Compiti per le vacanze? C‘è chi dice no

Miriam Cesta
A cura di Miriam Cesta
Pubblicato il 02/07/2019 Aggiornato il 02/07/2019

La scuola chiude per far riposare i bambini, non per mandare in ferie gli insegnanti: ecco perché i compiti per le vacanze non dovrebbero essere dati

Compiti per le vacanze? C‘è chi dice no

Lo stress accumulato durante l’anno deve essere smaltito, e così pure la stanchezza legata a orari fissi, nozioni da imparare e impegni. La scuola si interrompe per far riposare i bambini e i ragazzi, e non per mandare in ferie gli insegnanti. Ecco perché dovrebbe essere vietato assegnare i compiti per le vacanze.

Compiti in vacanza, no grazie

A parlare della questione “compiti per le vacanze sì, compiti per le vacanze no” è Italo Farnetani, pediatra a Milano e docente alla Libera Università degli studi di Scienze umane e tecnologiche di Malta. Dopo il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, che a ridosso della chiusura dell’anno scolastico ha invitato insegnanti e professori alla moderazione nell’assegnare esercizi, problemi e letture, Farnetani precisa che bambini e adolescenti non devono fare assolutamente i compiti durante le vacanze.

 

Ricaricare le batterie

All’apprendimento e allo studio è inevitabilmente legata una certa quota di stress, spiega il pediatra, nonché di fatica, per questo “per il benessere di bambini e ragazzi è necessario consentirgli di staccarsi completamente dall’impegno legato all’apprendimento. Studiare è fondamentale, ma sempre faticoso; perciò far dimenticare la scuola per qualche tempo, riponendo libri e quaderni, è il modo più efficace per ricaricare le batterie”.

La “via di mezzo” non serve

Alcuni insegnanti e genitori optano per la linea della mediazione: no a tanti compiti che rischiano di rovinare la pausa estiva, ma neanche assenza completa di compiti per le vacanze. E così propongono a bambini e ragazzi lo svolgimento di pochi esercizi, versioni e problemi, quel tanto che basta per “rimanere in allenamento”. Ma anche la cosiddetta “via di mezzo” secondo Farnetani non serve, e anzi può essere nociva, perché far fare pochi compiti può abituare i ragazzi a studiare svogliatamente.

La paura che dimentichino

Il timore di mamma e papà, ma anche di molti professori, è che se bambini e ragazzi trascorrono tutta l’estate senza esercitarsi, leggere o fare di conto possano dimenticare ciò che hanno imparato durante l’anno. Il pediatra assicura che è immotivata la paura che gli alunni, soprattutto quelli più giovani, dimentichino le nozioni acquisite, “perché le cose apprese da piccoli sono quelle più durature”.

 

 

Lo sapevi che?

Qualche anno fa fece parlare di sé una maestra che per le vacanze di Pasqua ai sui alunni di seconda elementare assegnò un elenco di dieci “non compiti” da fare, tra cui “passa tutto il tempo possibile con tuoi genitori” e “gioca in allegria, ricordando di avere rispetto e pazienza”, relegando all’ultimo giorno di vacanza l’incombenza di “ripassare le tabelline da zero a cinque, ripetendole ad alta voce”.

 

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