Fecondazione eterologa: screening genetici e criteri più stringenti per i donatori

Roberta Camisasca A cura di Roberta Camisasca Pubblicato il 24/05/2019 Aggiornato il 24/05/2019

Chi vorrà donare i propri gameti per la fecondazione eterologa dovrà sottoporsi a esami clinici e rispondere a requisiti più restrittivi

Fecondazione eterologa: screening genetici e criteri più stringenti per i donatori

Screening genetici, più esami clinici e criteri più stringenti per la selezione di chi può fare la donazione di gameti per la fecondazione eterologa. È quanto prevede lo schema di Dpr approvato dal Consiglio dei Ministri, che recepisce la direttiva europea 2012/39/UE in materia di donazione di tessuti e cellule umani.

Una norma europea

Il Dpr potrebbe permettere di evitare il contenzioso in materia davanti alla Corte Ue per il mancato recepimento della normativa comunitaria, il cui termine era già scaduto il 17 giugno 2014. La direttiva, infatti, era stata recepita in Italia solo parzialmente, per via del divieto di fecondazione eterologa fissato dalla legge 40/2004. L’abolizione di tale divieto, stabilito dalla sentenza della Consulta del 2014 ha reso necessario l’ulteriore adeguamento da parte dell’Italia.

Boom di richieste

Dal 2015 al 2016, secondo i dati del registro nazionale sulla Procreazione medicalmente assistita, vi è stato un forte aumento delle tecniche che prevedono la donazione di ovuli e spermatozoi: in totale le coppie che hanno avuto accesso alla fecondazione eterologa sono passate da 2.462 a 5.450, + 121%.

Resta il problema della donazione

La donazione di gameti resta comunque un problema attuale. A oggi quelli disponibili per le aspiranti coppie italiane di genitori sono quasi esclusivamente di importazione e inoltre in Italia manca anche una precisa normativa in materia. Il testo approvato dal Cdm chiarisce i criteri, come età e storia sanitaria, con cui deve avvenire la selezione dei donatori di ovociti e spermatozoi. Sono, inoltre, indicati i test che dovranno effettuare per lo screening genetico relativo a malattie di cui il donatore potrebbe essere portatore sano. La disposizione prevede, infine, nel caso in cui il donatore venga a conoscenza di essere affetto o portatore di malattie trasmissibili presenti già all’epoca della donazione, che dovrà informarne tempestivamente la struttura presso la quale ha effettuato la donazione stessa.

Sia ovuli sia spermatozoi

La fecondazione eterologa con donazione di gameti (seme) è una metodica che può consistere in una inseminazione intrauterina con il liquido seminale di un donatore oppure nell’inseminazione in vitro di un ovocita con liquido seminale proveniente da un donatore. La fecondazione eterologa con donazione di ovociti, invece, prevede l’inseminazione di un ovocita proveniente da una donatrice e il trasferimento dell’embrione ottenuto nell’utero della partner della coppia ricevente.

 
 
 

Da sapere!

Secondo i dati dell’ultimo Congresso nazionale sulla fecondazione assistita, in Italia si registrano sempre meno nascite: 449mila nell’ultimo anno, 9mila in meno rispetto al 2017, ben 128mila in meno rispetto al 2008.

 

Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.

Calcola i tuoi giorni fertili

Calcola il tuo ciclo mestruale

Calcola il periodo di ovulazione

Gli Specialisti rispondono
Le domande della settimana

L’amore per la mamma è “automatico”?

01/03/2021 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Angela Raimo

L'amore che un piccolissimo prova per la madre è legato al fatto che è la madre a prendersi principalmente cura di lui.  »

Sull’intervallo tra due vaccini vivi attenuati

22/02/2021 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Leo Venturelli

La somministrazione di due vaccini vivi attenuati a una distanza inferiore alle 4 settimane può compromettere l'efficacia del secondo vaccino.  »

Iperattivita e prodotti omeopatici

16/02/2021 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Angela Raimo

L'iperattività (se di iperattività si tratta davvero) è segno di una malattia seria, non si può pensare di affrontarla con il fai-da-te.   »

Fai la tua domanda agli specialisti