Inserimento al nido: come funziona, quanto dura e consigli per i genitori

Angela Bruno A cura di Angela Bruno Pubblicato il 29/08/2025 Aggiornato il 29/08/2025

Insegnare ai bambini la nuova routine di orari, avere un atteggiamento positivo, rispettare i tempi: piccole strategie per rendere questo passaggio il più sereno possibile.

Inserimento al nido: come funziona, quanto dura e consigli per i genitori

L’inserimento al nido dei bambini, o più propriamente l’ambientamento, è una fase molto importante e delicata per la crescita dei piccoli e anche per l’intera famiglia, che porta con sé emozioni talvolta ambivalenti.

Questo processo consente al bambino di fare le prime esperienze lontano dall’ambiente domestico e dai genitori, costruendo un nuovo equilibrio che include figure inizialmente estranee

Per affrontare e vincere insieme ogni timore, è indispensabile creare un ambiente aperto e comprensivo, disponibile all’ascolto. Le carte da giocare sono alla portata di tutti: dal tempo “buono” da passare insieme al ritorno da scuola alla capacità di riconoscere emozioni difficili, come la paura e la rabbia, per poi fare leva sugli aspetti positivi del rientro. Ricordandosi che spesso si sottovalutano le potenzialità dei più piccoli, che invece possono sorprendere.

Armarsi di pazienza e non avere fretta sono i primi suggerimenti. Sono momenti delicati di passaggio, che i bambini superano di solito nel giro di poche settimane. Spaventarsi e andare in crisi è inutile: si tratta di una fase transitoria.  In ogni caso, un buon inserimento comincia prima di entrare in classe.

Il ruolo dei genitori e la preparazione all’ingresso

Un buon inserimento inizia prima di entrare in classe. I genitori hanno il compito di accogliere e dare un nome alle “piccole grandi fatiche” del bambino, infondendo sicurezza ed entusiasmo. È fondamentale creare un ambiente aperto e comprensivo, disponibile all’ascolto.

Per rendere familiare questa nuova abitudine, è utile:

  1. Portare il bambino a vedere il nido, ripetere i nomi delle educatrici e passare più spesso davanti alla scuola
  2. Creare un rito mattutino per andare al nido, che infonda sicurezza, come ad esempio passare dal parco giochi o far trovare un bigliettino con un disegno in macchina
  3. Fare squadra con le educatrici, poiché la fiducia dei genitori nella struttura e nel personale crea un’alleanza positiva che il bambino percepisce, sentendosi più sicuro
  4. Coinvolgere il bambino nei preparativi, come la scelta dello zainetto o della tazza
  5. Scegliere insieme i vestiti per il nido può ridurre i capricci mattutini e dare al bambino un senso di controllo
  6. Informare il bambino sull’organizzazione familiare, ad esempio chi lo accompagnerà e chi lo verrà a prendere, poiché i bambini amano avere un’idea di ciò che accade intorno a loro
  7. Programmare la sveglia per fare colazione con calma, condividendo tempo di qualità in famiglia prima della separazione
  8. Sintonizzarsi sui nuovi orari per pasti e sonno almeno due settimane prima del rientro
  9. Leggere libri sul distacco, sul riavvicinamento e sulle emozioni
  10. Proporre il gioco imitativo per rappresentare la giornata al nido
  11. Raccontare al bambino cosa farà al nido e cosa faranno i genitori in sua assenza
  12. Decidere insieme cosa fare al rientro o prima di entrare, dedicando momenti esclusivi
  13. Rassicurare il bambino che lo si penserà durante la giornata e che anche voi sentirete la sua mancanza
  14. Evitare di sovraccaricare il bambino con altre novità o cambiamenti significativi
  15. Ricordare al bambino altre occasioni in cui ha superato paure o difficoltà, per infondere fiducia nelle sue capacità

Quanto dura l’inserimento all’asilo nido

Non si può prevedere una durata per l’inserimento del bambino al nido, ogni bambino è un mondo a sé. Dipende da molti fattori, ovvero: l’età del bambino, il suo temperamento, l’atteggiamento dei genitori, il buon funzionamento del rapporto tra nido e famiglia.

