Fertilità maschile: l’età conta, ma pochi lo sanno

Roberta Camisasca A cura di Roberta Camisasca Pubblicato il 17/10/2019 Aggiornato il 18/10/2019

Nove persone su dieci sanno poco di fertilità maschile e ignorano che la coppia in cui l'uomo ha superato i 35 anni ha più difficoltà ad avere figli

Fertilità maschile: l’età conta, ma pochi lo sanno

È ancora scarsa la consapevolezza degli italiani sul ruolo dell’età nella fertilità maschile. Eppure i dati non lasciano dubbi. È ancora molto – troppo – radicata l’idea che ai fini del concepimento e del buon esito della gravidanza conti solo l’età della mamma.  È quanto emerge dallo Studio nazionale fertilità promosso dal ministero della Salute e coordinato dall’Istituto superiore di sanità.

La confusione regna sovrana

Guardando al campione di 21.217 persone di età 18-49 anni, solo il 5% si dice consapevole che le possibilità biologiche per una donna di avere figli iniziano a ridursi già dopo i 30 anni; mentre il 27% pensa che questo accada intorno ai 40-44 anni. La consapevolezza che l’età giochi un ruolo importante anche per la fertilità maschile sembra persino minore: l’87% fornisce una risposta inadeguata (oltre i 45 anni) o non sa dare alcuna indicazione. Non va meglio tra gli studenti universitari: per 4 su 10 non esiste un orologio biologico maschile, uno su 10 dichiara di non saperlo e il resto quasi sempre ritiene che abbia tempi più lunghi rispetto a quelli biologici.

Orologio biologico anche per lui

Un uomo produce spermatozoi ininterrottamente per tutta la vita – dalla pubertà fino alla vecchiaia – e perciò è portato erroneamente a pensare che il suo potenziale riproduttivo non sia soggetto a cali o variazioni. Niente di più sbagliato: l’orologio biologico esiste anche per gli uomini. Il passare del tempo può ossidare gli spermatozoidi e ridurne in tal modo la capacità fecondativa. A partire dai 30 anni, inoltre, il testosterone cala dell’1% ogni anno.

Quando concepire

L’età biologica più adatta ad avere figli va da 20 a 30 anni, concludono gli esperti; tuttavia, i numeri raccontano che in Italia gli uomini iniziano a pensarci tra i 35 e i 40 anni. C’è una bassa consapevolezza del ruolo giocato dall’età nella fertilità maschile, con aspettative di poter avere figli anche in età molto avanzata.

Le cause dell’infertilità

Uno studio pilota condotto anche in Italia da Institut Marquès ha stabilito che il 65,6% della popolazione maschile non soddisfa i criteri di normalità del seme stabiliti dall’Organizzazione mondiale della sanità, sia in termini di numero sia di mobilità degli spermatozoi. Oltre alle cause note – tabacco, stress, abuso di alcol, droghe, obesità, inquinamento – a minare la fertilità maschile concorre l’invecchiamento dell’apparato riproduttore.

 

 

 

Da sapere!

La ricerca ritardata della paternità fa salire il numero di aborti spontanei, dovuti all’eccessiva frammentazione del Dna nel seme.

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