Educare al coraggio: come spiegare la violenza ai bambini e quando intervenire

Roberta Raviolo A cura di Roberta Raviolo, con la consulenza di Serena Mongelli - Dottoressa specialista in Psicologia Pubblicato il 16/04/2026 Aggiornato il 16/04/2026

Se si assiste a un episodio di vandalismo o violenza è bene non girarsi dall'altra parte, ma avvisare le forze dell'ordine senza porsi in una situazione di pericolo. Ai bambini si deve spiegare la situazione in modo semplice e diretto

Educare al coraggio: come spiegare la violenza ai bambini e quando intervenire

Il recente episodio di violenza che ha coinvolto un papà di Massa, in Toscana, riaccende i riflettori sulla violenza tra i giovani e su quanto possano i genitori fare nell’educazione dei figli. Intervenuto per fermare alcuni giovani che compivano atti di vandalismo verso un negozio, Giacomo Bongiorni è stato raggiunto da calci e pugni che ne hanno provocato la caduta a terra e un trauma cranico così serio da ucciderlo.

Il figlio di soli 11 anni era presente e ha assistito alla scena in cui il padre veniva colpito fino a perdere i sensi. Il ragazzino si porterà dietro per molto tempo le conseguenze psicologiche di questo episodio.

Spiegare ai bambini la violenza è un compito che nessun genitore vorrebbe affrontare, perché significa mettere i più piccoli davanti alla consapevolezza che il mondo può essere molto brutto. È però necessario farlo perché, nel corso della vita, capita a tutti di entrare in contatto con episodi che non si vorrebbero mai affrontare. 

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Il dilemma tra valore e azione

Quando si assiste a un episodio di vandalismo, oppure di vera e propria violenza verso animali o persone, la prima reazione è intervenire per arginare la situazione. Fare finta di non vedere non è un atteggiamento da buon cittadino con senso civico e in alcuni casi, per esempio se c’è una persona ferita, si può anche rischiare il reato di omissione di soccorso.

Per molti, l’istinto – giustamente – spinge a intervenire subito, ma è fondamentale sapere come agire per evitare di subire danni a propria volta. Il discorso vale soprattutto se si è insieme a un bambino oppure a una persona fragile della quale si ha la responsabilità, come è successo nell’episodio di Massa. 

Tutelarsi come individuo è fondamentale, in modo particolare se siamo in presenza di figli piccoli che potrebbero subire le conseguenze fisiche o psicologiche di azioni avventate” raccomanda la psicologa Serena Mongelli. “Si deve valutare la situazione, nella consapevolezza che purtroppo la violenza esiste e che le persone che ci troviamo davanti possono essere armate, o avere una reazione violenta in modo imprevedibile”.

Un atteggiamento vigile ma cauto, insomma, è la scelta migliore per tutelare se stessi senza però restare indifferenti davanti a un atto vandalico o peggio ancora a una violenza verso un essere vivente.

Quando agire

È bene essere consapevoli che il danneggiamento di proprietà privata (come un’auto o un negozio) oppure di un bene pubblico (edifici, alberi, giardini) è disciplinato dall’articolo 635 del codice penale e prevede una multa in denaro o un periodo di reclusione.

Di conseguenza, il cittadino che assiste a un episodio di questo tipo può e deve intervenire, ma senza esporre se stesso e altre persone a rischi. Non dovrebbe agire personalmente, soprattutto se i vandali o i violenti sono in gruppo, sono armati o evidentemente pericolosi. È infatti essenziale tutelare la propria incolumità.

È opportuno invece contattare immediatamente il 112, ossia carabinieri o polizia per segnalare l’episodio.

Inoltre è importante fornire una documentazione del fatto avvenuto, cercando di memorizzare se possibile i volti dei personaggi violenti, oppure dettagli dell’abbigliamento, eventuali veicoli utilizzati per la fuga, la direzione e altre indicazioni utili alle forze dell’ordine.

Mantenendo le distanze, è consigliabile scattare foto o video dell’accaduto, anche in questo caso senza mettersi in situazioni di pericolo. Infine, sarebbe importante avere alcuni testimoni, persone presenti che possono confermare l’avvenuto vandalismo o violenza. Infine è bene tenere presente che spesso in zona esistono telecamere di sorveglianza pubbliche o private che possono documentare l’accaduto.

