Fertilità maschile: l’età conta, ma pochi lo sanno

Roberta Camisasca A cura di Roberta Camisasca Pubblicato il 17/10/2019 Aggiornato il 17/10/2019

Nove persone su dieci sanno poco di fertilità maschile e ignorano che la coppia in cui l'uomo ha superato i 35 anni ha più difficoltà ad avere figli

Fertilità maschile: l’età conta, ma pochi lo sanno

Fertilità maschile, questa sconosciuta. È altissima la percentuale di chi ignora che l’età gioca un ruolo chiave nei progetti di famiglia, non solo per la donna ma anche per il futuro papà. Stando ai risultati dello Studio nazionale fertilità promosso dal Ministero della salute e coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, ben nove persone su dieci ignorano questa importante informazione e non sono consapevoli del fatto che se l’uomo ha superato i 35 anni di età, potrebbe incontrare delle difficoltà nel diventare padre.

La confusione regna sovrana

La produzione fisiologica di spermatozoi prosegue per tutta la vita dell’uomo, dalla pubertà alla vecchiaia, ma è soggetta a un calo naturale, parallelamente all’invecchiamento. Purtroppo però molti maschi non lo sanno e pensano, sbagliando, che il loro potenziale riproduttivo sia immutabile per sempre. Le ricerche invece smontano questa falsa credenza, sottolineando come il passare del tempo possa far invecchiare gli spermatozoi tagliando drasticamente la capacità fecondativa del seme. Dai 30 anni in poi, il calo dell’ormone testosterone è pari all’1% all’anno.

Orologio biologico anche per lui

Solo il 5% delle più di 20mila persone ascoltate, è risultato consapevole che l’orologio biologico femminile subisce un pesante impatto già dopo i 30 anni, mentre il 27% ritarda questo momento di 10 anni o più. La consapevolezza che l’età giochi un ruolo importante anche per la fertilità maschile risulta invece più bassa: l’87% pensa che questo impatto negativo si verifichi dopo i 45 anni o non sa rispondere alla domanda. Per 4 giovani studenti dell’università su 10 invece l’orologio biologico maschile non esiste affatto: se il 10% dichiara di non saperlo, la quota restante attribuisce alla fertilità maschile tempi più lunghi.

Quando concepire e le cause dell’infertilità

Per quanto riguarda l’Italia, il 65,6% dei maschi non presenta spermatozoi adeguati né in termini quantitativi che qualitativi, secondo requisiti stabiliti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. I dati sono dell’ Institut Marquès. Fumo, stress, abuso di alcol, droghe, obesità, inquinamento giocano un ruolo importante, ma non è trascurabile l’impatto dell’invecchiamento sulla preservazione della fertilità maschile. L’età ideale? Da 20 a 30 anni, secondo le stime scientifiche. Purtroppo i maschi italiani cominciano a progettare la paternità più tardi, tra i 35 e i 40 anni.

 

 

 
 
 

Da sapere!

La ricerca ritardata della paternità fa salire il numero di aborti spontanei, dovuti all’eccessiva frammentazione del Dna nel seme.

Fonti / Bibliografia

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