Come insegnare l’empatia e il rispetto dell’altro fin da piccoli

Roberta Raviolo A cura di Roberta Raviolo, con la consulenza di Serena Mongelli - Dottoressa specialista in Psicologia Pubblicato il 02/04/2026 Aggiornato il 02/04/2026

Fornendo esempi positivi e stimolando i bambini ad esprimere le proprie emozioni, soprattutto quelle negative che provocano frustrazione e insicurezza.

Educare all'empatia

Educare all’affettività e all’empatia è un tema più che mai attuale, soprattutto dopo gli ultimi episodi di cronaca che hanno visto protagonisti ragazzini giovanissimi, in entrambi i casi di tredici anni. Oltre all’episodio dell’adolescente che ha accoltellato l’insegnante, si è parlato di un altro ragazzo che ha rapinato un ufficio postale usando una pistola giocattolo.

Educare al rispetto degli altri e all’empatia non è semplice, ma è importante che gli educatori – quindi i genitori, gli insegnanti e gli adulti in genere – lo facciano fin dall’infanzia.

È nei primi anni di vita che si pongono le basi per uno sviluppo emotivo equilibrato, per imparare il rispetto dell’altro e dei limiti sociali. L’educazione affettiva è importante anche per sapere gestire le normali frustrazioni in modo costruttivo e sviluppare competenze sociali adeguate.

Da dove partire e che insegnamenti dare in base all’età

Atteggiamenti come la critica dei giovani d’oggi e attribuire la responsabilità ai social è semplice, ma non è un approccio corretto. Si deve invece partire prima, dagli anni dell’infanzia e della scuola, quando il bambino è ormai completamente uscito dalla dimensione esclusiva della famiglia e inizia a rapportarsi con i coetanei e con adulti di diverso tipo.

Può quindi avvertire nuove emozioni, non necessariamente positive: spesso compaiono problemi di ansia, forme di antipatia che possono sfociare in aggressività, difficoltà ad accettare le regole e, di conseguenza, sentimenti di frustrazione che non sa ancora gestire in modo corretto.

In questa finestra temporale, è fondamentale mettere in atto interventi e insegnamenti che aiutino il bambino a dare un nome a queste sensazioni, a riconoscerle, accettarle e a trasformarle in qualcosa che non sia negativo per sé e per gli altri.

Il ruolo della finzione nell’educazione affettiva

“Questo può avvenire in modo molto efficace in una dimensione sospesa, di finzione, come per esempio quella dei racconti e delle favole” spiega la psicologa Serena Mongelli. “In contesti fittizi, dove ci sono personaggi buoni e cattivi, situazioni piacevoli o difficili, un bambino affronta tematiche complesse in modalità protetta, imparando a riconoscere emozioni che gli appartengono o che competono ad altri. In questo modo impara a dare un nome a questi sentimenti, a esteriorizzarli  e quindi ad aprirsi a spazi di confronto e di incontro con quello che sente sì diverso, ma meno ostile”.

In una fase come la scuola dell’infanzia o la primaria, questo ruolo appartiene anche agli insegnanti, che non devono limitarsi a impartire regole o nozioni, ma rivestono una funzione di educazione affettiva essenziale, soprattutto nei contesti in cui la famiglia sia carente per le più varie ragioni e si rischi quindi un vuoto educativo che porta alla violenza.

Spiegare l’empatia attraverso i personaggi delle favole

Gli esempi fittizi e la dimensione delle favole, dei cartoni animati o dei film sono utili anche per insegnare l’empatia, ossia l’ascolto emotivo delle sensazioni degli altri, avvertendole come proprie e condividendole. In questo processo, la mediazione dell’adulto è essenziale per aiutare il bambino ad andare oltre la semplice descrizione di un carattere o di un personaggio. “Pensiamo per esempio al lupo cattivo o alla principessa triste. Il piccolo va guidato a comprendere che cosa c’è dietro certi comportamenti e modi di essere” chiarisce la dottoressa Mongelli. “Il lupo può essere così perché da piccolo era il più debole e quindi ha dovuto tirare fuori i sentimenti peggiori per essere accettato. La principessa è triste perché troppo timida per farsi amici e quindi soffre. Fornendo la spiegazione, il bambino capisce che alcune situazioni appartengono anche a lui e, quindi, è portato a essere emotivamente vicino ai personaggi della finzione, trasponendo poi le stesse emozioni positive, la stessa apertura nella realtà”.

Mostrare il rispetto verso gli altri in modo pratico

Anche il rispetto, sia delle altre persone sia dei ruoli che queste rivestono in ambito sociale, parte dalla capacità di immedesimarsi in essi. Ecco perché le regole, che sono essenziali per una crescita corretta e per dare sicurezza a se stessi e agli altri, nel bambino vanno accompagnate da una spiegazione concreta. Accettarle passivamente può contribuire a generare dubbi, insicurezza, frustrazione perché un bambino, in quanto piccolo, non ha strumenti cognitivi ed emotivi abbastanza maturi per fornirsi risposte da solo.

Di conseguenza, non va bene dire: non devi prendere la matita del tuo compagno perché è sua e basta. Un’affermazione secca non esaurisce l’esigenza del bambino, che può avvertire un rifiuto e una chiusura, soprattutto in questo periodo storico che vede bambini già molto attenti alle sfumature e ai condizionamenti esterni.

È meglio invece accompagnare la regola con una spiegazione: “non si devono prendere gli oggetti degli altri perché questo li farebbe soffrire. Invece è bello chiedere se puoi prenderli in prestito, ringraziando e puoi offrire qualcosa in cambio. In questo modo farai felice il tuo amico”.

Dare l’esempio 

Sotto questo aspetto, l’esempio degli adulti è essenziale. È vero che sia i genitori, sia gli educatori e gli insegnanti a volte hanno poco tempo e mille problemi, ma una qualsiasi reazione va accompagnata da una seppur breve spiegazione che coinvolga la sfera emotiva.

Anche questo aiuta sia all’empatia, sia a evitare la nascita di insicurezza e frustrazione. “Non ho tempo, adesso non posso seguirti” può far sentire un bambino non visto e non ascoltato, soprattutto se la situazione si ripete più volte. È sufficiente però aggiungere un sorriso e cambiare la frase in “non è colpa tua, ho tante cose da seguire e sono un po’ nervosa. Appena ho finito avremo il nostro tempo insieme”, per modificare lo sguardo verso il piccolo, per accorciare le distanze.

Lo stesso atteggiamento, poco alla volta, lui stesso imparerà a metterlo in pratica con gli altri.

 
 
 

In breve

Utilizzando racconti, favole, esempi fittizi è possibile far maturare nei bambini, fin dai primi anni, consapevolezza affettiva. Questo li aiuta a trasformare le emozioni negative in qualcosa di costruttivo, anche per il futuro.

 

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