere:
- sanguinamento: l’intervento di conizzazione uterina prevede in genere un periodo post-operatorio di 30-40 giorni durante il quale avviene la completa cicatrizzazione della zona trattata. In questo arco di tempo è normale che si notino perdite di muco misto a sangue che cessano a completa guarigione
- infezioni da intervento chirurgico
- dolori addominali e crampi nei giorni successivi all’intervento
È importante dopo l’intervento seguire le indicazioni del chirurgo: in particolare è bene riprendere l’attività sessuale solo dopo la perfetta guarigione della parte.
Questo il calendario dei controlli da seguire scrupolosamente:
- un primo controllo colposcopico è previsto in genere a 40 giorni dall’intervento di conizzazione
- un pap-test viene eseguito più o meno a 90 giorni dalla procedura chirurgica
- controlli citologici con colposcopia dovrebbero essere eseguiti ogni sei mesi per un paio di anni dopo la conizzazione per escludere la presenza di recidive.
Gravidanza dopo una conizzazione
Quando viene eseguita in modo corretto e delicato, la conizzazione rimuove le cellule infettate dall’HPV e lascia il tessuto cervicale sano. Questo è basilare in previsione di una futura gravidanza: la cervice deve essere abbastanza solida da non mettere in pericolo il bambino con un allentamento e un parto prematuro.
La cervice ha infatti il compito importantissimo di sostenere il peso dell’utero in crescita durante la gravidanza, soprattutto nella seconda metà della gravidanza quando chiude l’utero e mantiene in posizione il feto. Le sue condizioni e la sua resistenza sono quindi molto importanti e dipendono dopo una conizzazione da quanto tessuto è stato rimosso e anche dalla procedura chirurgica scelta.
Una conizzazione eseguita correttamente e delicatamente non indebolisce la struttura della cervice e non preclude quindi automaticamente la possibilità di una futura gravidanza che in ogni caso si raccomanda di cercare dopo almeno sei mesi dalla procedura. Non ci sono per altro evidenze che una colonizzazione della cervice eseguita correttamente aumenti la possibilità di incontinenza della cervice e quindi di parto prematuro.
In breve
La conizzazione è un intervento chirurgico per rimuovere tessuti precancerosi dalla cervice uterina. Eseguita con bisturi, laser o tecnica LEEP, previene l’evoluzione in tumori invasivi. A seconda della metodica, prevede anestesia locale o generale. Se effettuata correttamente, non preclude future gravidanze, programmabili dopo la guarigione e il parere dello specialista.
