Cannabis in gravidanza danneggia il feto come l’alcol e la cocaina

Miriam Cesta A cura di Miriam Cesta Pubblicato il 04/12/2019 Aggiornato il 04/12/2019

La cannabis in gravidanza modifica nel bebè la regione cerebrale che gestisce le emozioni, il piacere e diverse funzioni cognitive

Cannabis in gravidanza danneggia il feto come l’alcol e la cocaina

Se la futura mamma fuma cannabis in gravidanza i danni che vengono procurati al feto sono del tutto paragonabili a quelli indotti dalla cocaina e dall’alcol. La notizia arriva da uno studio pubblicato su Nature Neuroscience dai ricercatori dell’Università di Cagliari guidati da Miriam Melis, che hanno lavorato in collaborazione con l’Accademia delle Scienze Ungheresi a Budapest e l’Università del Maryland a Baltimora.

Modifica il cervello del nascituro

I risultati della ricerca mettono in evidenza come durante la gravidanza l’uso della cannabis e in particolare l’esposizione al suo principale componente psicoattivo – il tetraidrocannabinolo, in sigla Thc – modifichi nel nascituro – allo stesso modo di cocaina e alcol – la regione cerebrale importante per le emozioni, il piacere e le diverse funzioni cognitive, rendendo la prole suscettibile ai suoi effetti sulla psiche – agitazione eccessiva, incapacità a valutare i rischi, difficoltà nel mantenere l’attenzione e nel prendere decisioni – già durante i primi anni di vita e la preadolescenza.

Rimedio per la nausea

Una scoperta molto importante, spiega la prima autrice dello studio, perché la cannabis è la droga illegale più usata nel mondo dalle donne incinte, a volte assunta come rimedio per la nausea o per l’ansia. E perché la crescente legalizzazione della cannabis ha portato a una diffusa percezione di una sua sostanziale innocuità, mentre innocua certamente non può essere considerata dalle donne in dolce attesa dal momento che, come sottolinea Melis, “se assunta durante la gravidanza può modificare un’area cerebrale molto importante del feto”.

Cinque anni di ricerche

Lo studio, iniziato nei laboratori del Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università di Cagliari nel 2014, ha visto successivamente il coinvolgimento dei due centri di ricerca internazionali ed è stato finanziato dal National Institute on Drug Abuse statunitense.

 

 

Da sapere!

Gli autori dello studio auspicano che la loro scoperta aiuti il processo di consapevolezza riguardo le conseguenze negative dell’uso della cannabis in gravidanza sullo sviluppo del sistema nervoso centrale dei bambini.

 

Fonti / Bibliografia

  • Prenatal THC exposure produces a hyperdopaminergic phenotype rescued by pregnenolone | Nature NeuroscienceThe increased legal availability of cannabis has led to a common misconception that it is a safe natural remedy for, among others, pregnancy-related ailments such as morning sickness. Emerging clinical evidence, however, indicates that prenatal cannabis exposure (PCE) predisposes offspring to various neuropsychiatric disorders linked to aberrant dopaminergic function. Yet, our knowledge of how cannabis exposure affects the maturation of this neuromodulatory system remains limited. Here, we show that male, but not female, offspring of Δ9-tetrahydrocannabinol (THC)-exposed dams, a rat PCE model, exhibit extensive molecular and synaptic changes in dopaminergic neurons of the ventral tegmental area, including altered excitatory-to-inhibitory balance and switched polarity of long-term synaptic plasticity. The resulting hyperdopaminergic state leads to increased behavioral sensitivity to acute THC exposure during pre-adolescence. The neurosteroid pregnenolone, a US Food and Drug Adminis...
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