Cardiotocografia: cos’è e quando va fatta

Roberta Raviolo A cura di Roberta Raviolo Pubblicato il 13/08/2025 Aggiornato il 13/08/2025

Si esegue con due sonde che rilevano la frequenza cardiaca fetale e l’attività contrattile dell’utero. È utile per capire se il bambino riceve ossigeno a sufficienza oppure se esistono condizioni di sofferenza fetale.

Cardiotocografia: cos’è e quando va fatta

La cardiotocografia fetale, detta anche monitoraggio cardiotocografico, è un sistema di controllo non invasivo del feto, che misura il battito cardiaco del piccolo e le contrazioni uterine. Impiega un dispositivo che si appoggia al pancione della gestante e, solitamente, viene usato durante le ultime settimane di gravidanza. Ha l’obiettivo di verificare se il bambino è in buone condizioni di salute oppure se sono presenti alterazioni che possono indurre a pensare che il feto sia in sofferenza.

A cosa serve 

La cardiotocografia fetale è un esame non invasivo, completamente indolore per la donna e sicuro per il feto, che non richiede particolari preparazioni, se non qualche ora di degenza presso l’ambulatorio ostetrico.

Misura due parametri, che sono indicativi del benessere fetale: il battito cardiaco del bambino e la frequenza e intensità delle contrazioni uterine. Se questi due parametri sono considerati regolari, significa che il bambino sta bene, perché riceve una quantità di ossigeno sufficiente dalla placenta.

Se, invece, il tracciato che si ottiene dal monitoraggio cardiotocografico mostra alterazioni, sia nel battito sia nelle contrazioni, potrebbe significare che il feto è in sofferenza, che non è adeguatamente ossigenato. Si deve allora intervenire con l’induzione del parto per far nascere il bambino.

Quando va fatta

La cardiotocografia fetale può essere antepartum oppure intrapartum, ossia può essere eseguita durante le ultime settimane di gravidanza oppure in corso di travaglio, sempre per controllare il benessere del feto.

In gravidanza, il monitoraggio solitamente si esegue tra la 39a e la 41a settimana, quando la gestazione è a termine ed è importante tenere sotto controllo il benessere fetale in un momento in cui la placenta è ormai “invecchiata”, si sta avvicinando il momento del parto oppure la data presunta è già stata superata, quindi è importante controllare che non ci siano problemi.

In alcuni casi, può essere necessario anticipare la cardiotocografia alla 37a settimana. Questo succede per esempio in caso di: 

  • diabete gestazionale
  • ipertensione materna
  • pre-eclampsia
  • problemi cardiaci della mamma
  • rischio di parto prematuro
  • ritardo di crescita fetale
  • sospette malformazioni del feto.

Queste condizioni possono infatti mettere a rischio il benessere fetale, oltre che la salute materna.

Come si esegue

La cardiotocografia è un esame svolto dalle ostetriche presso l’ospedale o la clinica prescelta per il parto.

La donna viene fatta accomodare su un lettino in posizione supina, ossia a pancia in su. Sul suo addome vengono posizionati due trasduttori, nello specifico una sonda per registrare il battito cardiaco (due sonde o più nel caso di gravidanza gemellare) e un sensore per le contrazioni.

La sonda per le pulsazioni del cuore è posizionata sull’addome materno in corrispondenza del feto, più o meno all’altezza dell’ombelico. Il sensore per le contrazioni viene posto leggermente più in basso.

Sonda e sensore vengono fissati con una fascia elastica, quindi si attiva il sofisticato apparecchio che riceve i segnali dai due trasduttori e li trasforma in un tracciato, costituito da due linee.

  • La prima linea registra il ritmo cardiaco fetale, che deve mantenersi tra i 120 e i 160 battiti al minuto, con una oscillazione massima di 10-15 battiti, che può leggermente rallentare all’avvicinarsi del parto.
  • La seconda linea indica le contrazioni uterine, che sono indicate da picchi, mentre la linea piatta indica la loro assenza. Due contrazioni registrate nel giro di due minuti richiedono un monitoraggio più attento, perché potrebbero indicare l’avvicinarsi del travaglio o uno stato di sofferenza del feto.

La durata della cardiotocografia fetale o monitoraggio varia tra i 30 e i 90 minuti.

Come  già detto, non è dolorosa o fastidiosa, anche se la donna potrebbe avvertire un po’ di disagio nel mantenere a lungo la stessa posizione. Per questo, è consentito per qualche istante girarsi su un fianco.

L’esito della cardiotocografia

A seconda dei risultati del tracciato, si può stabilire se va tutto bene, se è il caso di effettuare ulteriori controlli oppure, ancora, se è opportuno far nascere il bambino.

Il personale decide come procedere in base a linee guida condivise da Società scientifiche internazionali. Per esempio, le indicazioni della American College Obstetrics and Gynaecologists indicano tre tipi di tracciato, in base al quale decidere come procedere.

  • Il tracciato normale o di primo tipo si ha quando la frequenza cardiaca del feto è compresa tra 110-160 battiti al minuto, con un’oscillazione di pochi battiti, oltre ad accelerazioni e decelerazioni minime e di breve durata. Questo è un quadro rassicurante di benessere del feto.
  • Il tracciato indeterminato o di secondo tipo si verifica in caso di bradicardia fetale, ossia con una frequenza inferiore ai 100 battiti al minuto, con decelerazioni irregolari della frequenza stessa. Questa condizione richiede di continuare il monitoraggio per valutare se si tratta di una condizione momentanea, e quindi reversibile, oppure se è meglio intervenire.
  • Il tracciato anomalo o di terzo tipo richiede solitamente l’induzione del parto per evitare che il feto abbia problemi. Infatti vengono registrate situazioni di bradicardia frequente e variazioni irregolari, indice che il bambino non riceve ossigeno a sufficienza e può quindi essere in una condizione di sofferenza.

Il personale ostetrico e il ginecologo valutano attentamente come agire caso per caso, per seguire nel modo migliore mamma e bambino.

I limiti della cardiotocografia fetale

La cardiotocografia fetale è un esame importante, ma esistono discussioni tra gli esperti delle Società scientifiche internazionali sull’opportunità di impiegarla su larga scala.

Per esempio, alcuni ritengono che non sia realmente efficace nel rilevare il rischio di problemi neurologici del feto o nel ridurre la mortalità perinatale. Alcuni studi ritengono che, per la rilevazione del battito cardiaco fetale, non sia più utile dell’auscultazione con lo stetoscopio o con una sonda.

Sicuramente è opportuno integrarla con altri esami, come l’ecografia e la visita ginecologica. In ogni caso, è un esame utile e completamente innocuo per mamma e bambino.

 

Photo by Mart Production for pexels.com 

 
 
 

In breve

La cardiotocografia fetale, o monitoraggio, è un test non invasivo per controllare la frequenza cardiaca del bambino verso la fine della gravidanza, o in travaglio, e per monitorare le contrazioni uterine. Permette di stabilire come comportarsi, se continuare i controlli oppure indurre il parto.

 

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