Cardioaspirina in gravidanza: a cosa serve e quando sospenderla

Alberta Mascherpa A cura di Alberta Mascherpa, con la consulenza di Elisabetta Colonese - Dottoressa specialista in Ginecologia Pubblicato il 25/02/2025 Aggiornato il 25/02/2025

Può ridurre il rischio di complicanze materno-fetali. Viene prescritta in presenza di particolari condizioni e solo su attenta valutazione medica. Le indicazioni della ginecologa Elisabetta Colonese e della dottoressa Laura Mazzotta, specialista in igiene e medicina preventiva.

cardioaspirina in gravidanza

La cardioaspirina, ovvero l’acido acetilsalicilico a basso dosaggio (tra i 75 e i 150 mg), è un farmaco comunemente usato nella prevenzione cardiovascolare. Può essere impiegata anche in gravidanza qualora il ginecologo ne ravvisi la necessità. In presenza di diabete pregravidico, ipertensione, obesità, poliabortività, patologie coagulative e autoimmuni, nonché qualora sia presente un alto rischio di preeclampsia, i benefici offerti dall’assunzione della cardioaspirina in gravidanza superano i rischi.

Che comunque ci sono e interessano sia la donna, con un maggior rischio di sanguinamento al parto nonché di ulcere gastriche, sia il feto con la possibile chiusura prematura del dotto arterioso di Botallo, una struttura fondamentale nella circolazione fetale. Qualora sia necessaria, la cardioaspirina viene assunta fino alla 36esima settimana di gestazione.

Ce ne parlano la dottoressa Elisabetta Colonese, ginecologa presso Fertility Clinic a Milano, e la dottoressa Laura Mazzotta, specialista in Igiene e medicina preventiva e nutrizione clinica presso il Poliambulatorio AestheMedica a Ferrara.

A cosa serve

La cardioaspirina, che molti conoscono come aspirinetta, ha come principio attivo l’acido acetilsalicilico contenuto, sia pur in un dosaggio più alto (tra i 400 e i 1000 mg), anche nell’Aspirina che si assume normalmente come antipiretico in caso di febbre e come analgesico in caso di dolori di vario genere.

Nella cardioaspirina il dosaggio di acido acetilsalicilico varia dai 75 ai 150 mg: si tratta di un farmaco usato nella prevenzione del rischio cardiovascolare, in particolare per evitare la formazione di trombi all’interno dei vasi sanguigni.

«Negli ultimi anni, numerosi studi hanno evidenziato i benefici della cardioaspirina assunta in gravidanza, in particolare nel ridurre il rischio di complicazioni legate alla circolazione placentare e alla coagulazione del sangue» spiega la dottoressa Mazzotta. « In sostanza viene prescritta durante la gravidanza in situazioni specifiche in cui può ridurre il rischio di complicazioni sia per la madre che per il bambino. Non a caso una delle indicazioni più comuni è la prevenzione della preeclampsia, una condizione caratterizzata da un aumento improvviso della pressione arteriosa associata a danni a vari organi, in particolare ai reni e al fegato. Questa patologia può compromettere il benessere del feto e, nei casi più gravi, portare a un parto prematuro o a complicazioni materne gravi. Tuttavia, come qualsiasi altro farmaco, sempre e a maggior ragione in gravidanza, anche la cardioaspirina va assunta solo sotto stretta indicazione medica e con le giuste precauzioni».

Quando è necessaria

«Esistono infatti precise condizioni che suggeriscono l’impiego della cardioaspirina in gravidanza, la cui prescrizione viene fatta sulla base di un’attenta valutazione da parte dello specialista del rapporto rischio/beneficio» commenta la dottoressa Colonese. Queste, indicate dalla ginecologa, le condizioni che suggeriscono l’impiego del farmaco:

  • diabete pre-gravidico
  • ipertensione
  • obesità e sovrappeso
  • poliabortività (tre o più aborti spontanei consecutivi)
  • patologie coagulative come la trombofilia (predisposizione genetica a formare piccoli trombi) che possono limitare l’apporto di sangue al feto aumentando il rischio di aborto, ritardo della crescita fetale o parto prematuro. In questo caso è importante richiedere anche la valutazione dell’ematologo
  • patologie autoimmuni come il lupus eritematoso sistemico o la sindrome da anticorpi antifosfolipidi, condizioni che aumentano il rischio di formazione di coaguli sanguigni, con conseguente riduzione del flusso di sangue alla placenta.
  • elevato rischio di preeclampsia o pregresse gravidanze complicate da preeclampsia

«Sulla base della storia clinica della paziente e dopo attenta valutazione del medico, la cardioaspirina può essere impiegata anche in alcuni casi di procreazione medicalmente assistita» continua la dottoressa Colonese. «Se ne può valutare l’utilizzo anche nelle donne che hanno una gravidanza dopo i 40 anni e che, proprio per via dell’età, sono maggiormente a rischio di preeclampsia».

