Riserva ovarica: come si calcola, i valori giusti per la fertilità e quando preoccuparsi

Francesca Scarabelli A cura di Francesca Scarabelli Pubblicato il 22/09/2026 Aggiornato il 22/09/2026

L'ormone antimulleriano, il conteggio dei follicoli antrali e i livelli di FSH ed estradiolo sono i principali strumenti per valutare la riserva ovarica, il patrimonio di ovociti presente nelle ovaie che tende a diminuire con il tempo.

Riserva ovarica

La riserva ovarica è un patrimonio di ovociti predeterminato fin dalla nascita che decresce progressivamente nel tempo. Valutare questo parametro non serve a prevedere con certezza una gravidanza, ma a fotografare la funzionalità delle ovaie in un preciso momento.

Attraverso semplici esami del sangue ed ecografie mirate, la medicina della riproduzione è oggi in grado di stimare questo potenziale, identificando sia i casi di riduzione precoce della riserva sia le condizioni di eccesso follicolare. Analizzare e comprendere questi valori con l’aiuto di uno specialista può essere il primo passo per pianificare la maternità in modo consapevole o per impostare i corretti percorsi di fecondazione assistita.

Cosa indica

La riserva ovarica indica la quantità di ovociti ancora presenti nelle ovaie di una donna in un determinato momento della sua vita e rappresenta un parametro importante (anche se non l’unico) per valutare il potenziale riproduttivo femminile.

Si tratta di un patrimonio biologico che non viene più prodotto nel corso della vita e che diminuisce progressivamente con il tempo.

Questo patrimonio si costituisce già prima della nascita: intorno alla 20ª settimana di gestazione fetale, la bambina possiede circa 7 milioni di follicoli. Già in questa fase inizia però una naturale riduzione dovuta a un processo fisiologico chiamato atresia, ovvero la morte programmata delle cellule follicolari.

Alla nascita il numero di follicoli si riduce drasticamente fino a circa 2 milioni. Questo processo di riduzione continua durante l’infanzia e l’adolescenza.

Al momento della pubertà, la riserva ovarica si attesta mediamente tra i 300.000 e i 500.000 follicoli. Nel corso degli anni riproduttivi, solo una piccola parte di questi follicoli arriverà a maturazione: ad ogni ciclo mestruale uno o più follicoli possono crescere e, in genere, uno solo completa la maturazione rilasciando l’ovocita durante l’ovulazione, mentre la grande maggioranza va incontro a regressione.

Con il passare del tempo, il numero di follicoli continua a diminuire fino al loro esaurimento completo, evento che coincide con la menopausa. È proprio questa riduzione progressiva e fisiologica che spiega perché la riserva ovarica rappresenti un indicatore utile, seppure non assoluto, della capacità riproduttiva.

È importante però sottolineare che la riserva ovarica non misura direttamente la fertilità e non permette di prevedere con certezza la possibilità di ottenere una gravidanza spontanea.

Una donna con una riserva ovarica ridotta può comunque concepire naturalmente, così come una buona riserva ovarica non garantisce automaticamente una gravidanza. La fertilità dipende infatti da numerosi fattori, tra cui l’età, la qualità degli ovociti, lo stato di salute generale, la regolarità dell’ovulazione e la fertilità del partner.

Valori per la fertilità

La valutazione della riserva ovarica è particolarmente utile quando si programma una gravidanza, in presenza di difficoltà di concepimento o nell’ambito dei percorsi di procreazione medicalmente assistita (PMA), poiché aiuta il ginecologo a comprendere meglio il funzionamento delle ovaie e a definire eventuali strategie terapeutiche.

Questa valutazione si basa su alcuni esami ormonali ed ecografici che aiutano a stimare la quantità del patrimonio follicolare residuo. Tra i principali parametri utilizzati in ambito clinico rientrano soprattutto l’ormone antimulleriano (AMH), il conteggio dei follicoli antrali (AFC) tramite ecografia transvaginale e i livelli di FSH ed estradiolo all’inizio del ciclo mestruale.

L’AMH è considerato uno dei marker più affidabili della riserva ovarica, perché riflette in modo relativamente stabile il numero di follicoli presenti nelle ovaie. Valori più alti indicano generalmente una riserva ovarica più ampia, mentre valori più bassi possono suggerire una riduzione della stessa. Non esiste però un valore “unico” valido per tutte le donne: l’interpretazione deve sempre tenere conto dell’età e del quadro clinico complessivo.

Anche il conteggio dei follicoli antrali, effettuato tramite ecografia, fornisce informazioni importanti: un numero maggiore di follicoli visibili nelle ovaie è generalmente associato ad una migliore riserva ovarica. Al contrario, un numero ridotto può indicare un impoverimento della capacità ovarica.

I valori di FSH (ormone follicolo-stimolante) ed estradiolo, misurati nei primi giorni del ciclo, possono invece offrire indicazioni indirette: livelli elevati di FSH possono suggerire una minore risposta ovarica, mentre valori più equilibrati sono generalmente compatibili con una buona funzionalità ovarica.

