Nascite in calo e mamme iperprotettive

Miriam Cesta
A cura di Miriam Cesta
Pubblicato il 14/03/2019 Aggiornato il 14/03/2019

In 10 anni 120 mila nascite in meno. Diverse le cause che hanno contribuito al calo delle nascite, tra cui la scarsa accessibilità ad asili e scuole materne

Nascite in calo e mamme iperprotettive

Le nascite sono di anno in anno sempre meno e le mamme italiane diventano via via più iperprotettive. Di nascite in calo in Italia, delle cause all’origine e delle eventuali soluzioni si è parlato di recente nel corso del convegno “I pediatri e le sfide del nuovo millennio: denatalità e organizzazione sanitaria”organizzato dalla sezione regionale Puglia del Simpef – Sindacato medici pediatri di famiglia.

Problema multifattoriale

Diversi sono i fattori che concorrono a segnare le nascite in calo nel nostro Paese, dalla crisi economica all’instabilità lavorativa, dall’aumento dell’età media in cui si diventa genitori per la prima volta ai problemi di infertilità (non solo femminile).

Nonni e nidi

Secondo i pediatri, però, nel fenomeno delle nascite in calo sembra aver assunto caratteristiche strutturali anche il mutato ruolo dei nonni e l’insufficiente disponibilità di asili nido e scuole materne: “Indubbiamente l’insufficiente accessibilità agli asili nido e alle scuole materne in associazione all’assenza delle figure di sostegno extra-genitoriale, in primis i nonni, hanno contribuito in questi anni alla riduzione del tasso di natalità delle famiglie”, spiega Rinaldo Missaglia, segretario nazionale Simpef.

La “dipendenza” dal pediatra

Questo scenario, continua Missaglia, “vede i genitori colpiti da un crescente complesso di inadeguatezza e ansia, ma anche de-responsabilizzazione, con una maggiore dipendenza dalla figura del pediatra, considerato depositario dell’offerta di prestazioni sanitarie specialistiche quasi immediate e a costo zero”.

Culle sempre più vuote

È dal 2008 che in Italia le nascite diminuiscono in modo inarrestabile: gli indicatori demografici dell’Istat (l’Istituto nazionale di statistica) mettono in evidenza che nel 2017 per il terzo anno consecutivo i nuovi nati sono meno di mezzo milione (458.151 nel 2017, ovvero 15 mila in meno rispetto al 2016).  Una tendenza che sembrerebbe essere confermata anche nel 2018: i dati provvisori riferiti al primo semestre mostrano, infatti, già 8.400 nascite in meno rispetto allo stesso periodo del 2017. A conti fatti, sono 120 mila i nuovi nati in meno negli ultimi dieci anni.

Un problema mondiale

Il problema delle nascite in calo non è, però, solo italiano. Come spiega Francesca Sartori, docente di Sociologia dell’Educazione e di Sociologia del Genere all’Università di Trento, la denatalità è una tendenza ormai consolidata nel tempo, anche a livello mondiale: “Il Giappone e la Germania risultano essere i Paesi in cui si fanno meno figli. In Italia la situazione non è rassicurante, con una media di 1,35 figli per donna: un tasso estremamente basso che rappresenta un problema perché il Paese, con questi dati, è  destinato a invecchiare rapidamente”.

 

 

 
 
 

Da sapere!

Secondo i pediatri della Simpef per garantire migliori cure per tutti i bambini occorre riformare l’organizzazione sanitaria secondo i principi di presa in carico dei pazienti e continuità delle cure a livello territoriale dalla nascita alla maggiore età. 

 

Gli Specialisti rispondono
Le domande della settimana
Bimbo ostile allo svezzamento

Quando un bambino rifiuta con ostinazione le prime pappe e qualsiasi altro alimento diverso dal latte, occorre giocare d'astuzia (armandosi di infinta pazienza).   »

Bimba che di notte si sveglia spesso

I disturbi del sonno possono essere ben controllati con la pratica del co-sleepeeng, che consiste nel far dormire il bambino "accanto ai genitori", ma non nello stesso letto.   »

In che settimana di gravidanza si vede l’embrione con l’ecografia?

In genere l'ecografia permette di vedere il bambino (e il suo cuoricino che batte) a partire dalla sesta settimana di gravidanza.   »

Si ammala spesso: è normale che accada?

Febbre, tosse, raffreddore frequenti sono lo scotto che i bambini pagano alla socializzazione. Non sono preoccupanti: alla fine, nonostante questo, crescono tutti forti e sani. L'unica condizione che deve preoccupare davvero perché espone a pericoli è l'obesità: il resto passa senza conseguenze.   »

Fai la tua domanda agli specialisti