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I difetti dell’utero che possono causare problemi in gravidanza non sono molto diffusi, poiché colpiscono circa l’1-2% delle donne.
Talvolta espongono a problemi nello sviluppo del feto e ad aborti spontanei, per questo è essenziale individuarli tempestivamente.
Solitamente le malformazioni uterine si diagnosticano con una delle ecografie addominali o pelviche che la donna esegue nel corso della vita fertile. Nel caso si sospettino problemi, è possibile intervenire chirurgicamente per correggere il difetto e, quindi, portare avanti la gravidanza in modo sereno.
Come capire se si ha un problema all’utero
I difetti dell’utero, sia che si tratti di malformazioni, sia che siano più seri e di tipo tumorale, non sempre danno segnali.
I sintomi possono essere vaghi e somigliare alle manifestazioni legate ad altri problemi, per esempio a problemi intestinali o urinari.
Un tumore all’utero sia maligno sia benigno, per esempio, può accompagnarsi a dolore addominale o alla schiena, senso di gonfiore, stipsi, fastidio ai rapporti sessuali e soprattutto sanguinamento anomalo tra un flusso mestruale e l’altro.
Le malformazioni uterine, invece, a volte non danno alcun segno di sé, quindi una donna non è consapevole di averle senza una visita ginecologica con una ecografia accurata.
Se invece compaiono sintomi, possono essere di questo tipo:
- Possono verificarsi ritardo nella comparsa della prima mestruazione, dolore addominale, senso di pesantezza pelvica, dolore all’arrivo delle mestruazioni
- In altri casi, invece, come per esempio per l’utero setto o l’utero a T, non compaiono disturbi ma il difetto può costituire un ostacolo alla fecondazione.
Quale esame occorre per i difetti uterini
È importante che la donna in età fertile esegua regolarmente visite ginecologiche, fin dalla comparsa della prima mestruazione.
I controlli possono infatti diagnosticare eventuali anomalie dell’utero, come per esempio l’utero retroverso per il quale spesso è sufficiente una visita ginecologica accurata.
In altri casi può essere necessario eseguire esami più approfonditi. L’esame più adatto è, anche secondo le Linee guida della European Society of Human Reproduction and Embryology, l’ecografia in 3D.
Questo esame non è invasivo perché si effettua con una sonda, che può essere utilizzata sia all’esterno del corpo della donna (posizionata sull’addome), meglio ancora per via trasvaginale.
Gli ultrasuoni emessi analizzano i tessuti uterini e permettono di mettere in evidenza con chiarezza eventuali problemi, dalle malformazioni ai fibromi, ai tumori non benigni.
Nel caso sia necessario approfondire ulteriormente, è possibile eseguire la Risonanza magnetica che permette di ottenere un’immagine precisa della struttura dell’utero. I due esami si completano e consentono al ginecologo di ottenere la diagnosi del problema.
Utero retroverso
Una delle condizioni più diffuse tra le malformazioni uterine è l’utero retroverso, che sembra riguardare il 20% delle donne circa.
Non si tratta esattamente di un difetto dell’utero, ma piuttosto di una conformazione particolare. Il fondo dell’utero, in questo caso, non è rivolto in avanti, verso la parete addominale, ma “ricade” all’indietro, verso la colonna vertebrale e l’intestino.
L’utero spesso ha questa conformazione per motivi congeniti, ma in una percentuale dei casi può essere dovuto ad anomali dell’utero come, per esempio, endometriosi oppure fibromi.
L’utero retroverso non ha sintomi, ma a volte può provocare:
- dolore o fastidio durante i rapporti sessuali
- mestruazioni dolorose
- stitichezza
- senso di peso in zona pelvica.
Solitamente non ci sono problemi di concepimenti con l’utero retroverso, a meno che questa condizione non si accompagni alla presenza, per esempio, di un fibroma uterino. Questo tumore benigno, infatti, a volte può ostacolare il concepimento oppure lo sviluppo del feto. Per la diagnosi, può essere sufficiente la visita ginecologica, perché con l’ispezione il medico può accorgersi della particolare conformazione uterina.
Utero setto
L’utero setto è la malformazione uterina più diffusa e consiste nella divisione della cavità uterina in due sezioni, per la presenza di una membrana fibrosa chiamata, appunto, “setto”.
Questa formazione si diparte dal fondo dell’utero e termina in corrispondenza del collo o cervice, dividendo in due la cavità uterina.
