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È accaduto qualche giorno fa in provincia di Nuoro: una coppia di genitori ha lasciato sola in auto la figlia di sei mesi per entrare al supermercato e fare la spesa. Il finestrino era leggermente abbassato, ma l’abitacolo si stava surriscaldando per via dell’alta temperatura esterna.
Poteva finire in tragedia, ma per fortuna due passanti hanno notato la piccina, già accaldata ma ancora cosciente, e avvisato le forze dell’ordine che sono intervenute rapidamente. I genitori sono stati quindi rintracciati: erano già trascorsi circa venti minuti da quando si erano allontanati. Come si può definire un simile comportamento? Non ci sono dubbi: “mancanza di responsabilità”. Ma non è solo questo.
Bimbi come intralci? A volte sì
<<Questo fatto di cronaca tocca due tasti estremamente dolenti: la convinzione di alcuni genitori che i figli siano una proprietà di cui disporre a piacimento e le aspettative che a volte vengono nutrite nei confronti di quello che significa avere un bambino. Queste ultime sono rappresentate da una duplice illusione: poter continuare indisturbati a vivere come prima dell’arrivo del figlio e percepire il bambino come capace di gestirsi>>.
Così afferma la dottoressa Angela Raimo, neuropsichiatra infantile di grande esperienza, che racconta di imbattersi quasi giornalmente in madri e padri che, anche se magari inconsapevolmente, considerano i figli intralci alla loro libertà e per questo motivo cercano di adultizzarli precocemente.
Li spingono verso un’autonomia che sono troppo piccoli per poter raggiungere. Non rispettano quindi la loro età, né mentale né anagrafica. <<Lasciare da sola chiusa in un’auto una bimba di sei mesi e ritenere di averla comunque tutelata per aver abbassato il finestrino di due dita più che indignare, spaventa. Lo leggo come espressione di un’epoca, la nostra, in cui i genitori si comportano con una leggerezza, per non dire sventatezza, che non è possibile accettare in persone adulte>>.
Poi, la neuropsichiatra aggiunge che non si può, comunque, fare di ogni erba un fascio: mentre i due genitori nuoresi non si preoccupavano di quello che sarebbe potuto accadere alla loro bambina, altre migliaia e migliaia di madri e di padri si prendevano cura dei figli nel migliore dei modi. <<Fermo resta però che, senza arrivare agli episodi estremi, spesso le mamme e i papà giudicano i cambiamenti che la nascita di un figlio comporta come immani sacrifici o, peggio, si rifiutano di affrontarli, ignorando le necessità del bambino>>.
Poi ricorda i genitori che chiedono al pediatra di poter portare i figli di pochi mesi a più di 3000 metri di quota (per non rinunciare alla vacanza che desideravano fare) oppure le tantissime coppie che d’estate nei luoghi di villeggiatura tengono i bambini fuori fino a tardi dopo cena o, ancora, anche in città li portano al ristorante e per tenerli buoni li fanno giocare con il cellulare anche se magari non sanno ancora né parlare, né camminare. <<Sono sconsideratezze che, anche se non aprono la strada ai pericoli enormi che comporta un abbandono in auto, sono un segnale di poca attenzione nei confronti del proprio bambino>>.
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I “furti d’infanzia” e i bambini bambolotto
C’è, inoltre, un altro nodo critico che a volte caratterizza la genitorialità di oggi. Le madri e i padri hanno fretta di vedere i loro bambini competenti in tutto, capaci di sbrigarsela da sé e di non sbagliare mai, ragionevoli e saggi e, quindi, nel momento in cui si rendono conto che il figlio non soddisfa (come è ovvio sia) queste aspettative, accade che inizino a pensare che in lui ci sia qualcosa che non va.
<<Nicola vuole giocare anziché fare i compiti che sono il suo dovere e lui lo sa! Sono preoccupata… >>. Così una madre ha detto di recente alla dottoressa Raimo, senza neppure rendersi conto che l’unica nota stonata era il suo stupore, visto che Nicola ha sei anni ed è del tutto normale che preferisca giocare anziché scrivere paroline sul quaderno.
<<Addirittura vengo consultata da genitori che temono che il loro bambino sia autistico perché a un mese di vita, sì proprio a un mese, non li guarda negli occhi, non sorride, non interagisce. E ci sono state mamme che mi hanno chiesto aiuto perché il loro bambino a tre mesi di vita di notte reclamava ancora la poppata…>>.
