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Aria pulita, temperature miti, spazi aperti e contatto con la natura rendono le località montane una destinazione ideale per trascorrere qualche giorno di relax in famiglia. Ma da che età portare i bambini in montagna? In realtà, non esiste un limite valido per tutti. In linea di massima, si tratta di una tipologia di vacanza adatta anche a neonati e bimbi piccoli, a patto di rispettare alcune precauzioni.
È importante salire gradualmente, scegliere quote adeguate, proteggere i più piccoli da sole e sbalzi di temperatura e prestare attenzione a eventuali sintomi di mal di montagna. Con una corretta organizzazione, un abbigliamento adeguato e itinerari adatti alle loro capacità, anche i bambini possono vivere la montagna in sicurezza.
Età consigliata
Generalmente, gli esperti concordano sul fatto che un neonato sano, nato a termine e senza particolari malattie possa trascorrere qualche giorno in montagna fin dalle prime settimane di vita, purché si scelgano quote moderate e soprattutto si evitino variazioni improvvise di altitudine.
Nei primi mesi è bene essere prudenti perché l’organismo dei piccoli si adatta meno facilmente alla riduzione della pressione atmosferica e della disponibilità di ossigeno tipica dell’ambiente montano. Un altro aspetto da considerare è che i neonati non sono in grado di comunicare il proprio disagio. Per questo è fondamentale osservare il loro comportamento e programmare la salita in modo graduale.
In presenza di prematurità, cardiopatie congenite, malattie respiratorie croniche o altre condizioni particolari è sempre opportuno confrontarsi con il pediatra prima della partenza.
Altitudine massima per bambini e neonati: le fasce d’età
Quando si organizza una vacanza in montagna con i bambini, uno degli aspetti più importanti da considerare è l’altitudine. Più il bambino è piccolo, maggiore deve essere la prudenza.
| Età | Altitudine consigliata |
| 0-2 mesi | Preferibilmente sotto i 1.000 metri |
| 2-12 mesi | Fino a circa 1.500-2.000 metri |
| 1-2 anni | Fino a circa 2.000 metri |
| Oltre i 2 anni | Anche oltre i 2.000 metri |
Queste indicazioni non rappresentano divieti assoluti, ma misure di prudenza. Molti bambini tollerano senza problemi quote superiori, mentre altri possono manifestare fastidi già ad altezze relativamente modeste. Molto dipende anche dalla rapidità della salita, dalla permanenza in vetta e dalle caratteristiche individuali.
Per escursioni oltre i 2.500 metri o soggiorni in alta montagna è consigliabile pianificare un acclimatamento progressivo, proprio come avviene per gli adulti.
Come gestire il cambio di altitudine con i più piccoli
La velocità con cui si sale è spesso più importante dell’altitudine finale. Infatti, l’organismo di neonati e bambini ha bisogno di tempo per adattarsi alla minore disponibilità di ossigeno. Per questo, se possibile, è preferibile raggiungere la destinazione facendo alcune soste durante il viaggio, soprattutto se si passa rapidamente dal livello del mare a quote superiori ai 1.500-2.000 metri. Anche durante le escursioni conviene aumentare il dislivello poco alla volta, evitando itinerari troppo impegnativi nei primi giorni di vacanza.
Se si ha in programma di dormire in quota bisogna fare particolare attenzione perché è una situazione che richiede un maggiore adattamento rispetto a una semplice escursione giornaliera. L’ideale è trascorrere la prima notte a un’altitudine moderata e rimandare eventuali escursioni più elevate ai giorni successivi.
Quando si sale di quota, è fondamentale osservare il bambino. Nei più piccoli, infatti, il comportamento è il primo indicatore di benessere. Un bambino che gioca, mangia e dorme normalmente con tutta probabilità sta tollerando bene la quota. Se, invece, appare insolitamente irritabile, molto sonnolento o rifiuta il latte e il cibo, è bene fermarsi e rivalutare la situazione.
Mal di montagna nei bambini: come riconoscerlo e cosa fare
Anche i bambini possono essere soggetti al cosiddetto “mal di montagna acuto”, un insieme di sintomi provocati dalla ridotta pressione dell’ossigeno alle quote elevate. Si tratta di una condizione più comune sopra i 2.000-2.500 metri, mentre è più rara alle altitudini tipiche delle vacanze in famiglia.
Nei bambini più grandi può manifestarsi con disturbi come:
- stanchezza insolita
- mal di testa
- nausea o vomito
- perdita dell’appetito
- vertigini
- difficoltà a dormire.
Nei neonati e nei lattanti, invece, i segnali sono meno specifici e possono includere:
- pianto inconsolabile
- irritabilità
- difficoltà ad alimentarsi
- sonnolenza eccessiva
- scarso interesse per l’ambiente circostante.
Cosa fare
Se i sintomi sono lievi, è consigliabile interrompere la salita, far riposare il bambino e favorire l’idratazione. Se invece il malessere non migliora o addirittura aumenta, è necessario scendere immediatamente di quota e rivolgersi a un medico. La discesa, infatti, rappresenta il trattamento più efficace del mal di montagna.
Nei bambini molto piccoli è sempre preferibile essere prudenti e non sottovalutare cambiamenti improvvisi del comportamento. Per evitare il mal di montagna è utile salire sempre gradualmente in quota ed evitare di superare altezze troppo elevate.
