Inserimento al nido o all’asilo: serve davvero?

Redazione A cura di “La Redazione” Pubblicato il 24/09/2012 Aggiornato il 24/09/2012

In Svezia l’inserimento al nido o all’asilo dura 3 giorni ed è di tipo intensivo. In Italia, invece, è graduale e dura in genere due settimane. Troppo? Ne parliamo con il dottor Alessandro Manieri, psicologo dell’età evolutiva

Inserimento al nido o all’asilo: serve davvero?

La provocazione arriva dal nord Europa, più precisamente dalla Svezia, dove da qualche anno è stato introdotto un nuovo metodo di inserimento al nido o all’asilo: 3 giorni in tutto. In pratica, il genitore sta insieme al bambino per 3 giorni, e tutto il giorno, partecipando con il piccolo a tutte le attività dell’asilo. In Italia, invece, l’inserimento è graduale e dura in genere due settimane. E non mancano le polemiche.

Un diverso approccio alla vita

Non è un caso che la provocazione arrivi dalla cultura nord europea, cioè dell’indipendenza, e abbia creato vive discussioni proprio nel nostro Paese, noto per essere al contrario un Paese dove i figli restano “bambini” fino all’età adulta. D’altronde, i ragazzi nord europei a 16 anni girano il mondo con lo zaino in spalla, mentre quelli italiani spesso e volentieri vanno ancora in vacanza con mamma e papà. “Il tipo di inserimento racconta l’approccio alla vita – dice Alessandro Manieri, psicologo dell’età evolutiva a Milano -. L’inserimento seguito in Italia non è, però, la causa del mammismo, ma l’effetto di un modello educativo basato sulla non indipendenza”.

Così aiuta più i genitori dei bambini

L’ingresso al nido o all’asilo rappresenta la prima separazione tra mamma e bambino. E il distacco è un’importante tappa della crescita. Prosegue Manieri: “L’inserimento al nido o all’asilo è fondamentale perché non si può lasciare il bambino in modo brusco. Ma temo che l’inserimento come è codificato attualmente nel nostro Paese rischi di servire più ai genitori che ai figli”. In realtà, il programma varia a seconda  della struttura, ma in genere, in Italia, l’inserimento prevede due settimane durante le quali un genitore accompagna il piccolo in classe per farlo adattare in  modo graduale al nuovo ambiente e sta con lui inizialmente per qualche ora e poi, via via, sempre di meno, fino a lasciarlo del tutto alle cure dell’educatrice. L’inserimento nord europeo, invece, prevede che il genitore stia con il bambino tutto il giorno e per tre giorni e che si occupi di lui a 360°. Al quarto giorno però il genitore porta il bambino all’asilo, lo saluta e torna a casa.

Più utile il modello svedese

Un bambino piccolo è sensomotorio, ciò vuol dire che per lui ciò che vede è anche presente, ciò che non vede non è presente. “Mi spiego – continua ancora Manieri -. Un bambino con meno di 24 mesi non cerca ciò che sparisce dal campo visivo e non pensa che possa essere da un’altra parte,  semplicemente perché non è in grado di rappresentarlo mentalmente in sua assenza. Quindi, il genitore deve andare via e non tornare indietro: lui subito piangerà ma dopo qualche minuto smetterà perché non lo vede più. L’inserimento al nido o all’asilo di tipo progressivo, con una provocazione, direi che serve più al genitore che al bambino, perché è insicuro e quindi ha bisogno di lasciare il piccolo un po’ alla volta e ha spesso sensi di colpa che creano tensione perché lascia il figlio ad altre persone che devono soddisfare i suoi bisogni. Ma questo atteggiamento non è efficace per il bambino, mentre lo è un metodo come quello nord europeo, perché il genitore partecipa con il bambino alle attività ed è rassicurato perché lo vede”.

Qualche consiglio

1. Lasciare il bambino in modo netto e poi allontanarsi definitivamente; non tornare indietro o spiarlo di nascosto perché potrebbe accorgersene e rimettersi a piangere.
2. Se il piccolo piange, non bisogna farsi impietosire perché gli addii strazianti non sono benefici: dopo qualche minuto il piccolo si sarà già dimenticato del genitore e smetterà di piangere.
3. Prima di andare via tranquillizzarlo, dicendogli che si tornerà a prenderlo presto.
4. Ricorrere a qualche rinforzo verbale positivo, per esempio dirgli che si sta andando in un bel posto dove ci sono tante belle cose da fare.
5. Non criticare l’ambiente o le maestre ad alta voce in presenza del bambino.

In breve

Meglio il modello italiano o quello svedese?

In Italia l’inserimento al nido o all’asilo è di tipo progressivo e dura in genere due settimane. In Svezia, paese basato sulla cultura dell’indipendenza, l’inserimento è invece di tipo intensivo: dura tre giorni. Qual è il metodo più efficace? Alessandro Manieri, psicologo dell’età evolutiva a Milano, sostiene che l’inserimento è fondamentale perché non si può lasciare il bambino in modo brusco, ma teme che come è codificato in Italia serva di più al genitore, che scarica sul bambino le proprie tensioni e insicurezze.

Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.

Calcola i tuoi giorni fertili

Calcola le settimane di gravidanza

Controlla le curve di crescita per il tuo bambino

Elenco frasi auguri comunione

Elenco frasi auguri compleanno

Elenco frasi auguri cresima

Calcola la data presunta del parto



Concorso riparti con catrice 2020

Gli Specialisti rispondono
Le domande della settimana

Sovrappeso: è di ostacolo alla fertilità? Assolutamente sì

29/06/2020 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Claudio Ivan Brambilla

Molti chili di troppo interferiscono sull'attività delle ovaie, a volte al punto da causare la formazione di ovociti difettosi, che non possono essere fecondati.   »

Stereotipie o conseguenze del lockdown?

29/06/2020 Gli Specialisti Rispondono di Dott. Leonardo Zoccante

E' verosimile che i forti cambiamenti imposti dall'isolamento a cui ha costretto la pandemia abbiano influito sul comportamento dei bambini, tuttavia ci sono manifestazioni anomale che potrebbero essere spia di altro.   »

Coronavirus: indebolito o no? E le scuole riapriranno?

12/06/2020 Gli Specialisti Rispondono di Professor Matteo Bassetti

Il Sars-CoV-2 è andato senza dubbio incontro a modificazioni che l'hanno reso meno aggressivo. Così è verosimile che a settembre bambini e adolescenti potranno (finalmente) tornare a scuola.  »

Fai la tua domanda agli specialisti