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Gli abusi sui minori sono episodi devastanti che causano dolore, rabbia, sconforto. In modo forse ancora più intenso quando avvengono all’interno della famiglia.
Il recente caso di cronaca della ragazzina che ha scoperto le sue foto intime sul pc della madre fa tornare a parlare di violenza sessuale e pedopornografia, ma questa volta all’interno della famiglia.
Secondo quanto emerso dalle indagini, un uomo ha denunciato l’ex compagna dopo che la figlia ha trovato, nel pc della madre a Treviso, delle foto intime sue ma anche dei cuginetti di 5 e 8 anni. La donna scambiava con il proprio partner messaggi e foto esplicite dei minori della sua stessa famiglia.
Un abuso di fiducia gravissimo commesso da chi, essendo madre e zia delle vittime, avrebbe dovuto proteggerle.
È infatti difficile immaginare che una figura familiare, femminile oltretutto, possa avere comportamenti così profondamente lesivi della dignità e della crescita di minori. Nel caso dei tre ragazzini abusati, non si è verificata una violenza fisica vera e propria, ma c’è stata una violazione profonda e dannosa della sfera intima.
L’abuso sui minori quindi non è solo quello che si verifica con la violenza, a livello fisico e sessuale, ma anche quello che mostra l’intimità, la cosa più preziosa che esista, con immagini rubate. Soprattutto se la si ruba a minorenni o addirittura a bambini, soggetti particolarmente vulnerabili.
L’abuso può avvenire anche in famiglia
I casi di maltrattamenti di minori sono purtroppo in aumento, come riferisce il Garante per l’Infanzia partendo da una relazione condotta dall’organizzazione Terres des Hommes. O, forse, c’è semplicemente una maggiore sensibilità che permette che queste situazioni di abuso e violenza, un tempo nascoste, vengano alla luce.
I maltrattamenti dei bambini sono di diverso tipo, partendo dalla violenza fisica e sessuale vera e propria, per arrivare alla trascuratezza che coinvolge i diritti primari e l’educazione, fino al neglect emotivo, ossia all’incapacità di cogliere e affrontare il disagio psicologico di un bambino.
Dai dati riportati, emerge che nell’87% dei casi i maltrattamenti si verificano all’interno del nucleo familiare, da parte di persone di riferimento o che comunque dovrebbero contribuire al benessere psicofisico e alla crescita affettiva equilibrata di un bambino.
Come è stato visto nel caso di cronaca recente, questi episodi non avvengono solo in contesti culturalmente degradati, ma anche tra persone di un buon livello sociale e professionalmente affermate.
Come cogliere i segnali di disagio
“Accettare questo fatto, cioè che anche un famigliare – nonno, zio, amico fidato – o addirittura un genitore, possa essere responsabile di abuso, è molto difficile ma è un passo in avanti per prevenire situazioni pesantissime per un bambino” assicura la dottoressa Serena Mongelli, psicologa. “È necessario superare una visione anacronistica della famiglia come ambito in cui non può accadere nulla di male. Inoltre si deve combattere lo stigma della vergogna e del “non far sapere in giro i fatti propri”, fingendo di non cogliere eventuali segnali di disagio di un bambino, di qualsiasi età. Inoltre è bene ricordare che i segnali dell’abuso sui minori non sono solo quelli fisici, ma sono anche di tipo psicologico. Questi, proprio perché invisibili dall’esterno, spesso non emergono e non sono affrontati, causando cicatrici emotive che un bambino si porta dentro per tutta la vita”.
Comportamenti ipersessualizzati quindi fuori luogo per l’infanzia, regressioni come fare la pipì a letto in assenza di malattie fisiche, crisi di pianto, rifiuto di incontrare una determinata persona non vanno assolutamente sottovalutati. Può essere che non nascondano un abuso reale, ma è importante andare a fondo, parlandone con il pediatra o con una psicologa infantile.
Soprattutto è importante vigilare con attenzione discreta, senza porre al bambino domande troppo dirette che potrebbero creargli sensi di colpa e, quindi, spingerlo a chiudersi ancora di più. Invece che chiedere al bambino o alla bimba: “ti ha fatto male? ti ha toccato?”, è meglio chiedere “raccontami, che cosa hai fatto quel giorno?”.
