Argomenti trattati
Alla fine è stato realmente celebrato davanti a un pubblico di 6000 fan il tanto atteso matrimonio dei Me contro Te, il duo palermitano di Youtuber, al secolo Luigi Calagna e Sofia Scaglia che dal 2014 produce contenuti per bambini.
Il 5 settembre 2026 si è svolto infatti The Wedding – Lo Show all’Unipol Dome di Milano. Perché il matrimonio dei due giovani creator, popolarissimi tra i più piccoli grazie alle migliaia di contenuti divertenti sui social nonché per i loro seguitissimi spettacoli dal vivo, non è stata una cerimonia tradizionale bensì un vero e proprio evento che ha trasformato un momento intimo in uno spettacolo con musica e coreografie.
Il messaggio è semplice, sia pur nascosto tra le righe: chi voleva esserci doveva pagare, o meglio dovevano farlo i genitori dei piccoli fan.
Il costo del biglietto oscillava dai 48 ai 110 euro con un extra di 250 euro in più per il cosiddetto Meet&Greet, ovvero la possibilità di fare una foto con i neosposi.
Monetizzare un sacramento
«Ci sono molte ragioni per criticare la decisione del duo Me contro Te di fare del loro matrimonio un vero e proprio spettacolo con tanto di biglietto di ingresso da pagare per partecipare a quella che più che una cerimonia si annuncia come un vero e proprio show» commenta Serena Mongelli, psicologa e psicoterapeuta con approccio lacaniano, specializzata sui bambini.
«La prima riguarda il fatto che con questa scelta, che all’occhio adulto è ovviamente una pura operazione di marketing, si veicola il messaggio che un momento intimo e importante come quello del matrimonio, che dovrebbe vedere riuniti intorno a sé gli affetti più cari, siano parenti o amici, diventa un momento come un altro, un appuntamento che si può condividere con chiunque, anche di non conosciuto. A patto che la partecipazione venga pagata: il matrimonio acquista così un puro valore economico perdendo invece il suo valore profondo che lo intende come espressione dell’amore condiviso tra due persone».
Strumentalizzazione dei piccoli e devoti fan
«L’operazione di marketing messa in atto dai Me contro Te con il loro matrimonio spettacolo è tanto più deprecabile quanto più sfrutta l’interesse ingenuo di bambini traducendo l’affetto che da sempre il mondo infantile mostra verso di loro in un guadagno» continua l’esperta.
In termini economici, sicuramente, ma anche di fama: in una fase delicata della carriera, quando tenere alto l’interesse verso di loro è diventato più difficile rispetto a una decina di anni fa quando l’offerta di contenuti destinati al pubblico infantile era decisamente più ridotta, un evento straordinario come un matrimonio spettacolo può diventare un forte catalizzatore di interesse.
E riportare così i riflettori sugli sketch di Luì e Sofì che di recente sembravano aver perso di appeal tra le nuove generazioni attratte da molti altri nomi che sui social, al cinema e alla TV si rivolgono ai più piccoli.
«Il problema è che di tutto questo possono avere contezza gli adulti ma non certo i bambini che interpretano questo matrimonio come un evento di cui vogliono essere partecipi, proprio come agli spettacoli che i Me contro Te fanno nei teatri, per essere il più possibile vicini a quelli che considerano come amici» continua la psicologa.
Merchandising selvaggio
Il costo di accesso al matrimonio-show non è dunque l’unica “spesa” a cui vanno incontro i genitori. All’interno dell’Unipol Dome infatti, l’evento è supportato da un merchandising intenso: dal cerchietto con velo a 20 euro alla fascetta “The Wedding” a 10 euro, fino alla t-shirt da 35 euro e alle classiche bacchette luminose.
Con i primi 2.000 pezzi andati rubati nel giro di poche ore, l’iniziativa ha dimostrato una macchina commerciale studiata al millimetro.
Un messaggio poco educativo per i bambini
Condivisibili o meno, i contenuti dei Me contro Te sono stati accolti come una forma di intrattenimento praticamente irrinunciabile per molti genitori vista la fama che il duo è riuscito a conquistarsi tra i bambini a suon di gag divertenti, giochi e sfide.
Ma sono i genitori stessi a nutrire forte dissenso nei confronti di un matrimonio proposto alla stregua di uno spettacolo. «E anche da un punto di vista educativo l’operazione è assolutamente contestabile» precisa la psicologa. «Quello che i bambini possono dedurre da una simile iniziativa è che l’amore, quello che il matrimonio dovrebbe suggellare, è una merce che si può mettere in vendita, come i biglietti di uno spettacolo, e che di conseguenza si può comprare: tutto è un oggetto di scambio e lo è anche l’affetto tra due persone».
Cos’è l’educazione al consenso e come spiegarlo ai bambini
Cosa possono fare i genitori
«In base all’età dei bambini sarebbe opportuno cercare di chiarire che il tanto decantato invito a condividere con il duo un momento unico non è altro che un’operazione di marketing messa in atto con abilità a fini puramente economici».
Occorre comunque procedere con molto tatto in questa direzione dal momento che si rischia di ferire la sensibilità dei piccoli che vivono i due personaggi come amici, persino come eroi, mostrando loro che tutto quanto sembrava da sempre essere fatto per il loro divertimento, matrimonio compreso, non è altro che un modo come un altro per portare avanti quella che è un’impresa commerciale a pieno titolo.
Per altro con grandi ricavi: un impero da 27 milioni di euro con 7 film campioni d’incasso, oltre a contratti per gadget che vanno dagli album da colorare agli zaini, dalle figurine alle uova di Pasqua. Tutto questo può risultare davvero difficile da comprendere per i più piccoli, mentre i più grandicelli possono restare delusi davanti al crollo di un mito: procedere con molta cautela è importante. È il caso comunque di provarci.
«Anche perché aderire a un’operazione come questa del matrimonio dei Me contro Te significa ancora una volta avvallare la convinzione di un numero sempre più crescente di bambini che fare l’influencer sia il lavoro dei sogni» conclude la psicologa.
In breve
Il matrimonio del famosissimo duo Me contro Te con un vero e proprio show a pagamento ha suscitato molte polemiche. Un invito che non è tale e che gioca sull’ingenuità dei piccoli lanciando un messaggio che ha ben poco di educativo.
