Perché in Italia si continua a votare nelle scuole (e a chiuderle)?

Francesca La Rana A cura di Francesca La Rana Pubblicato il 16/03/2026 Aggiornato il 16/03/2026

Diritto e dovere di ogni cittadino, grava sulle famiglie con figli in età scolastica. Esistono però soluzioni per evitare giorni di chiusura extra: i Comuni dovrebbero intervenire per cambiare il “vecchio” sistema evitando il disagio a favore dell’intera popolazione.

elezioni scuole

Votare è sia un diritto sia dovere, ma per le famiglie spesso si tramuta in un disagio. I seggi elettorali allestiti nelle scuole causano la chiusura delle strutture per bambini e adolescenti, con annessa sospensione delle lezioni. Ma i genitori continuano ad adempiere ad altri doveri, primo tra tutti il lavoro, e, per l’ennesima volta, devono cercare una soluzione alternativa per non dover chiedere (se possono) ulteriori ore o giornate di permesso o ferie.

In vista del prossimo Referendum Giustizia 2026 (22-23 marzo) si prevedono tre giorni di chiusura delle scuole. Già dal pomeriggio di venerdì 20 marzo alcune scuole, in cui si effettua il tempo pieno (pomeridiano), chiuderanno i battenti in anticipo per poter preparare i plessi e trasformarli in seggi elettorali. Lunedì 22 marzo si continuerà a votare e il 23 conta ancora come chiusura, per la pulizia e sanificazione dei locali. Ma è davvero necessaria una chiusura di 3 giorni nelle scuole italiane?

Cosa comporta la chiusura delle scuole per le famiglie

I bambini, nel corso dell’anno scolastico, non vanno a lezione per diversi motivi, a cominciare da quelli di salute. Quando capita, un genitore di solito “sacrifica” giornate di lavoro per poter accudire il bimbo e stargli accanto; non può certo lasciarlo solo in casa. Con un pizzico di fortuna, può delegare ai nonni (se disponibili e se vicini).

In genere, però, la delega passa nelle mani di una babysitter, quindi si dovrà pagare qualcuno per stare accanto al proprio figlio.

Lo stesso accade in altre circostanze in cui i bambini non possono frequentare l’istituto di appartenenza.

E capita anche in caso di votazioni. Anche se mamma e papà conoscono in anticipo i giorni di chiusura del plesso, il disagio resta. Sulle chat di classe si polemizza senza poter trovare una soluzione e spesso la coppia litiga per decidere chi resta a casa e chi ha il “privilegio” di andare al lavoro.

Chi non può restare a casa, dovrà trovare una persona di fiducia o un centro che possa accudire i bambini in quelle che “normalmente” corrispondono alle ore in classe.

Una babysitter, una ludoteca, un campus/laboratorio improvvisato proprio per soddisfare i bisogni (già noti) degli adulti. Queste sono le soluzioni possibili. Soluzioni che hanno un costo e gravano sul bilancio familiare.

Quanto costa dover mandare un bambino in una struttura alternativa alla scuola, quando questa è chiusa? Dipende dalla città, dalle ore, se comprensivo di mensa e merenda. Le variabili sono diverse, ogni servizio aggiuntivo ha un costo extra che duplica, triplica o più se i figli sono più di uno.

Dunque, la chiusura delle scuole comporta disagio e spese ulteriori: due fattori che gravano fortemente sull’equilibrio delle famiglie.

La nostra guida su come scegliere la babysitter giusta

La situazione negli altri paesi europei

Negli ultimi anni alcuni esponenti della politica italiana hanno chiesto lo stop ai seggi elettorali nelle scuole. Tuttavia, sono i singoli Comuni a identificare locali alternativi idonei allo svolgimento delle elezioni.

Può sembrare difficile, eppure in altri paesi europei questa modifica non è un’utopia, bensì già realtà.

Anche se le scuole non sono completamente escluse, nei paesi del Nord Europa si prediligono spazi alternativi, ossia biblioteche, stazioni, centri civici e comunitari. Accade nei Paesi Bassi, Danimarca, Svezia e Finlandia, che, in questo modo, evitano la chiusura delle scuole utilizzando gli edifici amministrativi già destinati ai servizi pubblici.

In altri paesi, invece, le scuole restano i luoghi principali dove votare, perché facilmente accessibili e gratuiti per Comuni e Stato. Tra questi, oltre l’Italia, ci sono Irlanda, Grecia, Francia e Spagna (come riportato dal Parlamento Europeo); quest’ultima, però, sta gradualmente cambiando le modalità di allestimento dei seggi elettorali, soprattutto nelle metropoli.

