Fertilità maschile: come preparare il corpo al concepimento

Francesca Scarabelli A cura di Francesca Scarabelli Pubblicato il 08/06/2026 Aggiornato il 08/06/2026

Ogni caso deve essere valutato individualmente, ma in generale uno stile di vita sano e degli integratori mirati possono migliorare la situazione.

Fertilità maschile

La capacità riproduttiva dell’uomo dipende da un insieme di fattori biologici, ormonali, genetici e ambientali che influenzano la produzione, la qualità e la funzionalità degli spermatozoi. Sebbene l’età abbia un impatto generalmente meno marcato rispetto a quanto avviene nelle donne, anche negli uomini il passare degli anni può essere associato a cambiamenti della funzione riproduttiva. A questi si aggiungono condizioni mediche, stili di vita e fattori ambientali che possono contribuire, in misura variabile, a ridurre la fertilità.

La fertilità maschile rappresenta un elemento fondamentale del percorso riproduttivo di una coppia: secondo le principali società scientifiche internazionali, il fattore maschile è coinvolto, da solo o insieme ad altre cause, in circa la metà dei casi di difficoltà di concepimento. Per questo motivo, quando una gravidanza tarda ad arrivare, è importante che entrambi i partner vengano coinvolti fin dalle prime fasi della valutazione.

Oggi la medicina dispone di strumenti diagnostici sempre più accurati per individuare le possibili cause di infertilità maschile e, in molti casi, di strategie terapeutiche efficaci per affrontarle.

Gli esami per lui

La fertilità è una questione di coppia: per questo motivo, le principali linee guida internazionali raccomandano che la valutazione diagnostica coinvolga fin dall’inizio entrambi i partner.

Nel caso dell’uomo, il percorso di accertamento può prendere avvio con una visita andrologica completa, durante la quale lo specialista raccoglie informazioni sulla storia clinica, familiare e riproduttiva, sulle abitudini di vita, sull’eventuale assunzione di farmaci e sulla presenza di fattori di rischio che possono influenzare la fertilità, come fumo, obesità, esposizione a sostanze tossiche, infezioni pregresse o interventi chirurgici a carico dell’apparato genitale.

L’esame cardine della valutazione maschile è lo spermiogramma, ovvero l’analisi del liquido seminale eseguita secondo i criteri standardizzati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
Questo test consente di valutare diversi parametri degli spermatozoi, tra cui:

  • concentrazione: il numero di spermatozoi presenti
  • motilità: la loro capacità di muoversi correttamente
  • morfologia e vitalità: la loro forma e la percentuale di spermatozoi vivi.

È importante sottolineare che il risultato di uno spermiogramma non può essere interpretato isolatamente né definire da solo la fertilità o l’infertilità di un uomo: i dati devono sempre essere letti nel contesto clinico complessivo e, se necessario, confermati con una seconda analisi a distanza di alcune settimane, poiché la produzione degli spermatozoi è un processo biologico soggetto a variazioni naturali nel tempo.

In presenza di alterazioni seminali o di specifici sospetti clinici, l’andrologo può richiedere ulteriori approfondimenti. Tra questi figurano:

  • gli esami ormonali, utili per valutare il corretto funzionamento dell’asse riproduttivo attraverso il dosaggio di ormoni come FSH, LH e testosterone
  • l’ecocolordoppler testicolare e scrotale, che permette di individuare eventuali anomalie anatomiche, tra cui il varicocele, una delle cause più frequenti di riduzione della fertilità maschile
  • in alcuni casi selezionati, indagini genetiche per identificare alterazioni cromosomiche o mutazioni associate a severe compromissioni della produzione spermatica.

Leggi qui quali esami preconcezionali deve fare la donna

Quali integratori prendere

Negli ultimi anni, numerosi studi hanno indagato il possibile ruolo di vitamine, minerali e sostanze antiossidanti nel migliorare la qualità del liquido seminale, partendo dall’osservazione che lo stress ossidativo può contribuire a danneggiare gli spermatozoi, compromettendone motilità, vitalità e integrità del Dna.

Tra i micronutrienti più studiati ed efficaci figurano:

  • Zinco e Selenio, minerali essenziali per la sintesi degli spermatozoi e la loro protezione
  • Vitamine C, E e D ed Acido Folico, potenti antiossidanti che supportano la qualità cellulare
  • Coenzima Q10, L-carnitina e Acetil-L-carnitina, sostanze chiave per i processi energetici cellulari e la motilità.