L’inserimento prevede delle tappe, che ogni bambino raggiunge in tempi diversi: avere fretta, passando da una fase all’altra prima che il bambino sia pronto, può rendere tutto più difficile. Proprio per i tempi, che a volte possono essere lunghi, è possibile che i genitori per motivi di lavoro, siano costretti a delegare l’inserimento ai nonni o alla baby sitter.

In  ogni caso è fondamentale che si tratti di una persona che conosce bene il piccolo e che il bambino riconosca come figura di riferimento.

Ambientamento al nido: metodi e svolgimento

Esistono diverse modalità di ambientamento, ma è fondamentale che si rispetti il ritmo del bambino.

1) Metodo tradizionale o graduale

I primi giorni dovrebbero essere in copresenza, con il genitore che accompagna il bambino ed è libero di sperimentare l’ambiente, potendo “rifugiarsi” da chi lo accompagna.

Arrivati in classe, è fondamentale trasmettere al bambino un senso di tranquillità e di piacere di stare al nido, le parole servono poco, meglio utilizzare un linguaggio non verbale: sorridere, togliere la giacca e posare la borsa. Poi, gradualmente, rispettando i tempi del bambino e seguendo i suggerimenti delle educatrici, lo si può incoraggiare a scoprire l’ambiente da solo.

Il genitore può mantenere una presenza più discreta man mano che il bambino acquisisce familiarità con l’ambiente e le educatrici che proporranno man mano distacchi graduali, iniziando con tempi brevi (es. mezz’ora, un’ora e poi man mano aumentando la durata).    

L’ambientamento prosegue aumentando progressivamente le ore e la durata dei distacchi, fino all’introduzione del pasto (in genere non prima della seconda settimana) e del pisolino pomeridiano.

È fondamentale salutare il bambino in modo affettuoso, non troppo sbrigativo ma nemmeno con le lacrime agli occhi, spiegandogli che il genitore si allontana ma tornerà. Allontanarsi senza salutare può minare la fiducia del bambino.

Durante l’inserimento, non sostituirsi all’educatrice né rispondere per il bambino.

Se il bambino mostra turbamento e non accetta di essere rassicurato dalle educatrici, il genitore, che dovrebbe rimanere in prossimità, va richiamato prontamente. Insistere nel calmarlo senza il genitore non favorisce una relazione positiva con l’educatrice.

2) Ambientamento Partecipato o Svedese (Metodo dei 3 giorni)

Questo approccio innovativo, adottato in Italia da alcune strutture come l’Associazione “Il Semino” dal 2017, prevede che il genitore rimanga accanto al bambino per almeno tre giorni consecutivi a tempo pieno, partecipando attivamente a tutte le routine del nido (gioco, pranzo, cambi, sonno).

L’obiettivo non è osservare dall’esterno, ma vivere insieme le esperienze quotidiane con la guida discreta delle educatrici. Questo tempo condiviso permette al bambino di esplorare l’ambiente con fiducia e al genitore di stabilire una relazione diretta con il servizio educativo.

Il vantaggio principale è che il bambino vive ogni fase della nuova quotidianità con la figura di riferimento, prima di trovarsi solo con le educatrici. Il distacco avviene solo quando bambino e genitore sono pronti, rispettando i tempi individuali. Si enfatizza l’importanza di legittimare le emozioni (paura, nostalgia, tristezza) nei momenti di passaggio, evitando frasi minimizzanti.

Questo approccio non solo riduce l’ansia dei genitori e permette al bambino di percepire l’ambiente come sicuro grazie alla presenza familiare, ma costruisce anche più rapidamente un’alleanza educativa tra famiglia ed educatori.

A lungo termine, rafforza il senso di comunità tra famiglie e nido e insegna al bambino che i cambiamenti si possono attraversare, non evitare, un regalo fondamentale per affrontare il mondo.

Gestire le Emozioni e le Difficoltà durante l’Ambientamento

L’ansia da rientro può manifestarsi in vari modi, dal pianto disperato al mattino a crisi di pianto e rabbia al rientro a casa, anche dopo una giornata tranquilla al nido. I genitori dovrebbero riconoscere e nominare queste emozioni difficili come paura e rabbia, per poi fare leva sugli aspetti positivi.

È importante non sminuire il vissuto del bambino o pretendere che manifesti solo emozioni positive, poiché ciò lo farebbe sentire sbagliato e lo porterebbe a reprimere ciò che sente.

