Nuovo calendario scolastico: la proposta della Santanchè di ridurre le vacanze estive

Alberta Mascherpa A cura di Alberta Mascherpa Pubblicato il 27/01/2026 Aggiornato il 02/02/2026

Tra i genitori e sui social se ne parla da tempo. Pur essendo una proposta valida, trova serie difficoltà di attuazione a causa del clima e dell'adeguamento economico degli insegnanti.

Nuovo calendario scolastico: la proposta della Santanchè di ridurre le vacanze estive

Cambiare il calendario scolastico? È quello che da tempo chiedono molti genitori che si ritrovano puntualmente, ad ogni fine di anno scolastico, una lunga estate senza scuola da riempire con diverse attività che pesano di gran lunga sul budget familiare.

Nel dibattito si è inserita di recente la ministra del Turismo Santanchè con la sua proposta di ridurre le vacanze estive.

Il ministro dell’Istruzione e del Merito Valditara, interpellato a tal proposito, ha dichiarato che nulla è stato ancora discusso e deciso sul tema. Restano poi una serie di problematiche da affrontare, che riguardano in modo particolare l’edilizia scolastica, perché un cambiamento del calendario scolastico possa concretizzarsi.

Il nuovo calendario scolastico sul modello di quello francese

Il modello di riferimento potrebbe essere quello della scuola francese e che comporta quindi l’inizio della scuola ai primi di settembre e finisce ai primi di luglio con tre pause durante l’anno di due settimane:

  1. a fine ottobre
  2. a febbraio
  3. ad aprile

Un calendario così distribuito affatica sicuramente di meno bambini e ragazzi evitando per altro che il lungo stacco estivo comporti un’eccessiva difficoltà alla ripresa scolastica. 

Riduzione delle vacanze estive

La ministra Santanchè non si è espressa con precisione in merito alle modifiche del calendario scolastico. Voci che circolano parlano di una riduzione del periodo delle vacanze estive di una decina di giorni che andrebbero poi distribuiti nell’arco dell’anno a discrezionalità delle Regioni.

Gli altri periodi di vacanza, ovvero Natale e Pasqua, rimarrebbero invariati.

Va ricordato infatti che, al di là dei 200 giorni di attività scolastica stabiliti come obbligatori, sono le Regioni a decidere come gestire il calendario dell’anno scolastico.

Si potrebbe quindi ipotizzare che sulla base della proposta della ministra le regioni che si affacciano sul mare potrebbero decidere di lasciare il calendario così come è attualmente per sfruttare al massimo il periodo estivo mentre quelle montane potrebbero dilatare le vacanze natalizie o prevedere una settimana di stop scolastico nel pieno della stagione sciistica.

La proposta della Santanchè: pro e contro

Quella della ministra Santanchè è stata una dichiarazione che non ha mancato di suscitare dibattiti e polemiche: creare un nuovo calendario scolastico, infatti, è un tema scottante di cui da tempo si discute, non tanto a livello istituzionale quanto tra tutti coloro che, dalle famiglie ai professionisti, ruotano attorno al mondo della scuola.

La dichiarazione della ministra, nel corso del Forum Internazionale del Turismo tenutosi di recente a Milano, propone di destagionalizzare il turismo e arginare il fenomeno dell’overturism che tanto fa discutere negli ultimi tempi.

Il costo economico di un’estate senza scuola pesa e non poco sul budget familiare rischiando per altro di accentuare il divario di classe tra chi può offrire molto ai figli durante la pausa e chi, per carenza di mezzi, può semplicemente lasciarli a casa.

In questo senso redigere un nuovo calendario scolastico può essere sicuramente una proposta valida.

Ma la motivazione che deve muovere il cambiamento deve essere ben chiara. È naturale che Santanchè, in qualità di ministra del Turismo, abbia a cuore il proprio comparto e interpreti così la riforma del calendario scolastico come un modo per promuoverlo.

Ma per chi invece opera nel mondo della scuola, il rinnovamento del calendario dovrebbe essere dettato da esigenze educative così da favorire l’apprendimento e il benessere degli alunni.

Per questo mettere a punto un nuovo calendario non può essere una decisione che si risolve in poco tempo ma dovrebbe nascere da una riflessione condivisa che coinvolga tutte le figure che ruotano attorno al mondo della scuola e dell’educazione.

Questo per evitare che un’eventuale riforma del calendario sia subordinata ad esigenze diverse da quelle didattiche che devono sempre restare centrali qualsiasi sia il cambiamento di cui si discute in ambito scolastico.

Edilizia scolastica e cambiamento climatico

Un cambiamento del calendario scolastico che preveda un maggior numero di giorni di scuola durante il periodo estivo deve necessariamente fare i conti con un problema sostanziale e non più trascurabile: il cambiamento climatico.

Già di per sé buona parte dell’Italia vive estati decisamente calde, ma di recente le ondate di calore che iniziano sempre più precocemente interessano l’intera Penisola.

Gli edifici scolastici non sono attrezzati in modo tale che le lezioni possano proseguire in serenità e in sicurezza, per alunni e insegnanti, in periodi di caldo torrido. E in Italia le proposte di outdoor education, cioè di attività didattiche da svolgere all’aperto invece che nelle aule e che risolverebbero almeno in parte il problema del caldo, trovano ben poco spazio nei programmi scolastici. 

Le condizioni ambientali restano quindi un limite oggettivo ad ogni possibile riforma del calendario. Cambiare il calendario scolastico rimane in ogni caso una priorità che si affianca però ad altre priorità che necessitano di essere affrontate insieme se si vuole che la scuola ne tragga il maggior vantaggio possibile. 

Insegnanti e genitori

Un’eventuale riforma del calendario scolastico va sempre pensata nel contesto globale della società in cui si inserisce. Occorre tenere conto quindi del comparto insegnante che già da tempo reclama un adeguamento economico che dia valore alla professionalità e che diventa più che mai necessario davanti a una maggior richiesta di disponibilità.

Sul fronte dei genitori il tema del lavoro è altrettanto scottante: “spezzettare” le vacanze necessita di interventi sul tema della possibilità di assentarsi dal lavoro sia per le madri e ancora più per i padri; nel momento in cui per esigenze lavorative non si possa stare con i figli, il rischio concreto è quello di ritrovarsi nei periodi di chiusura della scuola durante l’anno con gli stessi problemi che si affrontano in estate.

In ogni caso, in attesa che si discuta seriamente di un nuovo calendario scolastico rimane forte la richiesta da parte di molti genitori di tenere aperte il più possibile le scuole durante il periodo estivo, con attività extrascolastiche, per venire incontro alle esigenze delle famiglie in cui entrambi i genitori lavorano e non hanno possibilità o disponibilità di affidare ad altri i figli.

 
 
 
 

In breve

La proposta della ministra Santanchè di cambiare il calendario scolastico, dettata dall’esigenza di destagionalizzare il turismo, intercetta un’esigenza da tempo sentita dai genitori. Il ministro Valditara in ogni caso ha dichiarato di non aver preso ancora in considerazione il tema del calendario che resta quindi “caldo” ma al momento senza una reale proposta di cambiamento.

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