A combattere l’endometriosi si inizia dalla gravidanza

Roberta Raviolo A cura di Roberta Raviolo Pubblicato il 22/03/2021 Aggiornato il 22/03/2021

Durante la gravidanza è importante evitare l’esposizione a inquinanti che possono causare alterazioni al feto. È anche un modo per combattere l’endometriosi

A combattere l’endometriosi si inizia dalla gravidanza

Secondo le stime dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, l’endometriosi riguarda 14 milioni di donne in Europa, tre milioni in Italia, oltre cinque milioni negli Usa. In tutto il mondo i casi sarebbero più di 150 milioni. L’incidenza si attesta tra il 7 e il 10 per cento delle donne in età fertile.  Eppure è proprio durante la gravidanza che si potrebbe fare qualcosa per combattere l’endometriosi. Secondo gli esperti infatti le origini di questa malattia vanno ricercate quando si è ancora nel grembo materno.

Varie teorie sull’origine

L’endometriosi è una malattia che consiste nella crescita, al di fuori dell’utero, di tessuto uterino, chiamato appunto endometrio. Questo forma cisti e aderenze in tube, vagina, perfino intestino, causando intensi dolori ed emorragie in corrispondenza delle mestruazioni e rendendo difficile il concepimento. Negli anni passati sono state avanzate molte ipotesi sull’origine dell’endometriosi. Ecco le più accreditate.

La genetica

Esisterebbe anche una predisposizione genetica a soffrire del problema tra le donne della stessa famiglia (nonne, madri, figlie, sorelle), come dimostra uno studio condotto a Oxford che ha individuato una serie di alterazioni genetiche nelle donne colpite da questa malattia. Inoltre, sarebbe coinvolto un sistema immunitario alterato: difese dell’organismo troppo efficienti causerebbero una produzione eccessiva di fattori responsabili di infiammazioni che potrebbero provocare l’endometriosi e altri disturbi di natura infiammatoria.

L’inquinamento

Inoltre, è sempre stato preso in considerazione il ruolo degli inquinanti ambientali. Alcune sostanze presenti nell’ambiente, se ingerite, inalate o assorbite attraverso la pelle si comporterebbero come gli estrogeni, provocando quindi una stimolazione ormonale. Le sostanze considerate responsabili sarebbero, per esempio, il nonylphenolo, contenuto in detersivi industriali, insetticidi e prodotti di cura personali, il bisphenolo, ceduto dai contenitori di plastica, gli alkylphenoli, prodotti dalla degradazione dei detersivi, oltre a sostanze presenti in prodotti cosmetici.

Uno studio su modelli animali ha provato che la somministrazione di sostanze inquinanti, i cosiddetti interferenti endocrini, sono in grado di oltrepassare la placenta e alterano il normale sviluppo dell’apparato genitale dell’embrione femminile determinando casi di endometriosi. Sarebbero circa 80mila i composti chimici in grado di generare effetti assimilabili agli estrogeni, ma mentre gli adulti hanno enzimi in grado di eliminarli, l’embrione li trattiene. È proprio questo a causare la formazione di cellule endometriosiche nei feti di sesso femminile. La malattia è asintomatica fino alla pubertà, quando gli stimoli ormonali ne provocano l’attivazione. Un’azione preventiva sull’assorbimento di sostanze inquinanti durante la gravidanza potrebbe essere un modo per combattere l’endometriosi e ridurre il rischio di sviluppare nel feto la malattia.

L’origine congenita

L’origine congenita dell’endometriosi è la teoria che riunisce in sé le precedenti e, al momento, sembra essere quella più credibile. Sarebbe da ricercare in un disturbo nella formazione dell’apparato genitale del feto femminile, per colpa di sostanze inquinanti in grado di oltrepassare la placenta. Evitare l’esposizione a queste sostanze sarebbe dunque la strada giusta per combattere l’endometriosi. È questa a oggi la teoria più accreditata nella ricerca delle cause della malattia, supportata da uno studio scientifico pubblicato dalla Fondazione italiana endometriosi, riportato nel libro ‘Endometriosis in adolescents: a comprehensive guide to diagnosis and management’ di C. H. Nezhat, appena pubblicato negli Stati Uniti. L’esperto italiano Pietro Giulio Signorile spiega che le analisi condotte su oltre 100 feti, purtroppo andati incontro ad aborto spontaneo, hanno evidenziato la presenza di cellule endometriali fuori dall’utero, in percentuale analoga ai casi di malattia nella popolazione adulta. Gli esperti sono partiti dalla convinzione che si tratti di una malattia genetica e che quindi la sua origine fosse da rinvenire nella formazione dell’apparato genitale del feto.

Che cosa fare in pratica

Proteggere il feto dal ruolo nocivo degli interferenti endocrini e, quindi combattere l’endometriosi, è possibile adottando alcune misure da mettere in pratica soprattutto nei primi sei mesi di gravidanza. Si dovrebbe per esempio ridurre l’utilizzo di detersivi in casa, soprattutto candeggina, insetticidi, ammorbidenti industriali. Attenzione ai bagni in piscina che necessariamente utilizzano molto cloro per ragioni di sicurezza igienica. Andrebbero preferiti alimenti organici per ridurre l’esposizione a pesticidi, Ogm e fertilizzanti. In generale è bene che la gestante eviti dolcificanti e glutammato monosodico, privilegiando una dieta naturale a base di frutta, verdura ben lavata, che comprenda tutti i nutrienti. Attenzione ai pesci di grandi dimensioni che possono contenere quantità di mercurio. Per cucinare, andrebbero usate pentole e padelle di ceramica e vetro, mentre gli avanzi dei cibi non vanno conservati nella plastica, ma in vetro o carta. Per bere e cucinare, impiegare sempre acqua depurata con filtri conservata in vetro e non in plastica. Infine per la cura del corpo andrebbero preferiti prodotti privi di metalli deodoranti artificiali o altre fragranze sintetiche. Anche nell’abbigliamento sono meglio i tessuti naturali.

 

 

 

 
 
 

Lo sapevi che?

L’endometriosi si può curare con i farmaci (per esempio alcuni ormoni) o con l’intervento chirurgico. La gravidanza è spesso difficile da ottenere, ma una volta in attesa i disturbi si riducono e anche durante l’allattamento sono meno intensi.

 

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