Se il bambino piange costantemente al nido o manifesta disagio:

  • Non bisogna spaventarsi o andare in crisi; si tratta di una fase transitoria.
  • Il pianto del bambino è una comunicazione, non va ignorato o considerato manipolatorio. Bisogna interrogarsi su cosa stia comunicando (paura, dispiacere per il distacco, ecc.) per offrire la giusta rassicurazione
  • Evitare di allontanarsi mentre il bambino piange perché “tanto poi smette”; questo gli comunica che non può fidarsi e che potrebbe essere lasciato solo, aumentando la sua paura
  • Non delegare l’accompagnamento a persone diverse dai genitori solo perché il bambino “piange meno” con loro, poiché ciò non risolve l’emozione sottostante
  • Altri segnali di malessere includono vomito, inappetenza, nervosismo e difficoltà a dormire, che vanno presi in seria considerazione

Se l’ambientamento non procede come sperato, è fondamentale mantenere una connessione emotiva con il bambino e avere fiducia nella sua capacità di comunicare i propri bisogni.

In caso di disaccordo con le modalità proposte dal nido, è importante cercare un dialogo aperto e sincero con le educatrici, proponendo attivamente modalità alternative se quelle offerte non rispondono ai bisogni della famiglia. La fiducia si costruisce insieme e richiede tempo e apertura.

Come gestire il rientro per chi ha già frequentato il nido

Anche chi ha già frequentato il nido, al rientro dovrebbe fare un nuovo inserimento, sebbene nel frattempo il bambino sia cresciuto e abbia acquisito maggiori competenze: per esempio, riesce a farsi capire, cammina e mangia da solo. Ciò indubbiamente rappresenta un vantaggio che gli farà affrontare le difficoltà con un atteggiamento più sicuro e quindi anche suscitare meno apprensione da parte dei genitori.

L’ansia da rientro può, però, manifestarsi in molti modi, il più evidente è il pianto disperato al mattino, in particolare nel momento di vestirsi e di uscire. Può anche capitare che il piccolo al nido abbia un comportamento tranquillo, ma poi, rientrando a casa, si lasci andare a crisi di pianto e di rabbia. Come se al mattino si rassegnasse all’idea di andare all’asilo, attendendo di “vendicarsi” al ritorno con la mamma.

Anche in questi casi bisogna adottare alcune strategie per aiutare il piccolo all’ambientamento:

  • Sintonizzarsi su nuovi orari per i pasti e per il sonno almeno due settimane prima del rientro
  • Ricordare al bambino gli episodi concreti, che testimoniano quanto gli piaceva andare all’asilo e quante attività e giochi divertenti faceva insieme agli altri bimbi, magari elencando i nomi dei compagni più cari
  • Programmare il reinserimento al nido in maniera graduale: con orario ridotto, da allungare in modo progressivo e senza fretta.

A quale età far iniziare il nido ai bambini

Per quanto riguarda l’età, la scelta del nido è più un’esigenza dei genitori che del bambino, sebbene possa essere un’esperienza positiva per il piccolo.

  • Bambini sotto gli 8 mesi: alcuni consigliano questa età per anticipare la “paura dell’estraneo” e l’ansia da separazione. Tuttavia, in questa fase i bambini necessitano di calore, contatto e protezione, e una soluzione uno a uno con una figura di accudimento stabile potrebbe essere preferibile
  • Intorno a 1 anno: questa età può coincidere con l’avvio dell’esplorazione fisica e sociale, rendendola un momento ragionevole per l’inserimento
  • Intorno a 2 anni (18-24 mesi): a questa età il bambino potrebbe aver raggiunto la maturazione e la sicurezza ideali per vivere a pieno l’esperienza del nido

Tuttavia, l’età anagrafica non è l’unico fattore. Contano anche le esperienze di vita del bambino, le opportunità di movimento, interazione e contatto con le figure di accudimento, e le caratteristiche del nido (es. micronido per i più piccoli, spazi più ampi per i più grandi).

 
 

In breve

L’inserimento al nido dei bambini è un passaggio molto importante per la loro autonomia e crescita, per questo motivo c’è bisogno di tutto il sostegno emotivo della famiglia. Atteggiamenti positivi, incoraggiamento e sintonia con gli educatori sono fondamentali per una buona riuscita dell’inserimento che comunque non ha una durata precisa, ma dipende da come vive il cambiamento il bambino.

 

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