Fertilità maschile: non aspettare troppo prima di diventare papà

Miriam Cesta A cura di Miriam Cesta Pubblicato il 14/05/2019 Aggiornato il 14/05/2019

Ritardare troppo riduce anche la fertilità maschile, mettendo a rischio il concepimento e la salute del nascituro: ecco perché

Fertilità maschile: non aspettare troppo prima di diventare papà

Attendere troppo prima di decidersi ad avere un bambino può essere controproducente non solo per la futura mamma, che deve fare i conti con la naturale riduzione della fertilità, ma anche per i futuri papà. Il problema del calo della capacità riproduttiva a causa dell’avanzare dell’età, infatti, interessa anche l’universo maschile.

L’età mina la fertilità maschile

A sostenerlo è uno studio condotto dall’Institut Marquès (centro di riferimento internazionale di Barcellona in ginecologia, ostetricia e riproduzione assistita) su un campione di uomini che ha permesso di stabilire che quasi il 66% della popolazione maschile non soddisfa i criteri di “normalità del seme” stabiliti dall’Organizzazione mondiale della sanità in termini di numero e di mobilità degli spermatozoi, e che a minare la fertilità maschile – oltre alle ben note cause quali tabacco, stress, abuso di alcol, uso di droghe, obesità e inquinamento – concorra anche l’invecchiamento dell’apparato riproduttore.

I danni ossidativi

“Un uomo – si legge in una nota dell’Istituto – produce spermatozoi ininterrottamente per tutta la vita – dalla pubertà fino alla vecchiaia – e perciò è portato erroneamente a pensare che la sua fertilità non sia soggetta a cali o variazioni. Niente di più sbagliato: l’orologio biologico esiste anche per gli uomini. Il passare del tempo può ossidare gli spermatozoi e ridurre in tal modo la capacità fecondativa del seme. A partire dai 30 anni, inoltre, il testosterone cala dell’1% ogni anno”.

Diversi problemi

Se l’età biologica più adatta ad avere figli per un uomo va dai 20 ai 30 anni, nel nostro Paese è ormai consuetudine avere figli ben più tardi. Dal punto di vista medico questo comporta non poche difficoltà, tra concepimenti più difficili, aumento del ricorso alla tecniche di procreazione medicalmente assistita e la crescita del numero di aborti spontanei dovuti all’eccessiva frammentazione del Dna nel seme maschile.

 

 
 
 

Da sapere!

Diversi studi hanno rilevato che a causa dell’età paterna superiore ai 55 anni aumenta il rischio di anomalie genetiche per il nascituro: si calcola che il 10% delle sindromi di Down e fino al 40% delle sindromi di Klinefelter siano legate a questo fattore.

 

Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.

Calcola i tuoi giorni fertili

Calcola il tuo ciclo mestruale

Calcola il periodo di ovulazione

Le domande della settimana

Si può rimanere incinta a 48 anni?

Gli Specialisti Rispondono di Dottor Francesco Maria Fusi

Avviare una gravidanza a 48 anni non è impossibile, ma altamente improbabile.   »

Si può cantare in un gruppo in gravidanza?

Gli Specialisti Rispondono di Professoressa Anna Maria Marconi

Cantare in gravidanza si può, non espone ad alcun rischio. Essere incinte non vuol dire essere malate.   »

Nausea e vomito spariti: è un brutto segno?

Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Elisa Valmori

Se è vero che la nausea è un sintomo che esprime il buon andamento della gravidanza, lo è altrettanto che sentirsi meglio non significa automaticamente che si è in presenza di una minaccia di aborto.   »

Piccola perdita in 13^ settimana di gravidanza: cosa può essere?

Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Elisa Valmori

Una leggera perdita "colorata" non deve destare preoccupazione: può verificarsi senza necessariamente rappresentare un segnale d'allarme.   »

Puntura di tafano (con reazione) in gravidanza: che fare?

Gli Specialisti Rispondono di Dottor Fabrizio Pregliasco

Le punture di tafano si infettano facilmente, quindi è prudente fare vedere al medico la zona colpita perché potrebbe essere necessario assumere un antibiotico.   »

Fai la tua domanda agli specialisti