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Anche durante questa estate, si è tornato a parlare di ristoranti vietati ai bambini, o più esattamente di locali che hanno rifiutato, con diverse motivazioni, di accogliere bambini piccoli al momento della prenotazione. O che, ancora, hanno destinato i più piccoli a una particolare zona nel locale stesso. Meno bella, meno comoda, facendo sentire i genitori e i bimbi stessi clienti di serie B, meno importanti e quindi discriminati.
Già nell’agosto del 2025 aveva suscitato polemiche la decisione di un locale di Milano Marittima di privilegiare una clientela solo adulta. Recentemente, si è parlato di un ristorante di Ostuni, in Puglia, finito al centro di forti polemiche perché avrebbe destinato la zona bar alle famiglie con bambini, le quali si sono sentite escluse e ghettizzate.
Ancora, una mamma ha fatto sapere a Tv, giornali e social di essere stata respinta, con il marito e le figlie piccole, da un locale senza una precisa ragione, dal momento che il locale era quasi vuoto. Sono solo alcuni esempi di cronaca, che possono suscitare indignazione o, al contrario, solidarietà ai gestori di locali che giungono a questa decisione. Che però, è bene chiarirlo, resta solo nelle intenzioni, dal momento che in Italia, per legge, non esistono ristoranti vietati ai bambini.
Cosa sono i ristoranti childfree e dove si trovano
I ristoranti vietati ai bambini o ristoranti childfree sono locali che scelgono di indirizzare la loro offerta a una clientela adulta, o almeno superiore ai 12-14 anni, per diverse ragioni.
- Posizionamento commerciale, perché, per esempio, la cucina è particolarmente selezionata e quindi rivolta a persone con determinate esigenze di gusto, in grado di apprezzare sapori insoliti, porzioni ridotte ma raffinate, spesso con prezzi medio-alti. Questo tipo di orientamento fa sì che il locale non sia attrezzato con menu semplici, adatti ai più piccoli e che anche il costo del menu possa non essere in linea con le esigenze di una famiglia con bambini. In assenza di un divieto, locali di questo tipo si posizionano implicitamente come poco adatti ai bimbi.
- Questioni di spazio e sicurezza, dal momento che in Italia, soprattutto nei centri storici di città d’arte e antiche, gli ambienti sono angusti, a volte raggiungibili con scalini che possono rappresentare una barriera architettonica e un pericolo per un bambino piccolo. Per un discorso logistico, passeggini e seggioloni possono comportare una difficoltà per la famiglia, oltre che disagio e poca sicurezza per gli altri clienti.
- Specializzazione dell’offerta, perché oggi il mercato della ristorazione e dell’accoglienza turistica tende a diversificarsi, specializzandosi in particolari segmenti. Alcuni locali si pongono come ambienti silenziosi e romantici, per una clientela di coppie o di persone adulte che desiderano trascorrere qualche ora in un luogo tranquillo e silenzioso. Da questo punto di vista la normale vivacità dei bambini, il loro bisogno di esprimersi, gli eventuali pianti potrebbero essere limitati dal contesto. Quindi, anche in assenza di divieti o limitazioni, le famiglie con figli piccoli tendono a escludere questi ristoranti dalle loro scelte.
Questo tipo di locali si trovano un po’ ovunque nel nostro Paese, in modo particolare in alcune zone più alla moda delle grandi città, in prossimità di resort eleganti, in alcuni centri storici caratteristici e riqualificati, insomma in zone che risvegliano più interesse in persone adulte.
Non manca d’altra parte una vasta offerta “per famiglie”, in ristoranti e strutture ricettive, attrezzate per i bambini di tutte le età, con menu adatti a loro, seggioloni e fasciatoio, oltre a tutto quello che può essere utile per una confortevole accoglienza. Trattorie fuori porta, agriturismi, pizzerie, paninoteche sono tipologie di strutture solitamente adatte anche ai bambini in cui i piccoli possono esprimere la loro vivacità.
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La situazione in Italia
I locali implicitamente riservati a una clientela adulta sono una realtà già piuttosto diffusa all’estero. In nazioni come Germania, Gran Bretagna, Svizzera, esistono da tempo strutture ricettive riservate agli adulti o childfree, oppure semplicemente destinate a una clientela dai 12 anni in su. In queste zone è più avvertita, rispetto al nostro Paese, l’esigenza di alcune fasce di età di poter contare su momenti di tranquillità e silenzio. È bene ricordare che anche in questo caso si tratta di diversificazione di offerta turistica, perché le strutture destinate ai bambini sono altrettanto numerose e ben attrezzate.
In Italia, il concetto di childfree fatica ancora ad essere accettato senza sembrare una discriminazione nei confronti dei più piccoli. Eventuali scelte di alcuni gestori suscitano polemiche e discussioni, come è successo di recente anche in Veneto, dove la diffusione di ristoranti rivolti specificamente alle persone adulte ha suscitato critiche da parte di alcune forze politiche che vorrebbero arginare la tendenza, con l’accusa che “oggigiorno non si sopportano più i bambini”. Non si tratta di questo, ma della scelta di rivolgersi a una particolare clientela.
