Riserva ovarica: conoscerla per prevenire l’infertilità

Stefania Lupi A cura di Stefania Lupi Pubblicato il 21/01/2020 Aggiornato il 21/01/2020

La riserva ovarica può essere già bassa anche nelle donne prima dei 35 anni. Saperlo in anticipo può aiutare a evitare di ritrovarsi poi in difficoltà quando si cerca un figlio

Riserva ovarica: conoscerla per prevenire l’infertilità

La riserva ovarica è un importante fattore per identificare l’infertilità, un problema sempre più diffuso. L’età per avere un figlio è spostata sempre più avanti, spesso a partire dai 35 anni. Ma quando la maggior parte delle donne si trova nel momento più vitale, inizia il declino della propria fertilità. Basti pensare che in Italia l’età media delle donne che si sottopongono a fecondazione in vitro è di 36,7, mentre sale a 42,4 per la donazione di ovociti.

Fertilità in calo

“La società è cambiata, si è evoluta, ma l’orologio biologico della donna continua ad essere governato dalle stesse regole di secoli fa, stabilendo l’età ideale per avere un bambino da un punto di vista medico nella seconda decade della vita e fino ai 35 anni, qualcosa che si scontra con il ritmo di vita che la donna di oggi si trova ad affrontare”, spiega il dottor Antonio Requena, direttore medico di IVI, Istituto Valenciano per l’Infertilità. Questa realtà è evidenziata dagli ultimi dati che emergono dallo studio sulla fertilità che IVI ha condotto nel 2018 su più di 3000 donne. Obiettivo: determinare l’Ormone Antimülleriano (AMH) nelle donne tra i 25 e i 38 anni interessate a conoscere a che punto fosse la propria fertilità. “ll risultato è stato che un 24% delle donne di età compresa tra i 30 e i 34 anni presenta livelli di Ormone Antimülleriano ritenuti correlabili a una ridotta riserva ovarica” aggiunge il dottor Requena. “D’altro canto, delle donne di età inferiore a 30 anni un 12% ha presentato bassa riserva ovarica e di quelle maggiori di 35 anni la percentuale di bassa riserva è salita al 33%”.

Pensarci prima dei 35 anni

“L’infertilità associata all’età materna avanzata rappresenta la maggioranza dei casi di infertilità femminile che si presentano nelle nostre cliniche. E noi abbiamo voluto offrire un’alternativa incentrata sulla libertà di scelta e decisione: la preservazione della fertilità”, aggiunge il dottor Requena. Ecco perché attualmente il maggior numero di donne che si rivolgono alle cliniche IVI per conoscere il proprio AMH ha più di 34 anni (in particolare il 43,5% delle donne che hanno partecipato lo studio) e anche il 10% delle donne coinvolte nello studio in seguito ai risultati ha scelto di effettuare un trattamento riproduttivo (preservazione della fertilità o Fecondazione in vitro).

Controllare la riserva ovarica

“Con l’aumentare dell’età della donna diminuisce il suo numero di ovociti –  afferma la dottoressa Daniela Galliano, direttrice del Centro IVI di Roma. Per questo è importante incoraggiare le donne a controllare la propria riserva ovarica dopo i 30 anni, poiché lo stato della fertilità costituisce un parametro importante che ogni donna dovrebbe conoscere e del quale avere cura, così come sono importanti i controlli generali di salute che si dovrebbero effettuare ogni anno”.

 

 

 
 
 

Da sapere

La vitrificazione degli ovociti consiste nel vitrificare, un particolare tipo di congelamento, gli stessi in modo da permettere di posporre la capacità riproduttiva di una donna per il tempo desiderato, mantenendo così le stesse possibilità di rimanere incinta presenti al momento in cui avviene la vitrificazione.

 

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