Argomenti trattati
«Quello della consegna delle pagelle alla scuola primaria è per i bambini un momento carico di emozioni: suscita attesa, curiosità e anche una certa preoccupazione» spiega Giovanna Giacomini, pedagogista, formatrice e ideatrice del paradigma pedagogico Scuole Felici®.
«Succede lo stesso per i genitori che spesso approfittano del momento degli scrutini alla scuola primaria per fare una sorta di bilancio e manifestare preoccupazione se già si è presentato qualche intoppo nel percorso scolastico».
I passi da fare? Cercare di capire prima di tutto il valore dei giudizi descrittivi che, nella loro complessità, riportano molte informazioni utili. Importante poi spiegare ai bambini che cosa sono i giudizi, come sottolinea la psicologa Serena Mongelli. Serve poi “tradurli” in un linguaggio adatto ai bambini perché possano comprenderli e cercare di incoraggiarli, evitando frasi che, sia pur dette con un buon intento, non portano benefici, ma al contrario possono mettere in discussione il valore di un bambino e minare la sua autostima.
I giudizi descrittivi e i criteri di valutazione
È sicuramente più immediato capire il significato di un voto numerico. «I giudizi descrittivi nelle pagelle della scuola primaria, pur essendo decisamente più complessi da comprendere, nascono proprio con l’intento preciso di evitare un giudizio per così dire definitivo come quello che viene dato da un voto» commenta la pedagogista.
«La pagella, infatti, non nasce per giudicare, ma per offrire una narrazione articolata del percorso di apprendimento del bambino: mentre il numero tende ad indicare quanto un bambino vale focalizzandosi sul risultato, il giudizio dà conto di come sta imparando e di quale strada sta percorrendo per raggiungere un determinato obiettivo» conclude la pedagogista.
Un giudizio descrittivo analizza:
- da dove un bambino è partito nel suo processo di apprendimento
- i progressi che sta facendo per raggiungere un obiettivo
- i punti di forza del bambino
- le aree che necessitano di miglioramento
Capire le pagelle insieme ai figli
«Spesso gli stessi genitori, e a maggior ragione quindi i bambini, faticano a decodificare i giudizi descrittivi» continua la pedagogista. «Il primo passo è quindi quello di entrare nella logica del giudizio partendo dal presupposto che può fornire molte più informazioni sul bambino rispetto a un semplice voto: racconta infatti come affronta un compito, quanta autonomia ha, con quanta continuità lavora, se ha bisogno di un supporto in una determinata area, tutte indicazioni utili per comprendere se lo studente sta facendo un percorso di apprendimento sereno e sta raggiungendo, sia pur con i propri tempi, gli obiettivi».
Come leggere quindi la pagella della scuola primaria insieme ai bambini?
- è opportuno che i genitori facciano una prima lettura della pagella da soli, cercando di identificare le parti più significative
- è fondamentale poi che i genitori spieghino ai bambini cosa è un giudizio rispetto a un voto chiarendo bene che quello che trovano scritto nella pagella si riferisce sempre al loro ruolo di studenti e non a loro come persone. «Deve essere chiaro ai bambini che i giudizi non sono voti che li definiscono ma un modo che i grandi hanno scelto per dire come stanno imparando» spiega Mongelli. «Lo si può fare usando delle metafore che ai piccoli risultano più comprensibili mutuate ad esempio dal mondo sportivo come ” servono per capire come corri, tenendo sempre presente che non serve che arrivi per primo!»
- spesso il linguaggio dei giudizi può risultare difficile per i più piccoli: i genitori possono quindi cercare di spiegare ai bambini i concetti che ritengono più significativi usando un linguaggio adatto e comprensibile per la loro età. «In questo caso per favorire la comprensione può essere utile porre ai bambini domande del tipo ” per te questo cosa vuole dire?” » commenta la psicologa Mongelli « spingendo i più grandicelli verso un’autovalutazione»
- nel commentare la pagella è importante partire sempre mettendo in evidenza innanzitutto ciò che funziona prima delle difficoltà
- dopo aver letto insieme la pagella, qualsiasi sia il giudizio riportato, è utile porre al bambino una serie domande, del tipo “come ti sei sentito in questi mesi di scuola”, “cosa hai trovato più difficile”, “cosa ti ha dato più soddisfazione”. Questo fa in modo che i bambini possano creare un loro personale giudizio sul percorso scolastico che hanno fatto fino a quel momento e anche evidenziare gli obiettivi che vogliono raggiungere.
- «importante in questa fase che è molto delicata per i bambini lasciare che esprimano le emozioni che provano davanti alla pagella, accoglierle senza giudicarle» conclude Mongelli.
Consigli su come insegnare la pazienza ai bambini
Come incoraggiare i bambini
«Spesso, anche se in buona fede, i genitori tendono davanti alle pagelle a pronunciare frasi del tipo “potevi fare di più” oppure “se ti impegnassi maggiormente avresti un giudizio migliore” o ancora “l’anno scorso è andata meglio”» commenta la pedagogista. «Altro atteggiamento tipico è quello di fare confronti con fratelli, amici, compagni di classe. Ma tutti questi commenti, che vengono fatti con il buon intento di spronare, non solo non sortiscono l’effetto desiderato ma lanciano un messaggio pericoloso soprattutto nella prima infanzia: rischiano infatti di dare l’idea che si ricevono amore e attenzione in misura maggiore o minore in base a un risultato di performance; i bambini hanno bisogno invece di sentire che non è mai in discussione il loro valore come persona e che sono meritevoli in ogni caso di amore, anche di fronte a una pagella non proprio ottimale».
