Infertilità maschile: colpa anche di scarsa prevenzione
A cura di Miriam CestaPubblicato il 02/11/2018Aggiornato il 02/11/2018
Manca uno screening che consenta di fare diagnosi precoci di eventuali patologie legate all’infertilità maschile, che inesorabilmente avanza
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Se è vero che le tecniche di procreazione medicalmente assistita(Pma) rappresentano per molte coppie l’unica possibilità di realizzare il sogno di avere un bambino, è altrettanto vero che bisognerebbe intervenire prima per evitare di dovervi ricorrere. A iniziare dalla prevenzione dello stato di salute dell’apparato riproduttivo maschile.
Per i maschi niente prevenzione
Identificare e trattare le problematiche riproduttive maschili è uno dei temi più attuali nella lotta all’infertilità di coppia. Perché, spiegano gli studiosi nel corso del convegno sulla fertilità “We ART Merck, passato, presente e futuro in fertilità”, mentre in ambito ginecologico lo screening è una realtà consolidata, in andrologia spesso parlare di eventuali problematiche che attengono la sfera sessuale è ancora tabù. E così, “al contrario delle ragazze che già a 18 anni fanno il Pap test e l’ecografia ovarica, per i ragazzi c’è una totale mancanza di prevenzione – conferma l’andrologo ed endocrinologo Carlo Foresta dell’Università di Padova -. Manca, infatti, uno screening di popolazione sulla spermatogenesi che consenta, già nei ragazzi, di fare una diagnosi precoce delle patologie”.
… e poca informazione
E anche per quanto riguarda gli stili di vita che possono avere un’influenza più o meno importante sulla fertilità, il buio è quasi totale: “Il consumo di hashish e marijuana agiscono prevalentemente sulla motilità degli spermatozoi, bloccando la catena respiratoria dei mitocondri che sono la fabbrica di energia dello spermatozoo”, spiega Francesco Lombardo, professore associato di Scienze tecniche, mediche e applicate alla Sapienza di Roma.
Possibile prevedere successo della terapia
Nel corso del convegno gli specialisti hanno anche fatto il punto sui passi avanti fatti in relazione alla somministrazione dell’ormone follicolo stimolante (Fsh) grazie all’analisi dei polimorfismi del recettore Fsh, metodica che consente di predire la risposta alla terapia in base al corredo genetico del paziente.
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