Cosa fare se il padre è geloso del rapporto madre-figlio

Francesca Scarabelli A cura di Francesca Scarabelli, con la consulenza di Giulia Vistalli - Dottoressa specialista in Psicologia Pubblicato il 06/03/2025 Aggiornato il 10/03/2025

Il legame madre-figlio spesso può risultare molto esclusivo e provocare una forma di gelosia nel neopapà. Il coinvolgimento nelle cure del neonato può cambiare la situazione: i consigli della psicologa Giulia Vistalli per trasformare la coppia in famiglia.

Gelosia rapporto madre figlio

Una coppia che decide di diventare famiglia ha delle sfide da affrontare e a volte il neopapà si trova in difficoltà nell’assumere il suo nuovo ruolo. In alcuni casi può addirittura sorgere un po’ di gelosia per il bimbo appena arrivato, che sembra assorbire tutto il tempo e le attenzione della mamma.
Il ruolo di padre è molto importante per un uomo, ma rappresenta anche una fase molto difficile nel ciclo della vita, che comporta sfide psicologiche fortissime e, soprattutto all’inizio, può generare problemi di coppia.

I cambiamenti che provoca l’arrivo di un bambino, anche se più evidenti nella vita di una donna, lo sono pure in quella di un uomo: il papà è infatti chiamato a rivedere l’organizzazione della propria giornata e a sacrificare gran parte di quello che prima era il tempo libero per dedicare più attenzione alla famiglia. Ma come affrontare al meglio questa nuova situazione? Abbiamo chiesto qualche consiglio alla dottoressa Giulia Vistalli, psicologa psicoterapeuta analista junghiana esperta in tecniche di rilassamento e di relazione mamma e bambino.

Le motivazioni alla base di questa gelosia

I problemi di coppia legati alla gelosia del papà nascono nel momento in cui il padre si sente tagliato fuori dalla relazione tra la propria compagna e il neonato. È proprio per questo che è importante che, fin dalla nascita, il padre trovi il suo ruolo all’interno della relazione madre-figlio, diventando un polo alternativo alla madre nel prestare attenzioni e cure al bebè.
Perché questo avvenga è importante, però, il ruolo della compagna che deve consentire al partner di prendere il proprio spazio all’interno della relazione e, soprattutto, che sappia fidarsi delle capacità del compagno di prestare delle cure altrettanto premurose al piccolo.

Talvolta il coinvolgimento del papà non è di tipo costruttivo, ma scoraggiante. Frasi come “non si fa così”, “non prenderlo in braccio così”, “lascia fare a me che sono più veloce, più brava” non solo riescono a smorzare l’entusiasmo del papà più volenteroso, ma finiscono per alimentare il senso di esclusione, la gelosia del papà nei confronti del bambino e, di conseguenza, i problemi di coppia. È invece importante che fin da subito i genitori trovino il modo di andare d’accordo e di condividere la cura e l’educazione del figlio.

L’importanza del contatto fisico

Il coinvolgimento del compagno nelle cure e nel contatto con il neonato andrebbe stimolato precocemente, fin dai primi istanti di vita, in modo da permettere al neopapà di acquisire il ruolo e l’immagine di padre il prima possibile. A questo scopo riveste grandissima importanza il contatto fisico tra papà e bimbo: poterlo stringere tra le braccia, accarezzarlo, baciarlo, cullarlo, fargli sentire il battito del proprio cuore, fargli annusare il proprio odore, guardarlo negli occhi, farsi stringere un dito nelle sue manine sono tutti atteggiamenti che servono a creare da subito un legame tra i due.

I consigli della psicologa 

La dottoressa Giulia Vistalli è esperta nella relazione mamma-bambino: le abbiamo posto alcune domande per capire come affrontare una situazione del genere e come ridare centralità alla coppia che diventa famiglia.

Come trasformarsi da coppia a famiglia

“Quando da coppia si diventa famiglia, è chiaro che si passa dall’essere un “io e tu” ad essere un “noi” – spiega la dottoressa VistalliÈ molto importante che in quel momento siano state risolte le tematiche inerenti al rapporto con le proprie famiglie di origine perché nell’avere un bambino, nell’essere una famiglia, si possono riproporre alcune dinamiche presenti nella famiglia d’origine.

È quindi consigliato un lavoro individuale che possa andare ad esplorare quali sono le relazioni con la propria famiglia d’origine e quale è stato il legame d’attaccamento con i propri genitori; così facendo si può capire quali sono le aree di autonomia di una persona, quali sono le aree in cui una persona può magari presentare ancora dei legami di dipendenza con le propria famiglia d’origine che non permettono di riuscire ad instaurare un legame maturo all’interno della coppia. Specialmente se ci sono stati traumi in passato, come la perdita di un genitore in tenera età o la separazione dei propri genitori, è bene intraprendere un percorso individuale.