Valori indicativi

I principali test per valutare la riserva ovarica utilizzano parametri di riferimento specifici. L’interpretazione dei risultati deve però essere sempre personalizzata dal ginecologo in base all’età della donna.

Conteggio dei Follicoli Antrali (AFC)

  • Come e quando: si effettua tramite ecografia transvaginale, idealmente tra il 3° e il 5° giorno del ciclo mestruale
    Valori: un totale di almeno 10 follicoli (sommando entrambe le ovaie) indica una riserva nella norma. Un totale inferiore a 7 follicoli suggerisce una possibile riduzione della riserva ovarica

Ormone Antimulleriano (AMH)

  • Come e quando: si valuta con un prelievo del sangue eseguibile in qualsiasi giorno del ciclo
  • Valori: livelli compresi tra 1 e 3 ng/ml indicano una riserva normale. Valori inferiori a 1 ng/ml segnalano una riserva ridotta. Valori superiori a 3,5 ng/ml indicano una riserva alta

FSH ed Estradiolo

  • Come e quando: si misurano con un prelievo di sangue al 3° giorno del ciclo.
  • Valori: livelli di FSH ripetutamente superiori a 10–15 UI/L e/o un estradiolo basale superiore a 80 pg/ml possono suggerire una ridotta risposta e riserva ovarica.

Riserva ovarica bassa: cause e sintomi

La riserva ovarica bassa indica una riduzione della quantità di ovociti presenti nelle ovaie rispetto a quanto atteso per l’età della donna.

Può essere una condizione fisiologica legata all’invecchiamento, ma anche presentarsi in modo precoce in alcune donne giovani. Nella maggior parte dei casi non dà sintomi specifici nelle fasi iniziali e viene identificata attraverso esami ormonali ed ecografici eseguiti nell’ambito di un percorso di valutazione della fertilità.

Le cause possono essere diverse e includono fattori naturali, genetici e acquisiti. Tra le principali ci sono:

  • età biologica avanzata, principale fattore legato alla riduzione naturale degli ovociti nel tempo
  • predisposizione genetica, con casi di menopausa precoce o ridotta riserva ovarica in famiglia
  • interventi chirurgici ovarici che possono ridurre il tessuto ovarico sano
  • endometriosi, soprattutto nelle forme che coinvolgono le ovaie
  • terapie oncologiche come chemioterapia e radioterapia, che possono danneggiare il patrimonio follicolare
  • malattie autoimmuni, che in alcuni casi possono colpire le ovaie
  • fattori ambientali e stile di vita come fumo di sigaretta, che è associato a un più rapido declino della riserva ovarica
  • cause idiopatiche, quando non è possibile identificare un’origine specifica.

Dal punto di vista dei sintomi, la riserva ovarica bassa può essere difficile da riconoscere senza esami specifici perché spesso non dà segnali evidenti nelle fasi iniziali. Alcuni possibili indicatori indiretti possono essere cicli mestruali più corti o irregolari e difficoltà a concepire.

Nelle fasi più avanzate, quando la riserva è prossima all’esaurimento, possono manifestarsi segnali tipici della perimenopausa, come le vampate di calore.

Riserva ovarica alta

Una riserva ovarica alta indica la presenza di un numero di follicoli superiore alla media per l’età della donna. In genere viene rilevata attraverso valori elevati dell’ormone antimulleriano (AMH) e/o un elevato numero di follicoli antrali osservati all’ecografia.

A prima vista potrebbe sembrare una condizione positiva, ma non necessariamente corrisponde ad una fertilità maggiore.

Nella maggior parte dei casi, una buona riserva ovarica significa che le ovaie dispongono di un ampio patrimonio follicolare e possono rispondere bene agli stimoli ormonali. Bisogna però ricordare che la quantità di ovociti non coincide automaticamente con la loro qualità, che continua a essere fortemente influenzata dall’età della donna.

Tra le possibili cause di una riserva ovarica elevata troviamo:

  • giovane età
  • predisposizione individuale
  • sindrome dell’ovaio policistico (PCOS).

In particolare, la sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) rappresenta una delle condizioni più frequentemente associate a valori elevati di AMH e a un numero elevato di follicoli ovarici. In questi casi, nonostante la riserva ovarica sia abbondante, l’ovulazione può risultare irregolare o assente, con possibili ripercussioni sulla fertilità.

Dal punto di vista dei sintomi, una riserva ovarica alta di per sé non provoca disturbi specifici; eventuali sintomi dipendono piuttosto dalla condizione che la determina. Ad esempio, nelle donne con PCOS possono essere presenti cicli irregolari, acne, aumento della peluria o difficoltà a individuare il periodo fertile.

Anche in questo caso è importante evitare interpretazioni affrettate: una riserva ovarica elevata non garantisce automaticamente maggiori probabilità di gravidanza, così come una riserva ridotta non esclude il concepimento.

Foto di copertina di Edward Jenner da Pexels

 
 
 

In breve

Una riserva ovarica bassa o alta è uno dei fattori da valutare con attenzione quando si cerca una gravidanza. I sintomi non sono evidenti, quindi è necessario sottoporsi ad alcuni esami specifici

 

Fonti / Bibliografia

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