Integratori di ferro: naturali o chimici?

Redazione A cura di “La Redazione” Pubblicato il 28/07/2014 Aggiornato il 28/07/2014

In generale il ferro lo assumiamo con la dieta. Tuttavia, in particolari situazioni, gli integratori rappresentano un valido aiuto per prevenire stati carenziali o anemia sideropenica

Integratori di ferro: naturali o chimici?

Il ferro è un elemento chimico fondamentale per tutti gli esseri viventi. È presente nel nostro organismo legato alle proteine nel complesso eme (emoglobina e mioglobina) ed è responsabile di molte funzioni come:

– il trasporto delle ossigeno ai tessuti e ai muscoli (attraverso l’emoglobina e la mioglobina di cui fa parte),

– la contrazione muscolare,

– il metabolismo degli amminoacidi, i “mattoncini” delle proteine,

– il benessere dei tessuti: è presente, per esempio, in unghie e capelli, per cui una sua carenza ne determina fragilità e perdita.

Un fabbisogno continuo

Il ferro viene recuperato e usato in continuazione e le perdite sono limitate, quindi l’apporto giornaliero da assumere è minimo per le persone in buona salute. Viene assunto esclusivamente attraverso l’alimentazione, in particolare ne sono ricchi: carne, legumi, verdura a foglia verde,

cioccolato fondente e frutta secca. In alcuni casi, tuttavia, anche se si segue una corretta alimentazione, vi sono condizioni che possono provocare carenze di ferro e sostanze che possono favorire o meno l’assorbimento di questo minerale.

Le cause dell’anemia

Condizioni che possono provocare carenza di ferro (anemia) e che, quindi, necessiterebbero di un’integrazione dell’elemento sono:

– menorragia, mestruazioni abbondanti ed emorragie di vario tipo, condizioni che comportano una perdita elevata di sangue (contenente il ferro complessato con l’emoglobina),

– gravidanza, per aumento del consumo di ferro,

– dieta vegana o vegetariana, in quanto non vengono assunti alimenti di origine animale ricchi di ferro (quali la carne),

– attività fisica intensa, perché può causare microtraumi e piccole emorragie, soprattutto a livello locale.

Inoltre, alcune sostanze possono condizionare in positivo o negativo l’assorbimento di ferro, in particolare: la vitamina C favorisce l’assorbimento di ferro, mentre alcuni farmaci,  come antibiotici, antiacidi e antinfiammatori ne riducono l’assorbimento.

I rimedi naturali

Oltre a pianificare una dieta con alimenti ricchi di ferro, anche alcuni “rimedi naturali” possono contribuire al miglioramento di una condizione di anemia. Vediamo quali:

– eliminare tè e caffè perché ostacolano l’assorbimento del ferro, soprattutto se consumati durante i pasti o nelle vicinanze. Ciò è dovuto per l’elevato contenuto di tannini in queste due bevande che, legandosi al ferro, ne rendono difficile l’assorbimento;

– bere molte spremute fresche di agrumi perché ricche di vitamina C e utilizzare il succo di limone per condire insalate e spinaci;

– limitare il consumo di latticini perché riducono l’assorbimento del ferro per via del loro elevato contenuto di calcio.

– Consumare ortica: è un’erba spontanea dalle proprietà rimineralizzanti, che si distingue per l’alto contenuto di ferro, presente soprattutto nelle foglie. È considerata una pianta antianemica in grado, cioè, di stimolare la produzione dei globuli rossi. Le foglie di ortica possono essere assunte sotto forma di decotti, risotti, zuppe e minestre, oltre che di rimedi erboristici curativi.

Gli aiuti chimici

L’assunzione di ferro tramite integratori chimici è, nella maggior parte dei casi, non pura ma in associazione con altre sostanze quali per esempio vitamina C, acido folico, vitamina B12, vitamina B6 (queste sostanze promuovono la crescita cellulare con aumento del numero dei globuli rossi, portando quindi a una maggiore possibilità di complessare il ferro assunto attraverso la dieta o l’integrazione). Vi sono sul mercato anche diversi integratori di fermenti lattici associati al ferro, in quanto dato che da una parte la maggior parte degli antibiotici antagonizzano l’assorbimento del ferro e dall’altra il trattamento post antibiotico prevede un ciclo di fermenti lattici (in quanto gli antibiotici distruggono la flora batterica intestinale), l’associazione garantisce un’opportuna integrazione sia di fermenti che di ferro. 

In breve

QUANDO SERVONO GLI INTEGRATORI DI FERRO

Spetta solo al ginecologo o al medico curante stabilire la necessità di supplementare questo minerale con integratori, naturalmente dopo aver monitorato il quadro ematico del ferro con specifici esami di laboratorio che si possono effettuare con un semplice prelievo venoso: esame emocromocitrometrico, sideremia, tranferrinemia e ferritinemia. Ricordiamo che un eccesso nell’assunzione di integratori o la semplice implementazione  di dosaggi elevati di ferro può portare effetti collaterali a livello gastrointestinale quali diarrea, vomito, nausea, stipsi, dolori all’addome. L’accumulo del metallo all’interno dell’organismo per dosi superiori all’effettiva richiesta, può provocare tossicità fino alla sua eliminazione.

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