Alcune evidenze suggeriscono che, in uomini con specifiche alterazioni seminali o con carenze nutrizionali documentate, l’integrazione possa contribuire a migliorare alcuni parametri dello spermiogramma. I risultati della letteratura scientifica non sono però sempre univoci e, ad oggi, non esistono prove sufficienti per affermare che l’assunzione indiscriminata di integratori aumenti in modo significativo le probabilità di ottenere una gravidanza in tutte le coppie.

Prima di iniziare qualsiasi integrazione è opportuno rivolgersi a uno specialista, che potrà valutare la situazione clinica individuale, individuare eventuali carenze nutrizionali o fattori di rischio e suggerire, se necessario, il prodotto più appropriato e il corretto dosaggio. È importante ricordare che “naturale” non significa necessariamente innocuo: anche vitamine e minerali assunti in eccesso possono avere effetti indesiderati o interferire con altre terapie.

Gli integratori, inoltre, non devono essere considerati una soluzione autonoma ai problemi di fertilità. Le evidenze scientifiche mostrano che la salute riproduttiva maschile beneficia soprattutto di uno stile di vita equilibrato.

Stile di vita e abitudini

La fertilità maschile non dipende esclusivamente da fattori biologici o genetici: anche lo stile di vita può influenzare in modo significativo la qualità del liquido seminale. Le principali società scientifiche concordano sul fatto che abitudini salutari rappresentino un elemento importante nella tutela della salute riproduttiva, pur senza garantire da sole il concepimento.

Fumo e alcol

Uno dei fattori più rilevanti è il fumo di sigaretta. Numerosi studi hanno associato il tabagismo a una riduzione della concentrazione e della motilità degli spermatozoi, oltre a un aumento del danno ossidativo a carico delle cellule germinali. Anche il consumo eccessivo di alcol può interferire con la produzione degli spermatozoi e con l’equilibrio ormonale, soprattutto quando l’assunzione è elevata e protratta nel tempo.

Peso corporeo e alimentazione

Il peso corporeo merita particolare attenzione: sovrappeso e obesità sono stati collegati ad una maggiore probabilità di alterazioni seminali e a modificazioni ormonali che possono influenzare la fertilità. Mantenere un peso adeguato attraverso un’alimentazione equilibrata, ricca di frutta, verdura, cereali integrali e grassi insaturi, contribuisce a sostenere il benessere dell’organismo e la corretta funzione riproduttiva.

Attività fisica: sì, ma con equilibrio

L’esercizio fisico moderato e regolare è generalmente considerato benefico per la salute riproduttiva. Favorisce il controllo del peso, migliora il metabolismo e contribuisce al benessere cardiovascolare. Attenzione, però: allenamenti estremamente intensi e protratti nel tempo, soprattutto se associati all’uso di steroidi anabolizzanti o altre sostanze dopanti, possono compromettere la produzione di spermatozoi e alterare i livelli ormonali.

Sonno e gestione dello stress

Dormire a sufficienza e gestire efficacemente lo stress sono aspetti spesso sottovalutati. Una deprivazione cronica di sonno e livelli elevati di stress psicologico possono influenzare l’equilibrio ormonale e il benessere complessivo. Sebbene il loro impatto diretto sulla fertilità sia ancora oggetto di studio, promuovere un buon riposo e adottare strategie per ridurre lo stress sono una componente importante di uno stile di vita sano.

Attenzione alle esposizioni ambientali

Alcuni fattori ambientali e professionali possono influire negativamente sulla fertilità maschile. L’esposizione prolungata a sostanze chimiche come solventi, pesticidi e metalli pesanti, così come il contatto frequente con fonti di calore intenso a livello scrotale, può compromettere la qualità degli spermatozoi.

Il fattore tempo: la finestra dei tre mesi

Quando si parla di fertilità maschile, c’è un elemento che spesso si tende a ignorare: il tempo. La produzione di nuovi spermatozoi (un processo biologico chiamato spermatogenesi) non è immediata, ma richiede circa 74 giorni, a cui vanno sommati altri 15-20 giorni affinché le cellule maturino e acquisiscano la piena motilità.

Questo significa che il liquido seminale analizzato oggi riflette lo stato di salute e le abitudini dei tre mesi precedenti. Di conseguenza, se un uomo decide di cambiare stile di vita, iniziare un’integrazione specifica o curare un’infezione, i primi benefici concreti sui parametri dello spermiogramma non saranno visibili prima di circa 90 giorni.

In copertina foto di Vitaly Gariev da Pexels

 
 
 

In breve

Limitare fumo e alcol, fare attività fisica, mangiare in maniera sana ed equilibrata sono abitudini che possono influire sulla fertilità maschile, spesso sottovalutata.

 

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