Consigli pratici per la prima volta in montagna con i bambini
Per vivere la montagna in sicurezza e in serenità è importante una corretta organizzazione. Innanzitutto, è bene vestire in maniera adeguata il bambino, che corre un rischio maggiore di ipotermia rispetto all’adulto. In genere è consigliabile fargli indossare uno strato in più rispetto all’adulto, verificando però che non abbia troppo caldo. Toccare la nuca è un buon modo per capire se la temperatura corporea è adeguata: se è calda e asciutta, il piccolo è vestito correttamente; se è sudata, probabilmente ha troppi indumenti. Portare sempre con sé una giacca antivento impermeabile, una copertina leggera e un cambio completo. Per i bambini che camminano, servono scarpe chiuse con suola antiscivolo adatte per la montagna.
È buona norma, poi, scegliere itinerari adatti all’età dei bambini e controllare sempre le previsioni meteo prima di partire. Preparare anche uno zaino con acqua, snack, crema solare, cappellino con visiera, occhiali da sole, un piccolo kit di pronto soccorso e un telo per le soste.
Ricordarsi di proteggere sempre il piccolo dal sole. Con l’aumentare dell’altitudine, infatti, l’atmosfera filtra meno i raggi UV e il rischio di eritemi aumenta. Inoltre, neve, rocce e superfici chiare riflettono parte della radiazione solare. Per questo, si suggerisce di privilegiare i percorsi ombreggiati, applicare sempre la crema solare, utilizzare cappellino e occhiali da sole ed evitare l’esposizione diretta nelle ore centrali della giornata.
Durante le escursioni conviene rispettare i tempi dei bambini, fare pause frequenti, incoraggiarli ma senza forzarli a camminare se sono stanchi. Se è la prima esperienza in quota, meglio scegliere percorsi brevi e poco impegnativi, così da rendere la montagna un’esperienza piacevole e sicura.
Le altre cose da fare
In montagna si perde acqua non solo attraverso il sudore, ma anche con la respirazione, che diventa più intensa durante l’attività fisica. Inoltre, le temperature più fresche possono ridurre la percezione della sete, facendo bere meno del necessario. Per questo è importante offrire frequentemente acqua ai bambini, anche se non lo chiedono. Se il neonato è allattato al seno, nella maggior parte dei casi il latte materno è sufficiente a garantire un’adeguata idratazione, purché le poppate siano a richiesta.
Durante le escursioni conviene portare spuntini leggeri ma nutrienti, come frutta fresca, frutta secca (per i bambini non allergici), pane o cracker, evitando di aspettare che il bambino abbia molta fame.
Se il piccolo non cammina, per passeggiate su strade asfaltate o sentieri larghi e ben battuti può essere sufficiente un passeggino con ruote grandi, meglio se da trekking. Per sentieri sterrati, con radici o dislivelli, marsupi e fasce rappresentano spesso la soluzione più pratica. È fondamentale, però, che siano ergonomici. In tutti i casi, prevedere soste frequenti per permettere al bambino di cambiare posizione, bere e rilassarsi e per evitare compressioni arteriose prolungate.
Si possono prendere le funivie con un neonato?
Nella maggior parte dei casi, non esistono controindicazioni assolute a utilizzare funivie, cabinovie o seggiovie chiuse con un neonato sano. Tuttavia, bisogna considerare che questi impianti consentono di raggiungere quote elevate in pochi minuti, senza dare all’organismo il tempo di adattarsi. Per questo motivo, soprattutto nei primi mesi di vita, è preferibile utilizzare la funivia solo se il dislivello è contenuto, indicativamente entro i 500-600 metri. Se per raggiungere la destinazione è necessario superare dislivelli maggiori, è consigliabile salire in automobile, facendo alcune soste lungo il percorso per consentire un adattamento più graduale.
Prima di utilizzare una funivia è bene inoltre verificare l’altitudine della stazione di arrivo e valutare se sia compatibile con l’età del bambino.
Cosa fare se il bambino piange durante la salita?
Se un bambino piange durante un viaggio in auto verso la montagna o durante la risalita in funivia, una delle possibili cause è il fastidio alle orecchie provocato dalle variazioni della pressione atmosferica, simile a quello che può verificarsi durante un viaggio in aereo. Per alleviare il disagio è utile offrire il ciuccio al bimbo o fermarsi per qualche minuto per allattarlo al seno o con il biberon. Nei bambini più grandicelli si può ricorrere a caramelline o a piccoli sorsi di acqua. Infatti, succhiare aiuta ad aprire la tuba di Eustachio e a riequilibrare la pressione.
Se il pianto è intenso, persistente o si associa ad altri sintomi, come difficoltà respiratoria, sonnolenza marcata o vomito, è opportuno interrompere la salita e valutare la situazione. In caso di dubbi è sempre consigliabile rivolgersi a un medico.
Foto di copertina di SZimmermann_DE via Pixabay.
In breve
Da che età si possono portare neonati e bambini in montagna? Non esiste un limite uguale per tutti, ma è importante rispettare alcune precauzioni in base all’età e all’altitudine. Nei primi mesi di vita è preferibile scegliere quote moderate ed evitare salite rapide, mentre con la crescita i bambini possono raggiungere altitudini maggiori ma sempre con un acclimatamento graduale.
Fonti / Bibliografia
- Bambini e montagna: quello che c’è da sapere - Società Italiana di PediatriaIl 2020, verosimilmente anche a causa del Covid e delle regole di distanziamento imposte per evitare assembramenti, si candida come l’anno dove la montagna sarà la meta preferita delle famiglie per le proprie vacanze
- News - CAI Commissione MedicaBAMBINI E MONTAGNA Dalla Commissione Medica del CAI ecco le 10 norme da osservare per un avvicinamento in sicurezza dei bambini e dei giovani alla montagna IL DECALOGO DELLA COMMISSIONE […]
- https://theuiaa.org/documents/mountainmedicine/Italian_UIAA__MedCom_Consenso_Vol_9_Bambini.pdf
