Covid-19: il virus non danneggia la fertilità maschile

Miriam Cesta A cura di Miriam Cesta Pubblicato il 09/06/2020 Aggiornato il 09/06/2020

È stato trovato nei testicoli il recettore per l’infezione da Covid-19, ma da solo questo fattore non mette in pericolo la fertilità maschile

Covid-19: il virus non danneggia la fertilità maschile

Nei testicoli degli uomini è presente il recettore per il nuovo coronavirus Sars-Cov-2, ma questo non significa che il Covid-19 possa essere un pericolo per la fertilità maschile. A rassicurare la popolazione è Carlo Foresta, direttore dell’Unità di Andrologia e Medicina della Riproduzione dell’azienda Università di Padova  e direttore del Centro di crioconservazione dei gameti maschili.

Per alterare la produzione di spermatozoi basta poco

Foresta spiega che per alterare la produzione di spermatozoi (processo noto con il nome di spermatogenesi) è sufficiente una semplice febbre o l’assunzione di alcuni farmaci: “È per questo che quando dobbiamo inquadrare un paziente – precisa – facciamo sempre esami del liquido seminale a distanza di un mese l’uno dall’altro”, spiega lo studioso.

I dubbi di alcuni studi

La notizia circolata il mese scorso riguardante il fatto che il recettore necessario all’infezione da Covid-19 sia stato trovato nei testicoli() ha creato non poco allarme in relazione a possibili danni alla fertilità maschile. Ma la scoperta, evidenziata da alcuni studi, non dà nessuna certezza e, come spiega una ricerca pubblicata su World Journal of Urology, eventuali modifiche alla fertilità maschile potrebbero essere legate alla risposta dell’organismo al virus e non direttamente alla sua presenza nel tessuto testicolare. “La questione principale – si legge nell’articolo – è se Covid-19 sia in grado di provocare danni ai testicoli e alla fertilità negli uomini. Non c’è una risposta definitiva e servirà un follow up dei pazienti maschi”.

 

 
 
 

Da sapere!

Il nuovo coronavirus risulta maggiormente letale per gli uomini rispetto alle donne. I motivi per cui questo accade possono essere diversi, spiega Foresta, “in parte legati alla diversità biologica di uomini e donne, in parte alle abitudini più presenti negli uomini: tabagismo, maggiori comorbidità, igiene personale meno attenta. E poi ci sono le modificazioni epigenetiche”. Attenzione, però: lo studioso precisa che “tutti questi elementi non rendono gli uomini più suscettibili all’infezione, ma giocano un ruolo sulle conseguenze dell’infezione stessa”.

 

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