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Il giro di vite globale contro l‘accesso indiscriminato dei minori ai social media segna una nuova, importante tappa.
Dopo l’apripista Australia e i recenti annunci di Francia e Portogallo, è la Spagna a scendere in campo con una riforma drastica. Dal palcoscenico del World Governments Summit di Dubai, il premier Pedro Sánchez ha lanciato un monito durissimo: “I social media sono diventati uno stato fallito. Se vogliamo proteggere i nostri figli, dobbiamo riprendere il controllo”.
L’obiettivo principale anche in Spagna è proteggere la salute mentale dei minori e contrastare la diffusione di odio e polarizzazione online, trasformando le piattaforme da “stati falliti” a spazi regolamentati.
Non solo divieti, ma responsabilità legale
La riforma spagnola, che entrerà nel vivo già dalla prossima settimana, non si limita a imporre un limite anagrafico, ma punta a scardinare il modello di business delle Big Tech attraverso cinque pilastri fondamentali:
- Responsabilità dei dirigenti: I vertici delle piattaforme saranno legalmente perseguibili per le violazioni commesse sui loro siti
- Algoritmi sotto accusa: La manipolazione algoritmica e l’amplificazione di contenuti illegali diventeranno un nuovo reato
- Lotta all’odio: Sarà implementato un sistema per tracciare e denunciare come i social alimentino la polarizzazione e la divisione sociale
- Soglia dei 16 anni: Il divieto sarà netto. Le piattaforme dovranno implementare barriere tecnologiche reali e funzionanti per la verifica dell’età, superando le attuali e inefficaci “autocertificazioni”
- Indagini mirate: Il governo collaborerà con la magistratura per indagare su specifiche violazioni che coinvolgerebbero colossi come TikTok, Instagram e Grok.
Le dichiarazioni di Sánchez non sono passate inosservate oltreoceano. Elon Musk, proprietario di X (e creatore dell’intelligenza artificiale Grok, citata dal premier), ha reagito con estrema durezza, definendo Sánchez un “tiranno” e un “traditore del popolo spagnolo”. Uno scontro che sottolinea la distanza siderale tra la visione libertaria delle piattaforme e la necessità di regolamentazione invocata dai governi europei.
In realtà la decisione di Madrid si inserisce in un contesto internazionale sempre più orientato alla restrizione.
Il divieto dei social under 16 in Europa e nel Mondo
| Paese | Età minima | Legge e sanzioni |
| Australia | 16 anni | Prima nazione al mondo; multe fino a 49,5 milioni di dollari per le piattaforme. |
| Francia | 15 anni | Legge approvata il 27 gennaio; esclusi servizi educativi e messaggistica privata. |
| Spagna | 16 anni | Riforma imminente con focus su responsabilità penale dei dirigenti. |
| Portogallo | 16 anni | Proposta in discussione; possibile accesso dai 13 anni con consenso dei genitori. |
| Danimarca | 15 anni | Accordo tra governo e opposizione per un’età minima nazionale. |
La situazione in Italia: tra educazione e dibattito
Mentre il resto d’Europa accelera, l’Italia resta in una fase di attesa. Attualmente non esiste un divieto legale che impedisca l’uso dei social agli under 16: la soglia rimane fissata a 13 anni, in conformità con il GDPR europeo.
Vietare i social network agli adolescenti è stata una proposta avanzata dal dottor Pellai e dal dottor Novara, che nel 2024 hanno lanciato una petizione per chiedere al Governo italiano di emanare una legge che vieti l’uso dello smartphone prima dei 14 anni di età e il possesso di un profilo social prima dei 16 anni di età.
Qui il nostro approfondimento sul documento presentato al Governo italiano
Nonostante gli sforzi di esperti, esponenti dello spettacolo e della politica, finora il Governo italiano e le autorità hanno preferito puntare sulla responsabilità genitoriale e sull’alfabetizzazione digitale piuttosto che su restrizioni drastiche.
Tuttavia, l’effetto domino innescato da Madrid riaccende prepotentemente il dibattito: l’Italia continuerà sulla via della regolazione graduale o si allineerà alla linea dura dei partner europei?
In breve
La Spagna si unisce a Francia e Australia nel vietare i social ai minori di 16 anni, introducendo una riforma che punisce penalmente i dirigenti delle piattaforme e la manipolazione degli algoritmi. L’obiettivo è sottrarre i giovanissimi a un sistema digitale considerato fuori controllo, garantendo protezione contro l’odio online e la polarizzazione.