Ma non serve neppure liquidare velocemente la questione dicendo che va tutto bene. «E’ sempre importante infatti separare il bambino dal giudizio» precisa la psicologa. «Piuttosto che dire “sei stato bravo/a” sarebbe opportuno un “hai lavorato bene, stai imparando molto”».
Come comportarsi allora?
- cercare di valorizzare al massimo i passi avanti: è importante far passare al bambino il messaggio che quello che fa a scuola è un percorso sottolineando che i risultati che ha ottenuto magari non sono proprio quelli attesi ma che testimoniano comunque un processo in evoluzione. Frasi del tipo “si vede che hai fatto progressi” incoraggiano perché fanno capire al bambino che è partito da un punto e che, anche se non ha raggiunto un risultato pieno, ha fatto un percorso che ha segnato comunque un miglioramento. «E’ sempre importante apprezzare l’impegno e riportare il focus sul percorso fatto sottolineando che i giudizi servono per camminare meglio non per dirci dove si sta andando» commenta la psicologa.
- fissare piccoli obiettivi: se è importante riconoscere lo sforzo che il bambino fa, l’impegno che mette nonostante le difficoltà, è altrettanto importante tracciare una direzione che conduca verso un miglioramento. Nel concreto questo significa cercare di stabilire insieme, genitori e figli, alcuni obiettivi che, per quanto minimi, possano dare frutti: in previsione di una verifica, ad esempio, si può decidere di dedicare un po’ più di tempo al ripasso oppure nel caso di un compito a casa spronare il bambino a trovare da solo le informazioni che servono e così via.
- farne uno strumento di crescita: può essere utile riflettere insieme su quali siano le difficoltà evidenziate dalla pagella e utilizzare queste informazioni per riorganizzare il metodo di studio, il luogo dove avviene e la distribuzione del tempo da dedicare nonché l’eventuale coinvolgimento di un professionista a supporto. Così le valutazioni possono aiutare i bambini a migliorare non solo il rendimento, ma anche e soprattutto la motivazione.
Leggi come rinforzare l’autostima nei bambini
Cosa non fare assolutamente
Per essere di supporto e di incoraggiamento per i figli è basilare che i genitori stessi siano coscienti che la pagella è semplicemente la foto di un momento, non un destino tracciato e che non definisce le caratteristiche di un bambino inserendolo in una determinata categoria» conclude la pedagogista.
«Anche se il giudizio non è del tutto positivo bisogna assolutamente evitare di pensare che il bambino non potrà avere accesso a un determinato futuro personale e professionale: quello che un bambino sarà e farà da grande dipende da un complesso molto ampio di fattori e la strada non viene certo tracciata da un giudizio in nessun ordine di scuola e men che meno dopo gli scrutini alla primaria. Succede spesso infatti che i bambini non si preoccupino eccessivamente del brutto voto, ma arrivino a percepirlo come un fallimento perché è la famiglia a viverlo come tale» continua Giacomini.
Secondo la pedagogista è bene quindi evitare:
- frasi come “da te non me lo sarei aspettato”: non fanno altro che porre il focus su quello che sta succedendo, sulle emozioni dei genitori e non su quelle dei bambini che già vivono un disagio, aumentando così il loro carico con la delusione degli adulti. È importante quindi mettere da parte le proprie emozioni e focalizzare l’attenzione sul vissuto dei propri figli
- mettere in atto punizioni o castighi: difficilmente portano da qualche parte e sicuramente non aiutano a sollecitare i bambini a impegnarsi di più
- rimuginare sul passato: meglio riflettere sul fatto che non si può tornare indietro e che risulta più utile partire dal qui e ora e cercare di tracciare nuove linee per il futuro insieme, sempre facendo sapere ai bambini che i genitori ci sono e che sono pronti a sostenerli
- non limitarsi alla lode: di fronte a una pagella con giudizi positivi è importante mostrare il proprio apprezzamento, ma cercare allo stesso tempo di tenere sempre presente l’obiettivo di promuovere una mentalità di crescita continua; si può usare, ad esempio, un linguaggio che enfatizzi il miglioramento e l’apprendimento continuo con frasi come “sei migliorato molto in questo aspetto o hai fatto un ottimo lavoro” cercando sempre di focalizzarsi sull’impegno e non lodare solo i risultati, riconoscendo ai bambini lo sforzo, la dedizione e la perseveranza.
In breve
I giudizi delle pagelle possono essere difficili da comprendere per i bambini: è importante che i genitori cerchino di “tradurli” in un linguaggio a loro comprensibile focalizzandosi in primis sugli aspetti positivi e cercando di valorizzare i progressi che hanno fatto nel loro percorso di apprendimento.
