Fertilità femminile: c’entrano le cellule staminali del midollo osseo?

Roberta Camisasca A cura di Roberta Camisasca Pubblicato il 07/11/2019 Aggiornato il 07/11/2019

Uno studio ipotizza il ruolo delle cellule staminali del midollo osseo come risposta ad alcuni casi di infertilità femminile.

Fertilità femminile: c’entrano le cellule staminali del midollo osseo?

Nelle cellule staminali del midollo osseo potrebbe nascondersi un elemento chiave per la cura della fertilità femminile. L’ipotesi è dell’università di Yale che ha condotto un’indagine uscita sulla rivista Plos Biology. La ricerca si sofferma sul momento in cui un ovocita viene fecondato: partendo dal midollo, le cellule staminali attraversano il sangue e giungono fino all’utero, per predisporlo all’impianto dell’embrione. Questo processo è necessario affinché l’embrione riesca a impiantarsi.

Lo studio in laboratorio

Se confermato questo meccanismo indica per la prima volta l’importanza delle cellule staminali del midollo osseo per portare avanti una gravidanza sicura. Secondo quanto riportato dagli autori del lavoro, alcune cellule staminali del midollo sono in grado di viaggiare fino all’utero, per specializzarsi e stimolare l’impianto dell’embrione.

L’indagine è stata condotta su cavie con un difetto al gene Hoxa11, responsabile di anomalie nell’endometrio, e ha condotto alla scoperta che il trapianto di midollo osseo da donatori sani può favorire un aumento della fertilità femminile, perché stimola le cellule staminali. Gli animali che presentano una sola copia di questo gene anomalo hanno portato a termine la gravidanza proprio grazie al trapianto: in caso contrario la gestazione aveva un’alta probabilità di terminare prematuramente. Invece nelle cavie affette da infertilità, dunque con due copie difettose del gene, le cellule staminali trapiantate hanno stimolato la crescita e il recupero dell’endometrio difettoso.

Un problema sempre più diffuso

Si stima che l’infertilità femminile interessi il 15% circa delle donne. L’età è il primo fattore legato alla perdita di capacità riproduttiva femminile (se a 30 anni la probabilità di concepire per ciclo fertile è intorno al 30-40%, si riduce al 10% dopo 10 anni). Numerose le cause dimostrate: da alterazioni dell’apparato riproduttivo a malformazioni congenite, dalle infezioni alle disfunzioni ormonali. Si definisce infertilità idiopatica quella in cui gli accertamenti diagnostici non hanno identificato una causa precisa.

Evitare i fattori di rischio

Per conservare la fertilità femminile è indispensabile, fin da piccole, prestare attenzione alla propria salute, per esempio non trascurando i disturbi intimi e anche piccole infezioni che a lungo termine possono ripercuotersi sulla possibilità di diventare madri. Fondamentale uno stile di vita sano ed equilibrato, l’abbandono del fumo, evitare l’abuso di alcol, avere un peso nella norma evitando oscillazioni (obesità o eccessiva magrezza), evitare gli eccessi nell’attività fisica (sedentarietà o allenamenti intensivi). Dalla scienza si attendono ulteriori sviluppi: si attende di capire se il meccanismo riscontrato negli animali è analogo a quanto accade nel genere umano e se i risultati potranno essere utilizzati per trattare le donne infertili.

 

 

 

 
 
 

Da sapere!

Per conservare la fertilità è importante fare controlli regolari e seguire uno stile di vita sano, evitando fumo, abuso di alcol, sbalzi di peso, sedentarietà o eccessiva attività fisica.

 

Fonti / Bibliografia

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