Vuoi un bambino? Tieni d’occhio la tua fertilità

Elisa Carcano A cura di Elisa Carcano Pubblicato il 01/02/2022 Aggiornato il 01/02/2022

L’Italia sta registrando uno dei periodi più neri in fatto di natalità. Mai come in questi anni sono nati così pochi bambini. I motivi sono tanti, ma cercare di “ottimizzare” la propria fertilità è sicuramente un buon punto di partenza per invertire la rotta

Vuoi un bambino? Tieni d’occhio la tua fertilità

Crisi economica, inquinamento ambientale, stili di vita scorretti e da ultimo anche il riscaldamento globale: sono tante le cause all’origine del crollo delle nascite che in Italia ha toccato i suoi minimi storici. Ecco perché non “sprecare” la propria fertilità, ma anzi cercare di ottimizzarla è fondamentale se si vuole mettere in cantiere un bebè.

Fertilità, un bene da proteggere

Occorre, innanzitutto, sapere che la fertilità non è un dato immutabile. Tutt’altro! È soggetta a molte variabili, peraltro diverse, tra uomo e donna.

 – Nella donna la fertilità è soprattutto inversamente proporzionale all’età: il picco della fertilità si raggiunge intorno ai 25 anni. La maggior parte delle donne non è consapevole del fatto che dopo i 35 anni la qualità e la quantità degli ovuli diminuisce.  Incidono poi anche malattie – spesso sottovalutate e sottostimate – come le infezioni sessualmente trasmesse (a cominciare dalla clamidia), l’endometriosi che, spesso diagnosticata a distanza di anni dal suo insorgere, fa perdere molto tempo prezioso, e la sindrome dell’ovaio policistico.

– Nell’uomo, invece, più che l’età (resta infatti fertile molto più a lungo rispetto alla donna) contano i fattori ambientali: lo stile di vita (fumo, alcol, ma anche lo stress sono nemici della fertilità), l’inquinamento atmosferico, i pesticidi e da ultimo si è scoperto anche il riscaldamento globale.

Come si verifica

“Per conoscere lo stato della propria fertilità, è consigliabile rivolgersi a centri specializzati – spiega la dottoressa Daniela Galliano, specializzata in ginecologia, ostetricia e medicina della riproduzione, responsabile del Centro PMA di IVI Roma – . I primi test da effettuare sono: un’ecografia pelvica, un esame del sangue ormonale e un’analisi del liquido seminale. Quindi, a seconda delle alterazioni riscontrate, si procede all’esecuzione di esami più approfonditi. Durante la prima visita il medico considera fattori come l’età, l’ormone anti-Mülleriano e i risultati degli esami su tiroide, vitamina D, clamidia; oltre che test delle tube, test genetici, test specifici in caso di aborti ripetuti o i risultati di una consulenza genetica sulla coppia”.

Non aspettare troppo

Prosegue l’esperta: “si raccomanda un check-up della propria fertilità non appena si decide di volere un figlio. In particolare, in caso di coppie sotto i 35 anni è bene rivolgersi a un centro specializzato dopo aver cercato invano la gravidanza per un anno. Mentre, per le coppie sopra i 35 anni, consigliamo di rivolgersi a un esperto già dopo 6 mesi di tentativi non andati a buon fine. Inoltre, è bene tener presenti una serie di segnali che possono indicare delle anomalie”.

Che cosa si può fare

Se gli esami danno un esito sfavorevole (il che non è infrequente se si considera l’elevato numero di coppie con accertati problemi di infertilità), si possono intraprendere varie strade, in base anche alle problematiche emerse. “La scelta migliore – spiega Daniela Galliano – è procedere alla preservazione della fertilità, attraverso la crioconservazione degli ovociti, il prima possibile. Anche gli uomini dovrebbero crioconservare il proprio liquido seminale, dato che si tratta di una procedura molto semplice che assicura la possibilità di utilizzare, in futuro, i propri gameti per diventare genitori. Si può poi far ricorso a numerose tecniche per la fecondazione assistita – conclude l’esperta – da quelle più semplici (come il monitoraggio del ciclo e l’inseminazione artificiale), idonee per pazienti giovani con problematiche non gravi, alle tecniche più avanzate (come la fecondazione in vitro) indicate per le coppie che hanno problemi più complessi”.

 

 

 

 
 
 

da sapere!

Le cure oncologiche rappresentano una minaccia per la fertilità, ma oggi, grazie alla ricerca scientifica sempre più avanzata, anche chi ha dovuto sottoporvisi ha la possibilità di vedere comunque coronato il sogno di diventare genitore.

 

Fonti / Bibliografia

Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.

Calcola i tuoi giorni fertili

Calcola il tuo ciclo mestruale

Calcola il periodo di ovulazione

Le domande della settimana

Tonsille di nuovo arrossate dopo una cura con antibiotico: che fare?

Gli Specialisti Rispondono di Professor Giorgio Longo

Non si deve avere fretta di ricorrere a cure farmacologiche ogni volta che le tonsille si arrossano, soprattutto se il bambino ha da poco affrontato una terapia con antibiotico.   »

Bimba di 3 anni e mezzo che ha paura di fare la cacca nel vasino o nel water

Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Roberta Levi

Ci sono alcuni consigli da seguire per aiutare un bambino a rinunciare al pannolino. Tra questi, il più importante è forse quello di favorire la formazione di feci morbide e, quindi, facili da espellere.   »

Piccolissima con reflusso che non passa nonostante il farmaco

Gli Specialisti Rispondono di Dottor Stefano Geraci

Oltre a somministrare un farmaco contro la malattia da reflusso (che deve necessariamente essere prescritto dal pediatra), per limitare il fenomeno è opportuno seguire alcuni accorgimenti, tra cui cercare di rallentare il tempo della poppata.   »

Piccola area di mancato accollamento che non si risolve: perché?

Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Elisa Valmori

A volte è necessario che trascorra più tempo affinché ogni più piccola anomalia si risolva. Quello che conta è comunque che il feto sia vitale e cresca a un ritmo regolare.   »

Ectropion in gravidanza: c’è da preoccuparsi se sanguina?

Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Sara De Carolis

Non c'è alcun rischio né per la futura mamma né per il feto se la "piaghetta" (ectropion) sanguina, eventualità frequente proprio durante la gravidanza.   »

Fai la tua domanda agli specialisti