Alcol in gravidanza, rischio di aborto in notevole aumento

Roberta Raviolo A cura di Roberta Raviolo Pubblicato il 24/09/2020 Aggiornato il 24/09/2020

Se una donna consuma alcol in gravidanza, il rischio di aborto aumenta dell’8 per cento in più ogni settimana di gestazione. Tra la quinta e la decima settimana si moltiplica

Alcol in gravidanza, rischio di aborto in notevole aumento

Tempo fa si pensava che una modesta quantità di alcol in gravidanza fosse accettabile. Qualcuno addirittura suggeriva un bicchiere di vino rosso per il contenuto di polifenoli. Oggi non ci sono dubbi: qualsiasi tipo di alcolico in gravidanza è nocivo, così come le piccole quantità. I danni non sono solo sul bambino una volta nato, ma iniziano ben prima. Secondo uno studio americano, se una donna assume alcol in gravidanza, il rischio di aborto spontaneo cresce ogni settimana nelle prime fasi della gestazione.

L’effetto è indipendente dalla quantità

È sufficiente insomma una piccola dose di alcolici, assunta però in modo continuativo, per esporre al rischio di una interruzione spontanea di gravidanza nel periodo iniziale, tra la quinta e la decima settimana di gestazione. Lo ha provato uno studio condotto dai ricercatori della Vanderbilt University, negli Usa, che hanno poi pubblicato i risultati dell’indagine sull’American Journal of Obstetrics. Secondo gli esperti, per ogni settimana in cui una donna assume alcol in gravidanza, il rischio di aborto aumenta dell’8 per cento. Lo studio ha analizzato il momento, il tipo di alcolico e la quantità consumati durante la gestazione e ha cercato di capire come i tre fattori siano collegati al rischio di aborto nelle prime 20 settimane.

Lo stesso rischio per vino, birra, liquori

I danni maggiori degli alcolici avvengono soprattutto nelle prime nove settimane e si verificano indipendentemente dalla quantità: la donna può bere meno di un bicchiere o più di quattro di alcolici durante ogni settimana, ma incorre ugualmente nella possibilità di una interruzione spontanea. A causa dell’alcol in gravidanza, il rischio di aborto esiste indipendentemente dalla tipologia di bevanda (birra, vino, liquori o altro) ed è presente ovviamente anche quando la donna ha avuto episodi di abuso, per quanto isolati. L’indagine è stata svolta su 5.353 donne. La metà di queste ha riferito di avere consumato alcol durante il concepimento e nelle prime settimane di gravidanza. L’età media gestazionale in cui si è interrotto il consumo è stata di 29 giorni.

Niente alcol già dal concepimento

Il 41 per cento delle donne ha cambiato le proprie abitudini nel giro di tre giorni dal risultato positivo del test di gravidanza, ma anche questa precauzione non è servita sempre. Infatti, le donne che hanno detto basta all’alcol, hanno avuto comunque un rischio aumentato del 37 per cento rispetto alle gestanti che non bevevano già da prima di restare incinte. Quando si parla di alcol in gravidanza, il rischio di aborto suggerisce quindi di smettere di bere del tutto molto prima, già dall’epoca del concepimento o meglio prima ancora di decidere di avere un figlio. Gli esperti sostengono, infatti, che non esiste una dose minima sicura, quindi l’ideale è lo zero assoluto. È essenziale decidersi a smettere, eventualmente facendosi aiutare da un esperto.

 

 

 
 
 

Da sapere!

I danni causati dagli alcolici alla donna non sono solo legati al periodo della gravidanza. A causa della minore massa muscolare il sesso femminile fatica a metabolizzare le molecole di alcol, che predispone a infertilità, osteoporosi, disturbi del fegato e perfino tumore del seno.

Fonti / Bibliografia

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