In caso di racconto spontaneo, vanno evitate manifestazioni eclatanti, anche se comprensibili, come pianto e rabbia davanti al piccolo. Potrebbe viverle come un rimprovero rivolto a lui e questo, insieme con il senso di colpa, rischia di spingerlo a non confidarsi più.
Si deve invece mantenere la calma e parlarne con un altro adulto, il pediatra, la psicologa o l’insegnante.
Leggi il nostro approfondimento sui segnali a cui prestare attenzione
Il limite che non deve essere superato
“Il neonato e il bambino piccolo vivono in simbiosi con il corpo materno, dipendono dall’adulto per la propria sopravvivenza, quindi è normale che i genitori si occupino della sfera intima per provvedere all’igiene personale anche con il bagnetto e il cambio del pannolino” continua Serena Mongelli. “Il bambino poi cresce ed è importante assecondare e favorire la sua autonomia anche da questo punto di vista. Con l’ingresso alla scuola per l’infanzia, per esempio, un bambino deve saper già provvedere da solo alle sue esigenze primarie nell’uso del bagno, in presenza eventualmente di un adulto che vigila per ragioni di sicurezza e che interviene solo in caso di necessità”.
È a questa età che inizia a formarsi il concetto di intimità: ciascuno di noi ha, nel corpo, zone assolutamente personali, solo nostre, che non devono essere né toccate né viste da nessuno senza il nostro consenso.
Un luogo dove può e deve arrivare solo la nostra mano, mai quella di un’altra persona, anche se si tratta di manovre “normali” come la pulizia personale, o di qualcosa solo apparentemente innocente come un gioco o una fotografia.
In questa fase è importante assecondare sia l’autonomia del piccolo sia il suo senso del pudore, assistendolo nelle sue manovre igieniche con discrezione, possibilmente con la mamma che segue le bambine e il papà che si occupa dei maschietti.
Educare il bambino al rispetto della propria intimità
Educare il bambino al rispetto della propria sfera intima, cioè di quello che è più profondo, personale e caro, fin dai primi anni di vita, è fondamentale perché impari a proteggersi da un abuso. Ai bambini va detto chiaramente che un “gioco”, che preveda l’invasione delle proprie zone più segrete e personali, da parte di un’altra persona, non deve assolutamente essere accettato. Il discorso vale soprattutto nel caso degli adulti o delle persone più grandi, perché si deve far capire che gli adulti non giocano con i bambini, soprattutto in quel modo.
Per i piccoli non è facile comprendere la differenza tra quello che è gioco realmente innocente e quello che invece sfocia nell’abuso. Per questo, vanno educati a capire. Un gioco che si fa tutti insieme, all’aperto, in presenza di altri, come per esempio con il pallone o il nascondino, oppure foto scattate a una festa di compleanno e condivise con altre famiglie non portano con sé nulla di brutto e pericoloso.
Diverso è se il “gioco” avviene a due, tra adulto e bambino, in un luogo separato e nascosto e prevede l’intrusione nel proprio ambito personale e intimo, sia che questo avvenga con il contatto fisico vero e proprio, sia attraverso un dispositivo, come lo smartphone.
Il piccolo deve imparare a non fidarsi mai di espressioni del tipo: “è un segreto tra noi due”, perché deve capire che tra un adulto e un bimbo o bimba non possono e non devono esserci segreti e che una persona grande non può essere amica di un bambino senza che gli altri lo sappiano.
In questo caso è fondamentale che si abitui a confidarsi subito con una persona della quale si fida ciecamente, con la quale il rapporto sia limpido e sano.
In breve
Gli abusi sui minori non avvengono solo in contesti degradati, ma anche in famiglie insospettabili. È importante abituare i piccoli a capire che certe intrusioni nella sfera intima non vanno accettate. Inoltre si deve vigilare per cogliere eventuali segnali di disagio.
Fonti / Bibliografia
- Maltrattamenti su bambini e adolescenti: aumentati in Italia del 58% in cinque anniPresentata la III Indagine nazionale di Autorità garante, Terre des hommes e Cismai. Quasi 114 mila le vittime, l’87% dei casi registrato in famiglia
- Forme cliniche dell'abuso sui minori - Ospedale Pediatrico Bambino GesùLa famiglia deve saper identificare quei comportamenti anomali nei piccoli che possono celare qualunque tipo di abuso, fisico, psicologico o sessuale e rivolgersi allo specialista
