Una gravidanza dopo il tumore? È possibile

Roberta Camisasca A cura di Roberta Camisasca Pubblicato il 29/10/2019 Aggiornato il 29/10/2019

Le giovani donne non devono per forza dire addio al sogno di una gravidanza dopo un tumore. Ci sono varie possibilità

Una gravidanza dopo il tumore? È possibile

Le donne che sognano una gravidanza dopo un tumore non devono dire addio ai loro sogni di maternità. Sempre di più, infatti, in caso di malattia oncologica, ci si preoccupa di preservare la fertilità che potrebbe venire compromessa dalle terapie.

I dati in Italia

Ogni anno nel nostro Paese circa 8.000 cittadini under 40 sono colpiti da tumore, 30 ogni giorno, pari a circa il 3% del numero totale delle nuove diagnosi. D’altro canto, l’età media della prima gravidanza oggi è arrivata sui 34-35 anni, quando è più facile una diagnosi di cancro alla mammella.

Inoltre, le capacità funzionali dell’ovaio si riducono nel tempo e il calo di fertilità è continuo, con la riduzione della riserva ovarica e della qualità degli ovociti. Sono tre dunque gli aspetti che influenzano il potere riproduttivo: le terapie da affrontare, l’età della donna (più è giovane, più i trattamenti di preservazione della fertilità avranno successo) e la sua riserva ovarica.

Le tecniche in uso

La prima tecnica per consentire una gravidanza dopo un tumore è la crioconservazione della corteccia ovarica: prevede il prelievo di pezzo di ovaio e la sua crioconservazione fino al reimpianto del tessuto, almeno 5 anni dopo la conclusione della terapia. L’ovaio torna nel suo sito anatomico, si mantiene la funzione endocrina, si evitano gli effetti secondari tipici della menopausa precoce e si possono ottenere gestazioni spontanee.

È il metodo preferenziale in caso di bambine in età pre-puberale e in donne per cui si richiede l’inizio immediato della chemioterapia. L’altra possibilità è la vitrificazione degli ovociti che permette di crioconservare gli ovuli maturi ottenuti dalla stimolazione ovarica. In caso di trattamento con la chemio, si deve procedere con una protezione delle gonadi, con farmaci che diminuiscono l’effetto tossico della chemio sull’ovaio.

Quale scegliere

Come decidere quale strategia adottare per consentire una gravidanza dopo un tumore? Confrontando i risultati ottenuti con le varie tecniche in termini di gravidanze e di percentuale di nati vivi, è possibile affermare che la vitrificazione di ovociti è il trattamento di preservazione della fertilità che sta dando i risultati migliori.

Quanto alla pericolosità di avviare una stimolazione ormonale in una donna con tumore, gli studi mostrano come la stimolazione ovarica controllata su donne tumore mammella ormono-dipendente non altera il tasso di recidiva e sopravvivenza a 5 anni. Infine, c’è sempre la possibilità della fecondazione eterologa.

Da sapere!

Per informare le donne è nato il Registro Nazionale Procreazione Medicalmente Assistita dell’Istituto Superiore di Sanità. Sul fronte della comunicazione è molto attiva anche l’Associazione italiana malati di cancro (AIMaC).

Fonti / Bibliografia
Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.

Calcola i tuoi giorni fertili

Calcola il tuo ciclo mestruale

Calcola il periodo di ovulazione

Gli Specialisti rispondono
Le domande della settimana

Coronavirus: è pericoloso per la fertilità maschile?

30/03/2020 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Mario Mancini

Non c'è alcuna evidenza scientifica a supporto dell'ipotesi che il SARS-CoV-2 causi infertilità nell'uomo: si tratta dunque di una bufala.   »

Va bene questo valore delle beta?

30/03/2020 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Elisa Valmori

In sesta settimana, un valore dell'ormone beta-hCG superiore a 10.000 esprime che la gravidanza è in evoluzione, quindi è un ottimo segno.   »

Bimba di tre anni che fa sempre le stesse domande

26/03/2020 Gli Specialisti Rispondono di Dott. Leonardo Zoccante

E' normale che un bambino di tre anni chieda e richieda spesso le stesse cose: le risposte che ottiene (e che ci devono sempre essere) gli servono per consolidare le sue conoscenze.   »

Fai la tua domanda agli specialisti