La gelosia nei confronti del proprio figlio può infatti nascere per esempio qualora non si sia elaborato bene il rapporto con la propria madre o non si abbia un’idea matura di come possa essere un padre adulto”.

La comunicazione: necessaria per un nuovo equilibrio

“Un altro tema cruciale nel passaggio da coppia a famiglia – prosegue la Dottoressa Vistalliè il cambiamento di alcuni fattori importanti come ad esempio il sonno: bisogna adattarsi ai tempi del bambino, specialmente quando è neonato, pertanto la capacità di gestire anche questo stress risulta molto importante nella nuova famiglia. Un neopapà che riesce ad aiutare la neomamma a capire le nuove esigenze e a contribuire a soddisfarle sicuramente implica che ci sia una identificazione con i bisogni del bambino e una capacità di sapergli andare incontro come adulto.

È poi molto importante che all’interno della coppia ci sia una comunicazione che agevoli entrambi gli elementi della coppia. La mamma deve essere consapevole di quali sono le sue esigenze e poterle comunicare in maniera semplice e diretta al neopapà, che deve poter fare la stessa cosa con la neomamma, come ad esempio comunicare la necessità di dormire di più una notte se ci sono degli impegni importanti il giorno dopo.

In seguito è comunque importante riuscire a ritagliarsi dei tempi sia per la coppia – che possono essere (nel giro di qualche mese dalla nascita del bambino) andare per esempio a mangiarsi una pizza un paio d’ore – sia per sé stessi. Per la mamma potrebbe ad esempio essere andare a farsi un massaggio o occuparsi di sé stessa, per il papà andare a praticare il proprio sport preferito o a bere una birra con gli amici. Anche questo può essere d’aiuto alla coppia”.

In copertina foto di smpratt90 da Pixabay

 
 
 

In breve

Se il papà è geloso del rapporto madre-figlio si può coinvolgere maggiormente il neopapà nell’accudimento del bebè e contemporaneamente lavorare sul rapporto con la famiglia d’origine e sui propri legami d’attaccamento con i genitori.

 

Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.

Calcola i tuoi giorni fertili

Calcola le settimane di gravidanza

Controlla le curve di crescita per il tuo bambino

Elenco frasi auguri comunione

Elenco frasi auguri compleanno

Elenco frasi auguri cresima

Calcola la data presunta del parto

Le domande della settimana

Menopausa: quali alimenti per l’energia e il buon umore?

16/02/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Rosa Lenoci

Una corretta alimentazione può davvero rivelarsi preziosa per stare globalmente bene anche in menopausa. In realtà tutti i consigli dietetici utili dopo il termine dell'età fertile sono preziosi in qualunque periodo della vita.   »

Ecografia transvaginale: potrebbe causare un aborto?

16/02/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Elisa Valmori

L'ecografia transvaginale può risultare più o meno fastidiosa a seconda di come viene maneggiata dal medico, tuttavia in nessun caso può provocare un vero danno.   »

Difficoltà ad avere un secondo figlio

16/02/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Claudio Ivan Brambilla

Sono tanti i fattori che possono essere di ostacolo alla possibilità di avviare una seconda gravidanza e tra questi ci sono lo stress prolungato e un peso corporeo dell'aspirante mamma che si discosta molto, per eccesso o per difetto, da quello ideale.   »

Vaccino pertosse-difterite-tetano: quando farlo in gravidanza?

11/02/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Elisa Valmori

La vaccinazione anti pertosse-difterite-tetano va effettuata tra la 28^ settimana di gestazione e prima della 36^ settimana, in modo da dare al corpo della della donna il tempo di produrre gli anticorpi specifici che poi passeranno attraverso la placenta per proteggere il neonato.   »

Mamma con herpes: c’è il rischio che il lattante venga contagiato?

09/02/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Leo Venturelli

La possibilità che un'infezione da herpes venga trasmessa da mamma a bambino esiste, ma alcuni accorgimenti possono limitare questa possibilità.   »

Radiografia ad inizio gravidanza: è pericoloso?

03/02/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Marcello Orsi

Nelle primissime fasi della gravidanza, vige la legge del "tutto o nulla" vige anche in radiobiologia.   »

Immune alla toxoplasmosi: si deve comunque ripetere l’esame tutti i mesi?

26/01/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Elisa Valmori

Una volta appurato che le IgG, cioè gli anticorpi "memoria", sono maggiori di 2 non c'è alcun bisogno di ripetere il toxo-test ogni mese perché il risultato indica un'immunità permanente nei confronti dell'infezione.   »

Fai la tua domanda agli specialisti