L’episodio va segnalato appena possibile alle forze dell’ordine, non oltre i 90 giorni, anche online.

Cosa fare in presenza dei figli

Un atteggiamento attento ma cauto va mantenuto sempre e in modo particolare se ci sono bambini che possono subire le conseguenze di violenza da parte di persone aggressive.

La violenza può non solo esplicarsi sul piano fisico, ma anche su quello psicologico: vedere infatti un proprio genitore o una persona cara essere aggredita o ferita può comportare nei bambini conseguenze come il disturbo post traumatico da stress

La violenza, d’altra parte, purtroppo esiste ed è essenziale fornire ai piccoli indicazioni di comportamento. Fingere che il male non esiste è facile, ma sposta solo il problema più avanti, quando potrebbero trovarsi in situazioni difficili e non sapranno come comportarsi.

È essenziale assumersi le responsabilità di educare con maggiore consapevolezza le nuove generazioni, sia per spiegare ai bambini la violenza, sia per educarli a non commettere loro stessi atti di vandalismo.

Il problema nasce dall’assumersi le proprie responsabilità educative, che spettano alla famiglia sempre, fin dalla prima infanzia e, poi, durante l’adolescenza fino alla maggiore età, per formare individui educati al rispetto e consapevoli delle conseguenze.

“Nel discorso sociale contemporaneo, i genitori non sanno più come gestire le situazioni difficili, che possono andare dalla spiegazione di un fatto violento al dire un no ai figli, che siano piccoli o già adolescenti” avverte la dottoressa Mongelli. “Si è passati nel giro di pochi anni da un eccesso all’altro, dalle punizioni estreme al non saper porre limiti e dire qualche no. Questo porta alla formazione di individui che non hanno consapevolezza della differenza tra bene e male, che possono quindi commettere atti violenti o vandalici perché non sono stati abituati a riconoscerli”.

Cosa spiegare ai figli

Per questo motivo, gli adulti devono riappropriarsi del ruolo educativo imparando a gestire la normale frustrazione che deriva dall’atteggiamento capriccioso del bambino piccolo o alla supponenza sfidante tipica dell’adolescenza.

“Ovviamente è più facile non fornire spiegazioni per i fatti spiacevoli, così come dare brutte notizie ai bambini, perché spiegare situazioni complesse e dolorose mette in difficoltà anche i genitori. Tuttavia è essenziale parlare con i figli in modo appropriato, con un linguaggio alla loro portata e servendosi di esempi che possano comprendere” aggiunge la psicologa.

Bisogna comportarsi con naturalezza, spiegando che ci sono persone maleducate che fanno cose che non devono essere accettate.

Si può spiegare ai bambini la violenza anche attraverso un racconto, per esempio dicendo: “Ti insegno una parola nuova, cioè vandalismo. Significa danneggiare le cose degli altri, causando dispiacere alle persone. Se un amico rompe la tua bicicletta, tu soffri. Non devi mai imitarlo”.

In questo modo si insegna anche ai bambini l’empatia verso gli altri. Va chiarito inoltre che cosa fare nel caso si assista a situazioni di violenza o vandalismo nel quotidiano, per esempio a scuola o nel gruppo di amici.

Alcuni comportamenti che causano danno, dolore, disagio non vanno mai accettati. Per contrastarli, non si devono mettere in atto reazioni violente, perché ci si comporterebbe in modo sbagliato.

Si deve sempre fare riferimento a un adulto (l’insegnante, un genitore, un educatore) che deve poi sapere gestire la situazione. In questo modo capirà che esistono figure di riferimento autorevoli, alle quali demandare la responsabilità.

Questa è anche la strada giusta per far capire ai più piccoli come comportarsi in situazioni di bullismo.

Crescere bambini sereni: la nostra intervista a Paolo Crepet

 

Photo by Rosivan Morais for pexels

 
 
 

In breve

Non è facile spiegare la violenza ai bambini, ma con le parole giuste di deve far capire loro che non bisogna accettare le situazioni di sopraffazione che causano sofferenza e che si deve parlare con un adulto

 

Fonti / Bibliografia

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