Fecondazione eterologa: molte coppie vanno ancora all’estero

Redazione A cura di “La Redazione” Pubblicato il 29/05/2015 Aggiornato il 29/05/2015

Da un anno la fecondazione eterologa può essere fatta anche in Italia. Mancano però le donatrici e anche procedure standardizzate. Ecco perché

Fecondazione eterologa: molte coppie vanno ancora all’estero

È trascorso più di un anno da quando la Consulta ha dichiarato illegittimo l’articolo che impediva alle coppie italiane di sottoporsi alla fecondazione eterologa. Nonostante ciò, ancora oggi in Italia questa tecnica è difficilmente accessibile. Se sulla carta le cose sono cambiate, infatti, nella pratica non sono stati fatti molti passi in avanti. Al punto che sono moltissime le persone che continuano a rivolgersi ai centri esteri.

La legge è cambiata un anno fa

Il 9 aprile del 2014 i giudici della Corte Costituzionale hanno “abbattuto” uno dei principali paletti della famigerata legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, quello che riguardava la fecondazione eterologa. In pratica, hanno stabilito che il divieto previsto fino a quel momento per tale procedura era illegittimo, permettendo di fatto alle coppie italiane con problemi di infertilità di ricorrere a un donatore esterno di ovuli o spermatozoi. Nella pratica, però, la situazione è rimasta quasi invariata. Prima della sentenza della Consulta le coppie italiane che volevano sottoporsi alla fecondazione eterologa erano obbligate a recarsi in centri esteri. Con l’abolizione del divieto, teoricamente, anche le strutture italiane si sarebbero dovute attrezzare per effettuare queste tecniche. In realtà, le cose non sembrano essere cambiate con “i centri che lamentano la scarsità di donazione di gameti soprattutto femminili e le coppie che in molti casi sono ancora costrette ad andare all’estero per esaudire il desiderio di un bebè” ha dichiarato l’avvocato Maria Paola Costantini.

Grandi differenze fra regione e regione

I problemi sono diversi. Il primo è rappresentato proprio dal numero esiguo di donatori, soprattutto di donatrici. Del resto, a oggi, non è chiaro se spetti loro un rimborso o se la donazione sia a titolo completamente gratuito. Ma non è l’unico dubbio. Sono ancora moltissime le incertezze e le domande senza risposta. Questo perché manca una linea d’azione comune e perché la situazione è a macchia di leopardo. “Il 27 marzo la Sicilia ha emanato un decreto per riconoscere un contributo economico anche per l’eterologa, ed è una delle poche. In Lazio, Campania, Calabria questo non è possibile. E ci sono Regioni in cui ancora non si è deciso niente ed è tutto bloccato, come il Piemonte” ha spiegato l’avvocato.

Ancora molti i dubbi

Al momento, le linee guida non sono ancora state aggiornate e non è stato stabilito se la fecondazione eterologa sarà inserita nei Livelli essenziali di assistenza (Lea), che stabiliscono le prestazioni e i servizi che il Sistema Sanitario Nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento del ticket. Oggi le coppie che vorrebbero sottoporsi a questo tipo di fecondazione possono ricevere risposte contrastanti a seconda dei centri cui si rivolgono, sia per i costi sia per le lista d’attesa sia per la reale fattibilità delle procedure.

 

 

 

In breve

I CENTRI PUBBLICI SONO IN DIFFICOLTA’

A oggi, le coppie che si sono rivolte ai centri pubblici italiani per la fecondazione assistita non hanno ancora avuto figli. Rispetto alla sentenza della Consulta, infatti, nella migliore delle ipotesi, sono trascorsi alcuni mesi prima di poter iniziare a effettuare le procedure, a causa di problemi burocratici. In molte strutture, la situazione è tutt’oggi incerta.

 

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