Fecondazione eterologa: numeri raddoppiati

Aumenta la percentuale di chi ricorre alla fecondazione eterologa, ma permangono alcuni ostacoli burocratici e legislativi

Le donne che utilizzano ovociti donati da altre per diventare madri sono quasi raddoppiate negli ultimi 10 anni in Inghilterra, come emerge dalle stime dell’Autorità per la fecondazione e l’embriologia umana (Hfea) del Regno Unito. In Italia, dove la fecondazione eterologa è consentita solo dal 2014, i dati parlano di circa 2.000 cicli effettuati con questa metodica nel 2015. Secondo i dati dei centri aderenti alla Società italiana di fertilità e sterilità e medicina della riproduzione (Sifes-Mr), anche da noi nel 2016 il numero è quasi raddoppiato.

Gameti esterni alla coppia

Per eterologa si intende quella fecondazione assistita che prevede l’uso di gameti esterni alla coppia, quindi spermatozoi di donatore, o ovociti di donatrice, o entrambi. L’arrivo della legge 40/2004, aveva di fatto vietato la fecondazione eterologa, per poi reintegrarla, a colpi di sentenze della Corte Costituzionale e della Corte Europea, nel 2014.

Carenza di donatrici

Ciò che ancora manca sono le donatrici volontarie di ovociti per cui, per effettuare la fecondazione eterologa, i centri specializzati acquistano gameti da banche estere. Fra i motivi, la mancata retribuzione delle aspiranti donatrici. Oltremanica sta, invece, aumentando la sensibilità nei confronti della donazione di ovociti, pratica cresciuta di circa un terzo nell’arco di tempo considerato. Secondo la legge inglese, le donatrici non possono essere pagate, come in Italia, ma possono ricevere un rimborso spese fino a 750 sterline a ciclo.

Più gettonata tra le over 40

In Inghilterra le donazioni non sono anonime. Ma bisogna considerare che non è consentito importare gameti, mentre da noi, a seguito della sentenza della Consulta, si può fare. Ed è ciò che sta consentendo di effettuare la fecondazione eterologa. Anche in Italia sono in crescita i cicli di fecondazione assistita da ovodonazione, così come la quota di donne che cercano un figlio più avanti con l’età, sempre più spesso dopo aver tentato con i propri ovociti con i quali, a 40-41 anni, hanno il 10% di chance di successo, contro il 40% con gli ovuli di una donatrice sotto i 35 anni.

Poco diffuso l’egg-sharing

Tuttavia in Italia esistono pochissimi centri con una certa quota di donatori di seme e ovociti: ci si affida a banche di gameti all’estero. Anche l’egg-sharing, cioè la condivisione di gameti fra coppie infertili, è diventato sempre più difficile da attuare, perché è stato limitato il numero di terapie ormonali a carico dello Stato.

 
 
 

Da sapere!

L’accesso alle procedure di fecondazione assistita in Italia è consentito soltanto a coppie di fatto, sposate o conviventi, eterosessuali con entrambi i partner viventi. Le single o omosessuali non possono richiederla.