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La fertilità femminile è un argomento attuale, eppure trascorrono ben sette anni tra quando una donna, in Italia, inizia a desiderare un figlio a quando diventa mamma. Il non aver trovato il partner giusto, il sentirsi ancora troppo giovane spingono a posticipare la decisione, più ancora che il costo della vita. Di conseguenza, il desiderio di maternità e il momento giusto per realizzarlo maturano in momenti diversi, quando il corpo può rispondere meno. Anche per questo, i bambini che nascono sono meno numerosi di quanto la donna vorrebbe (in media, 1,7 contro i desiderati 2,4). Eppure, in Italia il desiderio di maternità è elevato, anche se inferiore ad altri Paesi europei: il 74% delle donne in età fertile vorrebbe avere figli e per il 65% questo obiettivo è prioritario.
Sono alcuni dei dati presentati dall’Ivi Institute Fertility Barometer, condotto da GfK, società del gruppo NielsenIQ, su un campione rappresentativo di oltre 24.000 donne di nove Paesi, di età compresa tra i 19 e i 49 anni. Si è trattato di un’indagine obiettiva e libera da ideologie, che ha voluto indagare i desideri delle donne relativamente alla maternità partendo dalle donne stesse, al di là dei condizionamento sociali e delle difficoltà vissute quotidianamente.
Essere consapevoli del passare del tempo
Un dato importante messo in luce dal Barometro è il fatto che, tra le donne intervistate, il 16% ha sperimentato infertilità nel corso della propria vita e il 4,5% la vive ancora. Quest’ultima percentuale equivale, in proiezione e fatte le proporzioni, a circa 460.000 donne che non riescono a realizzare il loro desiderio. L’impatto di questa realtà è elevato e ha conseguenze negative sul quotidiano, tali da spingere la maggior parte delle intervistate a rivolgersi a un medico e a desiderare un supporto psicologico. In molti casi è stato intrapreso un procedimento di fecondazione in vitro che si è per il 73% concluso, secondo i dati, con una gravidanza. La procreazione medicalmente assistita rappresenta una valida opportunità, che secondo i dati dell’Istituto superiore di Sanità viene attualmente effettuata quando la donna ha in media 37 anni.
Il fattore età gioca un ruolo essenziale, perché con il passare del tempo la fertilità femminile e la qualità degli ovociti diminuiscono rapidamente. Questo è un aspetto fondamentale del quale le giovani donne dovrebbero comprendere con chiarezza, senza sentirsi messe sotto pressione, nella consapevolezza che l’aspettativa di vita è aumentata molto, mentre la biologia femminile è rimasta identica nel corso dei millenni. L’organismo femminile è programmato per essere al top della fertilità intorno ai 25 anni, una fase della vita in cui oggi legittimamente si pensa alla realizzazione personale e professionale. Dai 35 anni la fertilità inizia a calare e le possibilità di restare incinta calano: è fondamentale avere questa certezza, per poter pianificare le tappe della propria vita senza ansie e ripensamenti.
Lo stile di vita che aiuta la fertilità
Un corretto stile di vita può aiutare a mantenere sano l’apparato riproduttore, influenzando in modo positivo la fertilità nel tempo. La regole è semplice: sì a cibo sano e moto, no ad alcol e sigarette.
- È necessario in primo luogo smettere di fumare o ridurre il più possibile le sigarette, perché le sostanze tossiche che si liberano dalla combustione del tabacco entrano in circolo nel sangue, raggiungendo le ovaie e provocando un invecchiamento precoce degli ovociti. Una revisione sistematica di studi effettuata da il 2020 e il 2026, secondo quanto riporta l’Organizzazione mondiale della sanità, ha dimostrato che il fumo aumenta del 40% il rischio di infertilità nella donna.
- Un’altra sostanza da abbandonare o da limitare il più possibile è l’alcol nelle bevande di tutti i tipi, dal vino alla birra ai superalcolici. Bere alcolici purtroppo è un’abitudine sempre più diffusa tra le giovani donne ed è collegata a momenti di convivialità e socializzazione, ma recenti evidenze scientifiche provano che l’alcol favorisce un più rapido esaurimento della riserva di ovociti. Inoltre, influisce negativamente sul meccanismo dell’ovulazione, interferendo con l’asse ipotalamo-ipofisi-ovaie.
- Fa bene invece nutrirsi in modo sano, riducendo gli zuccheri semplici e i cibi ultraprocessati, a favore di cereali integrali, salmone, legumi, frutti di bosco, verdure a foglia verde. Lo provano diversi studi, tra i quali uno della Harvard School of Public Health svolto su 17.500 donne. Le sostanze antiossidanti, l’acido folico, gli acidi grassi insaturi contenuti in questi alimenti hanno un effetto protettivo sull’assetto ormonale e contrastano gli effetti dei radicali liberi anche sull’apparato riproduttore.
Una vita attiva, con movimento quotidiano, combatte i chili di troppo e l’insulino-resistenza che possono rendere più difficoltoso il concepimento.
