L’età del papà influenza il rischio di malattie mentali nei figli
A cura di “La Redazione”Pubblicato il 14/04/2014Aggiornato il 14/04/2014
Diventare papà in età avanzata può aumentare il rischio che il bimbo soffra di malattie mentali, come autismo e schizofrenia
Si diventa papà sempre più tardi. Secondo l’Istat, oggi l’età media della paternità in Italia è 35 anni. Il “ritardo” nel metter su famiglia può però avere delle ripercussioni sulla salute del bebè in arrivo. Lo rivela uno studio condotto da due università svedesi. I figli degli uomini che concepiscono in età avanzata hanno più possibilità di soffrire di malattie mentali (autismo, disturbo bipolare, sindrome da deficit di attenzione e iperattività, schizofrenia), tendenza al suicidio e abuso di sostanze stupefacenti e di problemi di apprendimento (scarsi voti, ridotti punteggi nei test scolastici).
Colpa di mutazioni genetiche
Il rischio di malattie mentali aumenta proporzionalmente all’età del papà. Colpa delle mutazioni genetiche “accumulate” negli anni nello sperma maschile e poi trasmesse ai figli. La notizia non è una novità assoluta. Già anni fa ricercatori del Brain Institute del Queensland (Australia), con un esperimento sui topi, avevano trovato un legame fra l’età dei padri e lo sviluppo cerebrale del feto. Un’altra ricerca, effettuata su 219 islandesi, aveva scoperto che un papà a 20 anni di età trasmette una media di 25 mutazioni genetiche, che salgono a 65 dopo i 40 (due nuove mutazioni per ogni anno in più). E la madre? Ne apporta sempre circa 15, indipendentemente dall’età.
Confermata una realtà esistente
Niente figli dopo gli “anta”, quindi? Niente affatto. Nessun allarmismo: gli studi quantificano solamente i rischi di malattie mentali, che sono sempre esistiti. La maggior parte di queste mutazioni sono di tipo neutro, solo poche possono danneggiare lo sviluppo cerebrale del bambino.
In breve
A 40 ANNI IL RISCHIO RADDOPPIA
Un padre quarantenne ha un rischio doppio di concepire un bambino autistico o schizofrenico rispetto a un ventenne, ma questo rischio non è superiore all’1%.
Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.
In caso di mancata assunzione del contraccettivo orale per più di 12 ore dall'ora consueta, è opportuno saltare l'intervallo tra una confezione e l'altra, dopo aver comunque assunto, anche se in ritardo, la pillola dimenticata. »
Le donne che hanno avuto la placenta previa in una prima gravidanza in effetti hanno maggiori probabilità che la condizione si ripresenti nelle gravidanze successive. Ma, comunque, non è automatico che accada. »
In effetti, in sesta settimana e con un valore delle beta superiore a 5000 l'ecografo dovrebbe visualizzare l'embrione con attività cardiaca. Ma se il ginecologo curante ritiene che la gravidanza sia iniziata più tardi dell'epoca presunta si può ancora sperare che stia andando tutto bene. »
Un valore molto alto del TSH richiede un attento monitoraggio della situazione da parte di uno specialista in endocrinologia, nonché l'assunzione dell' Eutirox. »
Una gravidanza gemellare in cui uno dei due bambini si sviluppa in maniera più che soddisfacente mentre l'altro ha uno scarso accrescimento deve essere seguita con grandissima attenzione, secondo i protocolli delle gestazioni ad alto rischio. »
Quando si comincia a prendere la pillola, si può contare fin da subito sulla sua azione contraccettiva, se si assume a partire dal primo giorno di arrivo delle mestruazione. »
Tutti i FANS (per esempio ibuprofene, acido acetilsalicilico, ketoprofene, nimesulide) sono sconsigliati in gravidanza, in particolare a partire dal secondo trimestre, perché possono provocare un grave danno al cuore del feto: la chiusura prematura del dotto di Botallo. »
Nausea, capogiri e altri sintomi che si manifestano nelle prime settimane successive al concepimento possono anche essere anche dovuti a una ragione diversa dalla gravidanza. »
L'eccessiva sudorazione notturna può essere dovuta a una cena troppo ricca di carboidrati, a un ambiente eccessivamente caldo, ma anche solo a una predisposizione individuale influenzata dalla familiarità. »