Patologie urologiche, gli uomini si scoprono sesso debole

Lorenzo Marsili A cura di Lorenzo Marsili Pubblicato il 12/06/2018 Aggiornato il 01/08/2018

Le patologie urologiche interessano oltre 10 milioni di uomini italiani, perché soprattutto manca la prevenzione. Da iniziare fin da giovani

Patologie urologiche, gli uomini si scoprono sesso debole

Sono oltre 10 milioni gli uomini italiani che soffrono di patologie urologiche. Il problema principale risiede in una scarsa cultura della prevenzione. In occasione del convegno “Prevenzione Alpha”, la Società italiana di Urologia (Siu), in collaborazione e con il patrocinio del Ministero della Salute, lancia una campagna che ha come obiettivo concetti quali prevenzione, informazione e controlli. Principi fondamentali, che paiono però sconosciuti al sesso non più forte, ma ora debole, cioè gli uomini.

Manca la cultura

In Italia manca una cultura di base circa la salute degli uomini, di tutte le età, perché si fa ancora troppo poco in tema di prevenzione e informazione, soprattutto per le patologie urologiche. Come sottolineato da Giuseppe Mele, presidente dell’Osservatorio Paidoss e della Società italiana medici pediatri (Simpe), spesso si tende ad associare problemi di salute sessuale, visite urologiche e problematiche come la disfunzione erettile alla sola terza età. In realtà si fatica ancora a capire come la prevenzione sia una questione che deve partire da molto prima.

La situazione in Italia

Volendo fotografare la situazione italiana, abbiamo 4 milioni di uomini che soffrono di eiaculazione precoce, 3 milioni con ingrossamento della prostata, altri 3 milioni con disfunzione erettile, 2 milioni soffrono di calcolosi, 1,2 milioni di neoplasie e 1 milione che deve colpito da malattie infettive e infiammatorie acute. Per un totale di circa 13 milioni di problemi che interessano oltre 10 milioni di italiani.

Occhio ai fattori di rischio

Come esposto dalla dottoressa Camilla Pizzoni, Direttore Tecnico dell’Osservatorio PoolPharma Research, al 10%  degli uomini tra i 40 e i 50 anni è già stata diagnosticata una ipertrofia prostatica benigna (IPB), percentuale che sale al 35% tra i 50-60 anni. L’indagine, pubblicata dall’Archivio italiano di Urologia e Andrologia, mette in luce i fattori di rischio per le patologie urologiche. Scendendo nel dettaglio, il rischio raddoppia in chi soffre di pressione alta, sale del 37% con colesterolo e trigliceridi sopra i valori standard e del 57% per i diabetici e per chi fuma più di dieci sigarette al giorno. A questa casistica si aggiunge la sindrome metabolica, che porta con sé problemi quali sovrappeso e rischi cardiovascolari. La prevenzione risulta a così l’unica vera e fondamentale arma che abbiamo a disposizione per combattere le patologie urologiche, commenta la dottoressa Pizzoni.

Questa la prevenzione che funziona

Gli esperti raccomandano di praticare regolare attività sportiva, di non fumare, di controllare i testicoli attraverso l’autopalpazione, di vaccinarsi contro il Papilloma virus (Hpv), di usare il preservativo, di bere adeguatamente e mangiare sano, di monitorare pressione e glicemia e di rivolgersi a uno specialista in caso di sangue nelle urine. Tutto ciò deve entrare nella quotidiana prevenzione degli uomini per scongiurare le patologie urologiche e, soprattutto, l’infiammazione, vero problema silente della prostata. A tal proposito, conclude la dottoressa Pizzoni, possono essere utili gli integratori. In PoolPharma, per esempio, abbiamo sviluppato Urogermin Prostata, un integratore alimentare che aiuta gli uomini a prevenire l’ingrossamento della ghiandola prostatica e a ripristinare le sue normali funzionalità.

 

 

 
 
 

DA SAPERE

 

Attività fisica regolare e controlli adeguati dei parametri cardiometabolici di rischio devono essere la priorità in tema di prevenzione, a cominciare dai più giovani. Se praticato regolarmente, infatti, rispetto agli over 50 lo sport riduce nei giovani di ben quattro volte le probabilità di ipertrofia prostatica benigna.

 

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