Poi la neuropsichiatra prosegue affermando che non di rado ha la sensazione che ci siano genitori che pensano di avere tra le mani un bambolotto e non un bambino vero. <<So che suona come un’iperbole, eppure in certi casi ritengo proprio che sia questa la spiegazione di tutto. Compreso quanto accaduto in provincia di Nuoro. Probabilmente quei genitori non hanno ben compresa la differenza tra una bambola e una bambina>>.
Inoltre, il desiderio di vedere i bambini crescere il più in fretta possibile allo scopo di recuperare le precedenti abitudini a volte suggerisce di considerarli già grandi, maturi e affidabili e di sorprendersi parecchio quando l’evidenza dimostra che non è così.
<<Si tratta di un vero e proprio furto d’infanzia che può avere ripercussioni anche importanti nella fasi successive della crescita. I bambini non sono adulti in miniatura che hanno come unica differenza con i grandi una statura inferiore, ma sono personcine che devono compiere gradualmente un percorso di evoluzione i cui tempi vanno rispettati>>.
I rischi di lasciarli soli
I rischi, anche mortali, che corre un bambino che rimane da solo in auto sono numerosi e sussistono a prescindere dal fatto che sia legato nel suo seggiolino o libero nei sedili anteriori o posteriori. Così come sono tanti i pericoli, che possono mettere a repentaglio la sua vita, a cui viene esposto se viene lasciato in casa senza nessuno.
In auto
- colpo di calore
- disidratazione
- soffocamento
- attacco di panico, con conseguenti azioni inconsulte
- trauma da abbandono
In casa
- cadute
- scossa elettrica
- scottature
- emergenze che non sa gestire
- malori
- attacchi di panico, ansia
- contatto con malintenzionati che chiedono di entrare
- trauma da abbandono
Cosa dice la legge
La sicurezza dei bambini è una priorità assoluta e la giurisprudenza non lascia dubbi al riguardo.
L’articolo 591 del Codice penale recita che chiunque abbandoni una persona minore di 14 anni (o incapace) di cui abbia la custodia o debba avere cura è punibile con la reclusione da 6 mesi a 5 anni.
Ma attenzione: per “abbandonare” non si intende solamente lasciare per sempre, ma mettere il bambino in una situazione di pericolo, anche temporanea. Vuol dire che anche pochi minuti possono rientrare nel reato di abbandono, se in questo breve arco di tempo il bambino viene esposto a un rischio che è possibile prevenire (farlo sporgere da un parapetto, per esempio).
Per quanto riguarda il limite dei 14 anni, va sottolineato che, comunque, i genitori devono sempre valutare il grado di maturità dell’adolescente e la sicurezza della circostanza in cui viene lasciato solo. Un 15enne che non è sufficientemente capace di fronteggiare un’eventuale emergenza, rimane ancora sotto la stretta responsabilità dei genitori.
I seggiolini salva-bebè contro il rischio di amnesie
Diverso è il caso delle amnesie temporanee, a causa delle quali è purtroppo accaduto più volte che una mamma o un papà dimenticassero il bambino in auto con la più terribile delle conseguenze.
In seguito alle tragedie dovute a questi temibili vuoti di memoria, nel 2018 è stata varata la legge n°117, entrata in vigore il 7 novembre 2019, e detta Legge Salva-bebè. La normativa ha reso obbligatorio l’uso di dispositivi anti-abbandono per tutti i conducenti di veicoli che trasportino bambini di età inferiore ai 4 anni.
Scopri quali seggiolini auto sono a norma
Il sistema, che deve essere conforme alle direttive europee, consiste in un meccanismo che avvisa il conducente quando il bambino resta solo in auto. In pratica, il conducente che esce dall’auto lasciando solo il bambino nell’abitacolo riceve sul cellulare un segnale di allarme. Nel caso di mancato rispetto di questa legge, i conducenti rischiano sanzioni economiche e la decurtazione di punti-patente. Per le recidive è prevista la sospensione temporanea della patente.
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In breve
Il caso dei genitori che si sono allontanati per fare la spesa lasciando la figlia piccolissima chiusa in auto è un segnale di trascuratezza che, oltre a indignare, deve far riflettere sul fatto che, quando arriva in casa un bambino, non si può più continuare a vivere secondo l’estro del momento, senza tenere conto che il nuovo assetto familiare impone, giocoforza, cambiamenti.