Importante, ma non per tutte: la crioconservazione
Il corretto stile di vita può contribuire a mantenere più sano l’apparato riproduttivo, quindi aumentare le chances di concepimento. Non può, però, fermare la naturale riduzione della riserva ovarica: ogni donna infatti nasce con un elevato numero di ovociti, che inizia progressivamente a ridursi con il passare del tempo. Alla pubertà, quindi nel momento in cui la donna diviene fertile, gli ovociti sono già in numero inferiore ma sono ancora tanti e, se non sono presenti disturbi ormonali o problemi ovarici, la fertilità si mantiene molto elevata intorno ai 20-25 anni. Gli ovociti sono anche qualitativamente “competenti”, come dicono gli esperti, quindi strutturalmente e fisiologicamente sani e adatti al concepimento. Entra in gioco a questo punto la crioconservazione degli ovociti, chiamata anche social freezing: una tecnica oggi molto avanzata che permette il prelievo e il congelamento degli ovociti giovani, conservandoli in ambiente adatto per poi utilizzarli (mediante fecondazione assistita) più avanti nel tempo.
In Italia, la crioconservazione degli ovociti è garantita dal Servizio sanitario nazionale solo per ragioni di salute, come succede quando una donna, per trattamenti antitumorali o malattie importanti (come l’endometriosi), può vedere compromessa la propria fertilità. Gli ovociti congelati permettono allora di pianificare la gravidanza più avanti nel tempo, una volta guarite. La crioconservazione di ovociti in una donna sana, che desidera “metterli da parte” in giovane età, per investire nella maternità al momento giusto non è ancora prevista dal Servizio sanitario pubblico. In questo caso, quindi, i costi, piuttosto elevati, sono a carico della donna, come succede in altri Paesi, per esempio Spagna e Grecia.
Alcuni esponenti politici hanno avanzato la proposta di destinare una cifra per questo tipo di investimento per la salute riproduttiva delle giovani donne, ma al momento solo alcune Regioni hanno varato provvedimenti specifici. La Puglia è la prima a muoversi in questa direzione: da agosto 2026 è possibile chiedere un contributo di 3.000 una tantum, a patto di avere età compresa tra 27 e 37 anni, essere residenti nella Regione da almeno un anno e avere un Isee pari o inferiore a 30.000 euro. Anche la Toscana ha approvato una legge regionale, destinata a donne tra i 25 e i 39 anni, residenti da 12 mesi in Regione, con Isee pari o inferiore a 30.000 euro. Altre Regioni stanno discutendo soluzioni simili. Gli esperti tengono a precisare che la crioconservazione può essere un investimento, ma va effettuata solo in centri altamente specializzati. Ha possibilità e limiti e preservare non garantisce automaticamente un risultato.
Le possibilità della fecondazione assistita
Le varie tecniche di Procreazione medicalmente assistita, secondo la legge 40 del 2004, nel nostro Paese si rivolgono alle coppie eterosessuali coniugate conviventi, i cui componenti sono entrambi maggiorenni, in età fertile con una condizione di infertilità accertata da certificazione medica. La Pma fa parte dei Livelli essenziali di assistenza, quindi è possibile accedervi con il Servizio sanitario nazionale, se la donna è di età inferiore ai 46 anni. In questo caso si sostiene solo il pagamento del ticket. Negli altri casi, ossia in regime convenzionato o privato, i costi aumentano.
Il ruolo della fecondazione in vitro è importante per investire nella natalità. In alcune aziende, soprattutto all’estero, la Pma fa parte dei benefit per i lavoratori e nel nostro Paese si sta iniziando a seguire questo esempio, proprio da parte di Ivi Institute, che ha esteso il welfare dei propri dipendenti ai trattamenti di questo tipo. Inoltre si stanno portando avanti iniziative per aumentare la disponibilità dei centri sul territorio nazionale. Questi traguardi non vanno però separati dalla conoscenza scientifica condivisa e dalla certezza che le soluzioni esistono, ma che il tempo biologico e il tempo della vita non scorrono con la medesima velocità. Poter contare su informazioni affidabili significa poter scegliere in libertà, senza imposizioni esterne.
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In breve
In Italia i bambini nascono in età sempre più avanzata, quando la fertilità femminile inizia a calare. Avere le corrette informazioni mediche e scientifiche aiuta a pianificare i tempi della gravidanza con consapevolezza
Fonti / Bibliografia
- Procreazione medicalmente assistita - Registro nazionale
- Healthy eating can boost fertility | Harvard T.H. Chan School of Public HealthChoosing healthy fats, vegetable proteins, and whole grains are all diet strategies that could help boost fertility, according to nutrition experts at Harvard
- Social freezing, da oggi 13 agosto si può richiedere il contributo: fino a 3mila euro alle donne che scelgono di preservare la fertilità per una maternità futura - ASL Bari - PugliaSalute