Dosaggio

«Il dosaggio della cardioaspirina in gravidanza viene attentamente calibrato per ottenere il massimo beneficio con il minimo rischio di effetti collaterali» spiega la dottoressa Mazzotta. «La dose comunemente raccomandata varia tra 75 mg e 150 mg al giorno, a seconda della patologia per cui viene prescritta e delle indicazioni del medico specialista».

Si consiglia in genere di assumere il farmaco la sera. «Diversi studi suggeriscono infatti che l’orario serale possa massimizzare l’effetto sulla pressione arteriosa e sulla circolazione placentare» continua la dottoressa Mazzotta. «L’assunzione a stomaco pieno della cardioaspirina è consigliata per ridurre il rischio di irritazione gastrica, un effetto collaterale comune dell’acido acetilsalicilico».

È fondamentale in ogni caso non modificare autonomamente il dosaggio, né interrompere la terapia senza consultare il ginecologo, in quanto una sospensione improvvisa potrebbe vanificare i benefici ottenuti nella prevenzione delle complicanze.

Effetti collaterali e rischi per il feto

«L’impiego della cardioaspirina in gravidanza va sempre valutato con particolare attenzione dal ginecologo dal momento che l’assunzione del farmaco non è esente da rischi sia per la madre che per il feto» precisa la dottoressa Colonese.

  • Per la madre. «Il rischio maggiore è rappresentato da un aumentato rischio di sanguinamento al momento del parto considerato che l’acido acetilsalicilico ha una specifica azione antiaggregante» commenta la ginecologa.
  • «Un possibile effetto collaterale da tenere in considerazione è l’irritazione gastrica: anche se il dosaggio è basso, alcune donne possono sperimentare disturbi gastrointestinali come nausea o gastrite» spiega la dottoressa Mazzotta.
  • Per il feto. «Si possono avere danni renali, ma il principale rischio resta quello di una possibile chiusura prematura del dotto arterioso di Botallo» spiega la ginecologa. Si tratta di una struttura fondamentale nella circolazione fetale che collega l’aorta e l’arteria polmonare in modo da offrire la giusta dose di ossigeno al feto e che normalmente si chiude spontaneamente entro tre giorni dalla nascita.

In ogni caso, impiegata quando necessario e nel giusto dosaggio, la cardioaspirina può avere più benefici che rischi: resta importante però assumerla solo ed esclusivamente se prescritta dal medico e sotto il suo diretto controllo.

Controindicazioni

Come qualsiasi altro farmaco, anche la cardioaspirina assunta in gravidanza può essere controindicata in particolari casi:

  • allergie all’acido acetilsalicilico o ai farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS)
  • asma indotta da salicilati
  • insufficienza renale o epatica
  • ulcera gastrica
  • pregresse emorragie gastrointestinali
  • uso concomitante di altri farmaci anticoagulanti senza controllo medico

Fino a che settimana di gravidanza prenderla

Il momento d’inizio della terapia con cardioaspirina è fondamentale perché il farmaco sia efficace. «Le linee guida attuali raccomandano di iniziare il trattamento entro la 16ª settimana di gravidanza, idealmente tra la 12ª e la 16ª settimana, per garantire un impatto positivo sulla formazione della placenta» precisa la dottoressa Mazzotta. «Studi recenti hanno dimostrato che iniziare la cardioaspirina dopo la 16ª settimana può ridurre comunque il rischio di preeclampsia, ma con un’efficacia inferiore rispetto a un avvio precoce».

«In genere la cardioaspirina viene sospesa attorno alla 36esima settimana» precisa la dottoressa Colonese. Questo perché il feto è del tutto formato e anche per evitare un eccessivo sanguinamento al momento del parto.
Tuttavia, in alcune situazioni particolari, il medico potrebbe valutare di prolungarne l’uso fino al termine della gravidanza, monitorando attentamente eventuali effetti avversi.

 
 
 

In breve

L’uso della cardioaspirina in gravidanza può rappresentare un’importante strategia di prevenzione per ridurre il rischio di complicanze materno-fetali, in particolare la preeclampsia e i disturbi della crescita fetale. Tuttavia, è fondamentale che venga assunta solo su indicazione medica, rispettando il dosaggio consigliato e le tempistiche appropriate. 

 

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