Cosa dice la legge
È bene precisare che i ristoranti vietati ai bambini, non sono realmente vietati. La legge italiana, infatti, non permette nulla del genere. Si tratta solitamente di limitazioni o di scelte del gestore, spesso comunicate a voce al momento della prenotazione o dell’arrivo delle famiglie con bambini, o ancora rese note con avvisi e cartelli che specificano, per esempio, che nel locale non possono entrare passeggini, o che non si dispone di seggioloni. Oppure che si riserva la fascia oraria per bimbi e famiglie al solo pranzo, mai dopo le 21 e così via.
Sono posizioni non del tutto legittime, in realtà, a volte frutto di esperienze negative, in altri casi derivanti dalla decisione di selezionare la clientela, non necessariamente a scapito dei più piccoli. Nessun esercizio però può dichiarare un locale childfree o vietato ai bambini. Infatti in Italia una legge di molto tempo fa ma ancora attuale, il Testo unico di Pubblica Sicurezza o Tulps all’articolo 187 precisa che nessun esercizio pubblico possa rifiutare le prestazioni del proprio esercizio a chiunque le domandi.
Di conseguenza, nessun locale pubblico, per esempio bar, alberghi, ristoranti, può apporre cartelli di divieti che riportino, per esempio “vietato l’ingresso ai minori di 12 anni”.
Chiunque si rifiuti di accogliere bambini nel suo locale può essere denunciato e dover pagare una sanzione amministrativa compresa tra i 516 e i 3.098 euro, come stabilisce l’articolo 221-bis. “Gli operatori dei locali pubblici non possono rifiutare, senza un legittimo motivo, le prestazioni dei propri esercizi a chi ne faccia richiesta e si offra di pagarne il prezzo, salvo nei casi previsti dagli articoli 689 e 691 del codice penale italiano che puniscono la somministrazione di bevande alcoliche a minori o infermi di mente e a persone in stato di manifesta ubriachezza”, ribadisce Nicoletta Stagni, avvocata del Foro di Busto Arsizio, esperta in Diritto di famiglia e dei minori e in Diritto successorio. “Il legittimo motivo non può essere individuato nel fattore età, così come nell’orientamento sessuale o nell’etnia, in quanto in evidente contrasto con i principi sanciti dalla nostra Costituzione”.
Rifiuti validi solo per giustificati motivi
Pubblicizzare il proprio esercizio come solo per adulti, in modo più o meno esplicito, esporre avvisi o cartelli, per esempio, con il simbolo del passeggino barrato non è legittimo e potrebbe essere oggetto di sanzioni.
Diverso è il discorso nel caso in cui uno o più bambini al ristorante abbiano un comportamento tale da arrecare disturbo agli altri clienti del locale. In questo caso, il gestore ha il diritto di chiedere ai genitori di intervenire.
“La legittimità del motivo che potrebbe comportare il rifiuto della prestazione si può ritrovare nel caso di presenza di altri e diversi interessi pubblici da tutelare come, per esempio, l’ordine pubblico, il rispetto della quiete, la sicurezza di terze persone” aggiunge l’avvocata. “Se il divieto risulta palesemente immotivato in base alla normativa vigente, l’utente cui è stato rivolto il rifiuto può segnalare il locale alle autorità competenti e il commerciante dovrà subire una sanzione amministrativa che sarà aggravata nel caso di reiterazione del comportamento illecito”.
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Cosa fare se si prenota con la famiglia in un ristorante childfree
Impedire l’ingresso ai bambini in un locale, con la scusa che è childfree, non è dunque legale. È però dovere dei genitori accertarsi anche che un locale scelto per una cena con la famiglia sia a misura di bambino. Solo in questo modo è possibile assicurare ai piccoli una serata piacevole, con un ambiente adatto a loro, un menu giusto e la possibilità di sfogare la loro normale vitalità. In Italia esistono molti ristoranti adatti ai bambini, anche in grandi città come Roma o Milano.
Nella scelta di una struttura, se non si hanno informazioni certe da parte di conoscenti anch’essi con figli piccoli, può sempre essere utile effettuare un sopralluogo di persona, per verificare se gli ambienti sono adatti a ospitare i più piccoli e se l’offerta è realmente a misura di bambino. Ci si può accertare della presenza di seggioloni, eventuali fasciatoi nelle toilette, di un’area gioco dedicata, di arredi colorati e accoglienti.
Anche il portale di un locale può fornire informazioni utili, riportando per esempio la dicitura Family friendly che indica proprio la presenza di strutture e menu dedicati ai più piccoli. Un’indicazione come “ambiente romantico” o “cucina raffinata” possono indicare che l’offerta non è esattamente a misura di bambino. Spetta allora ai genitori optare per un’altra soluzione, che sicuramente non manca, anche per evitare di far passare al bambino del tempo in un luogo poco adatto.
La classica telefonata, specificando che si hanno bambini con sé, è un modo sicuro per riservarsi un tavolo ed essere certi che non ci siano problemi nell’accoglienza dei piccoli che, come è stato specificato, in ogni caso non possono assolutamente essere rifiutati come clienti.
In breve
In Italia per legge non si può vietare ai bambini di entrare in un ristorante con cartelli e indicazioni, senza incorrere in sanzioni amministrative. E’ vero, però, che alcuni locali sono poco adatti ai bambini per atmosfera, menu e spazi.
Fonti / Bibliografia
- REGIO DECRETO 6 maggio 1940, n. 635 - NormattivaApprovazione del regolamento per l'esecuzione del testo unico 18 giugno 1931-IX, n. 773, delle leggi di pubblica sicurezza. (040U0635)