A volte il setto percorre l’intera cavità dell’utero e, in questo caso, si parla di setto completo o totale. Quando invece la membrana non è completa lungo lo spazio interno dell’utero, il setto si definisce parziale, oppure subsetto.
Questa anomalia è unicamente di tipo strutturale e non altera la fecondità della donna né le capacità di fecondazione.
Quando si opera l’utero setto
Il problema è che l’utero setto può impedire il corretto sviluppo del feto, perché riduce lo spazio all’interno dello spazio uterino. Per questo, può essere necessario intervenire chirurgicamente per rimuovere la membrana fibrosa, prima che sia iniziata la gravidanza. L’operazione, che è definita metroplastica, si effettua per via isteroscopica.
Non si pratica un’ampia incisione ma soltanto due o tre fori di pochi centimetri, attraverso i quali si introducono gli strumenti chirurgici come l’isteroscopio, che rimuove la membrana fibrosa.
L’intervento avviene in day hospital, in sedazione, ha la durata di circa un’ora ed è ben tollerato. Permette di risolvere un problema di utero setto che potrebbe causare un aborto spontaneo perché il feto non dispone di spazio sufficiente per svilupparsi.
Se invece la gravidanza è già iniziata, si cerca di intervenire con la somministrazione di farmaci per evitare le contrazioni e con un cerchiaggio, intervento che prevede il posizionamento di un supporto al di sotto del collo dell’utero.
Utero bicorne
Si parla di utero bicorne quando la struttura uterina, invece che avere un’unica cavità, ne ha due.
L’utero appare quindi caratterizzato da due “corni” con fondo arrotondato. La vagina, la vulva, il collo dell’utero sono invece normalmente conformati. Anche le ovaie sono perfettamente funzionanti perché si tratta di una anomalia strutturale che non compromette la fertilità e nemmeno la possibilità di fecondazione.
L’utero però a causa di questa conformazione non riesce a dilatarsi sotto l’aumento di volume del feto. Questo espone a interruzioni spontanee di gravidanza e più spesso a un parto prematuro.
In caso di utero bicorne, si interviene con la metroplastica solo in rari casi, quando si sono verificate ripetute interruzioni di gravidanza. Negli altri casi, si effettua un cerchiaggio per cercare di aumentare la resistenza dell’utero alla pressione esercitata dal feto, riducendo il rischio di un parto prematuro.
Utero a T
L’utero a T o ipoplasia uterina o utero dismorfico è una malformazione dell’utero congenita e ancora poco conosciuta, responsabile di aborti spontanei ripetuti e in grado di interferire con le procedure di fecondazione assistita.
La donna che ne è soggetta presenta una cavità uterina allungata e stretta, con le pareti ispessite, che assume quindi una forma simile a una T. Una donna che è andata incontro ad aborti ripetuti o a tentativi falliti di Pma, dovrebbe essere sottoposta a una accurata diagnosi, con ecografia e risonanza magnetica, per studiare bene la struttura dell’utero.
L’unico trattamento possibile, se si desidera avere una gravidanza, consiste nella metroplastica isteroscopica per rimodellare la cavità uterina. L’intervento è anche in questo caso ben tollerato, ha una durata di un’ora circa e si effettua in sedazione e in regime di day hospital. Si effettuano controlli ecografici successivi, per essere sicuri che l’intervento sia andato bene. In questo caso, è già possibile cercare una gravidanza.
Altre malformazioni uterine più rare
Oltre ai difetti uterini elencati finora, esistono malformazioni ancora più rare.
Una di queste è l’utero didelfo, che consiste nella presenza di due uteri distinti, con due cavità diverse che proseguono in due cervici, con una vagina divisa in due da un setto oppure due vagine.
A volte anche ovaie e tube sono doppie. L’utero didelfo non causa infertilità, ma espone a interruzioni di gravidanza e parti prematuri.
L’unico rimedio consiste nel cerchiaggio di entrambe le cervici durante la gravidanza, per sostenere il peso del feto. Se la divisione in due parti è presente anche in vagina, è necessario effettuare un intervento chirurgico per consentire il passaggio del feto durante il parto.
Infine, esiste l’utero arcuato o “a sella” che è considerato una forma leggera di utero bicorne o di utero setto. Non richiede alcun intervento particolare poiché non comporta problemi né al concepimento, né allo svolgimento della gravidanza.
In breve
Le malformazioni uterine o difetti dell’utero che possono comportare problemi alla gravidanza sono abbastanza rari e si affrontano con un intervento chirurgico detto metroplastica, oppure con il cerchiaggio per sostenere il peso del feto.