In Germania, invece, oltre agli edifici pubblici, si procede con il voto postale. I cittadini non si recano fisicamente ai seggi, allestiti solitamente in palestre e centri civici, ma inviano la propria preferenza.

In quali altri luoghi pubblici si potrebbe votare

I seggi elettorali sono allestiti nei locali di proprietà comunale, in genere istituti scolastici designati come seggi. Sono coinvolte solitamente le scuole primarie e secondarie di primo grado, ma spesso anche quelle dell’infanzia. Quasi mai, invece, le superiori, che sono di proprietà delle province.

Per conoscere quali scuole resteranno effettivamente chiuse prima, durante e dopo le votazioni, bisogna attendere la circolare ufficiale del dirigente scolastico con annesse modalità di svolgimento.

Tuttavia, è possibile “spostare” i seggi elettorali in ben altri siti, come palestre, palazzetti e altre aree comunali.

Non si tratta di una proposta da sperimentare, ma di qualcosa di già collaudato. Durante la recente pandemia da Covid-19, all’interno di grandi spazi di proprietà dei Comuni, sono stati allestiti centri di vaccinazione per combattere il virus.

Quegli stessi spazi, oggi, potrebbero ospitare i seggi elettorali senza gravare sulle tasche e sull’organizzazione delle famiglie. Basterebbe solo che i Comuni scegliessero una via alternativa, peraltro già testata, per non pesare sulle famiglie e non creare disagio nei bambini.

A oggi, alcuni Comuni italiani hanno effettivamente adottato questo tipo di soluzione, tra cui Zero Branco e Casier, nel Trevisano, dove le amministrazioni comunali installeranno i seggi nelle palestre comunali, evitando l’inutile interruzione delle lezioni scolastiche.

“Le sperimentazioni già realizzate in autonomia da alcuni Comuni negli anni scorsi o quelle sostenute grazie al contributo pubblico stanziato per la prima volta nel 2021 dimostrano una attenzione crescente da parte dei cittadini e delle amministrazioni pubbliche rispetto a questo tema, anche se il numero complessivo delle richieste resta ancora basso. Per proseguire su questa strada occorre quindi prevedere, da parte del Governo, ulteriori stanziamenti ad hoc e, da parte dell’ANCI, continuare a sensibilizzare i Comuni perché si facciano promotori di questa campagna”, dichiara Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva. “Allo stesso tempo, chiediamo che il Ministero dell’Interno e le Prefetture facciano un’operazione di trasparenza sui due milioni stanziati lo scorso anno rendendo noti i Comuni che hanno effettivamente realizzato lo spostamento, sui fondi utilizzati a tal scopo e su quelli avanzati, sulle sedi alternative trovate così come sui motivi e gli eventuali intoppi che hanno impedito altrove lo spostamento dei seggi”.

Nel 2022, 191 Comuni hanno risposto all’appello:

  • 16 (8%) hanno previsto lo spostamento di tutte o di una parte delle sezioni elettorali
  • 62 (33%) lo avevano già realizzato.
  • 113 Comuni non l’hanno fatto per motivi vari, legati principalmente all’assenza di altri luoghi pubblici o privati idonei e aventi le caratteristiche richieste, come l’assenza di barriere architettoniche e la presenza di servizi igienici.

Alcuni locali prevedono dei costi extra, mentre diversi Comuni hanno fatto notare che anche la burocrazia non aiuta. In tal senso, il Comune di Santa Lucia di Piave (TV) ha fatto notare che lo spostamento in un’altra sede elettorale comporterebbe la modifica della toponomastica e la ristampa di nuove tessere elettorali.

Ciononostante, cambiare è possibile, trovare soluzioni alternative è fattibile, l’identificazione di nuovi seggi è realizzabile.

Si potrebbe procedere con la digitalizzazione del procedimento elettorale e passare al voto elettronico; quest’ultimo rappresenterebbe un alleggerimento totale e un incentivo per i cittadini che hanno difficoltà a recarsi nelle sedi di appartenenza per esprimere la propria preferenza.

 
 
 

In breve

Soluzioni alternative esistono ma, finché la chiusura delle scuole sarà la soluzione più economica per il bilancio comunale, difficilmente vedremo un cambiamento radicale a favore delle famiglie.

 

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