Procreazione assistita e Servizio sanitario nazionale

Redazione A cura di “La Redazione” Pubblicato il 03/07/2014 Aggiornato il 03/07/2014

Procreazione assistita: un appello al ministro della Salute chiede che i trattamenti siano a carico del Servizio sanitario nazionale

Procreazione assistita e Servizio sanitario nazionale

Dieci società scientifiche che operano nel campo della medicina della riproduzione hanno rivolto un appello al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, affinché inserisca anche la Pma (procreazione medicalmente assistita) nei Lea, i livelli essenziali di assistenza, garantendo uguali condizioni di accesso alle province del sud Italia (dove i centri privati a pagamento sono la maggioranza) come al nord, e un numero di cicli di trattamento con oneri a carico del Servizio sanitario nazionale.

Le differenze tra Nord e Sud

Secondo Andrea Borini, presidente della Sifes (Società italiana fertilità e sterilità e medicina della riproduzione) esiste una notevole discriminazione per le coppie che vogliono ricorrere alle tecniche di procreazione assistita in una città del sud. La media nazionale è, infatti, del 35,3% di trattamenti eseguiti nelle strutture private ma, analizzando il dato regione per regione, si scopre che in Lombardia la media è del 5 per cento, in Toscana del 4, nel Lazio dell’84,5 fino al 90 per cento in Sicilia e al 100 per cento in Calabria. Al Sud, dunque, chi accede a queste procedere deve pagarsele di tasca propria oppure andare nei centri pubblici di altre regioni.

Centri pubblici e privati

Un’altra notevole differenza tra nord e sud Italia riguarda i rimborsi. Anche nelle regioni dove la medicina della riproduzione si effettua in centri pubblici o privati convenzionati ci sono forti differenze nei Drg (l’importo riconosciuto dallo Stato alle aziende sanitarie per il trattamento di determinate patologie) e dunque nel rimborso riconosciuto ai centri in base alla loro ubicazione regionale. Se invece le tecniche di procreazione assistita entrassero nei Lea ci dovrebbe essere un’equiparazione dei rimborsi in tutte le regioni italiane.

Almeno un centro per regione

Per questo le società scientifiche chiedono al ministro che ogni regione abbia almeno un centro specializzato che offra il percorso terapeutico completo, con numeri proporzionati al bacino d’utenza, che giustifichino gli investimenti e i costi necessari per realizzare queste procedure. Ovviamente andranno valutati rigorosamente anche i risultati, così come le liste d’attesa e il diritto d’accesso. Fermo restando il diritto di ogni coppia di spostarsi, se preferisce farsi seguire altrove come molti ormai fanno per le cure nei centri d’eccellenza del nostro Paese.

In breve

RICHIESTE IN COSTANTE AUMENTO

Nei Paesi occidentali più del 15% delle coppie che desiderano avere un figlio deve ricorrere alle cure dei medici specialisti; una percentuale che sembra in continua crescita. Nel 2012 in Italia sono state 72 mila le coppie che hanno fatto ricorso a tecniche di procreazione assistita.

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