Papà stressato, figlio depresso?

Redazione A cura di “La Redazione” Pubblicato il 13/04/2018 Aggiornato il 13/04/2018

Lo stress del papà aumenta il rischio che il figlio soffra di depressione. In gioco anche geni e traumi infantili

Papà stressato, figlio depresso?

Un papà stressato può influenzare lo sviluppo cerebrale dei figli, predisponendoli a problemi come la depressione, perché modifica la funzionalità del “serbatoio” in cui matura il liquido seminale. È quanto ipotizzato da ricercatori dell’università del Maryland School of Medicine (Stati Uniti) al termine di un esperimento su topi maschi adulti. Gli studiosi hanno, infatti, visto che il liquido seminale del papà stressato mostra cambiamenti nel materiale genetico chiamato microRNA, che svolge un ruolo chiave nel regolamentare l’espressione dei geni.

Lo studio in laboratorio

In un nuovo studio, sempre condotto su topi, gli autori hanno puntato l’attenzione sull’epididimo, ossia l’organo dell’apparato genitale maschile contenuto nello scroto in cui maturano gli spermatozoi. L’epididimo rilascia minuscole vescicole piene di microRNA che può fondersi con lo sperma e influenzare il carico genetico che verrà “consegnato” all’ovulo da fecondare. L’epididimo, nel papà stressato, può alterare il contenuto di queste vescicole, provocando un impatto significativo sulla salute mentale della prole futura.

Altri fattori in gioco

Diversi sono gli studi che cercano di capire le cause primordiali della depressione e i possibili fattori scatenanti. Oltre allo stress del papà, potrebbero giocare un ruolo anche eventuali traumi vissuti nell’infanzia e nell’adolescenza. A evidenziarlo è una recente ricerca coordinata da Università Statale di Milano, IRCCS Fatebenefratelli di Brescia e Kings College di Londra. La ricerca ha, infatti, dimostrato come fattori ambientali, in particolare eventi stressanti e traumatici durante i primi anni di vita, possano esercitare un effetto sinergico con la vulnerabilità determinata dal proprio background genetico. Questo studio rafforza l’idea che alcune varianti geniche, note anche come polimorfismi, possano interagire con l’ambiente avverso, rendendo alcuni soggetti più vulnerabili di altri per lo sviluppo di psicopatologie come la depressione.

 
 
 

Da sapere!

Questi studi consentiranno di individuare i soggetti più a rischio di depressione e di identificare nuovi bersagli per lo sviluppo di farmaci da somministrare in via preventiva alle persone più vulnerabili.

 

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